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Agriturismo trentino, situazione di non ritorno

ven 15 gen 2021 14:01 • Dalla redazione

Il grido d’allarme dell’associazione: «Tante attività stanno pensando di chiudere»

La situazione è diventata ormai insostenibile. A denunciarlo l’Associazione Agriturismo Trentino attraverso una nota con la quale si ribadisce la drammaticità del momento. “Ho seguito con partecipazione la manifestazione e le rimostranze dei ristoratori e delle categorie economiche, alla quale ci associamo pienamente – afferma il presidente Manuel Cosi, sottolineando come anche il settore dell’agriturismo è ormai al punto di non ritorno -. Il fatto che gli agriturismi abbiano attività agricola, oltre a quella di accoglienza e ristorazione, decuplica le difficoltà in questo periodo”.

Il settore, spiega il presidente, sta infatti affrontando tutte le difficoltà dei colleghi ristoratori e albergatori legate alla chiusura imposta ma anche all’incertezza del futuro e alla mancanza di programmazione. “Anche le possibilità di asporto e consegna a domicilio, per la nostra categoria sono poco utilizzabili – continua Cosi -. La maggior parte degli agriturismi non è in zona urbana, ma si trova in campagna, in montagna, in zone vocate al turismo ma che in questo periodo sono vuote.

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Chi viene da noi a prendere il pranzo o la cena? Chi lo ordina a domicilio? Capirete che asporto e domicilio possono essere palliativi per chi non dista troppo dai centri urbani, ma per molte strutture è una possibilità praticamente inutile. Alcuni di noi potrebbero lavorare almeno a pranzo nei weekend, ma poi veniamo obbligati a chiudere anche in quelle occasioni. Senza contare che il sistema a zone colorate adottato dal governo è fortemente penalizzante per tante vallate che vivono di turismo di prossimità dalle vicine provincie venete e lombarde”.

A tutto ciò, si evidenzia ancora, si sommano le difficoltà che stanno vivendo contadini e contadine, allevatori e allevatrici con le cantine sono piene di prodotti trasformati e freschi che stanno già scadendo perché manca la consueta distribuzione e vendita che facevano gli agritur o le attività di ristorazione. “Abbiamo costi elevati per il mantenimento di animali ai quali abbiamo il dovere di garantire benessere e cura, benché i prodotti da loro derivati non possano essere poi immessi nel mercato locale – aggiunge il presidente -. Tra l’altro, la presenza di molto bestiame nelle stalle rischia di mandarci in enorme difficoltà nei rapporti Uba/ettaro, con conseguente penalizzazione o perdita anche di aiuti della Pac. In questo periodo dovremmo iniziare a pensare alla semina nelle campagne: ma con quale prospettiva decidiamo di investire tempo e risorse nell’approntamento degli orti? Di questo passo, saremo sicuramente in difficoltà con la parte di autoproduzione, tante strutture non avranno una consistente parte di prodotti della propria azienda agricola, che necessita di un minimo di programmazione e di consumo sulle nostre tavole. Senza contare poi, alcuni aspetti che da tempo proviamo a portare all'attenzione di tutti: è possibile che le strutture, in anni come questi, siano chiamate a pagare il canone Rai per tv che sono sempre spente? O la Siae? In un momento di contrazione economica totale, ci si aspetterebbe che tutti, a partire dagli enti centrali, facessero uno sforzo per sostenere un’economia ormai al collasso. In chiusura – conclude Cosi – in questa fase di rinnovo tesseramento diventa ovviamente difficile anche per l’Associazione che rappresento proseguire nelle proprie attività come se nulla fosse: abbiamo tanti soci che sono in difficoltà a pagare la quota associativa”.



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