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Orso: serve una soluzione urgente

sab 23 gen 2021 12:01 • Dalla redazione

Il presidente di Coldiretti Gianluca Barbacovi prende posizione all'indomani della pubblicazione dello studio sulle prospettive della popolazione ursina in Trentino

Arnie distrutte dall'orso

“Che la situazione orso e grandi carnivori in Trentino fosse un problema serio noi lo stiamo denunciando da tempo. Voglio ricordare che siamo stati proprio noi di Coldiretti, già nel 2019, ad organizzare una grande manifestazione a Trento a cui hanno preso parte oltre 1500 persone, fra agricoltori, allevatori, esponenti della Provincia, sindaci e rappresentanti della società civile, per chiedere azioni concrete per la gestione dei grandi carnivori in Trentino, la cui presenza mette a serio rischio le attività agricole e zootecniche che si svolgono in montagna”. Questo il commento di Gianluca Barbacovi, presidente di Coldiretti Trentino Alto Adige, rispetto al rapporto Ispra e Muse (Living Immobiliare

nosmagazine.it/dettaglio/1071/0/orsi-trentino--destinati-a-raddoppiare.html" target="_blank">Qui l'articolo) che evidenzia un aumento degli esemplari di orsi in prospettiva nei prossimi anni.

“In attesa di leggere il rapporto –continua Barbacovi- ribadisco che la situazione per il settore agricolo è diventata da tempo insostenibile. Si pensi al problema delle malghe, degli alpeggi e degli attacchi frequenti agli alveari: ormai i gestori sono ridotti a controllori di grandi carnivori, una cosa inaccettabile. Ma lo stesso vale per gli allevatori di molte zone della nostra provincia che da tempo segnalano il problema. Vogliamo continuare a registrare incursioni di orsi nelle baite, nei rifugi, nelle malghe, ma anche in alcuni centri abitati, con decine di animali sbranati negli allevamenti?”.
Il presidente chiede chiarezza rispetto alla sostenibilità della presenza dei plantigradi sul territorio provinciale.
“Quanti orsi possono convivere in un territorio come il nostro? Chiediamo  una soluzione efficace poiché dobbiamo tutelare chi dovrebbe lavorare per gestire un alpeggio o una stalla e si ritrova a doversi difendere da attacchi sempre più frequenti. Occorre inoltre  ricordare che gli agricoltori non ne sono le uniche vittime. L’incapacità - conclude Barbacovi - di assicurare un equilibrio tra la presenza delle aziende e quella della fauna ormai fuori controllo rischia di determinare uno stravolgimento degli habitat naturali e l’abbandono delle zone interne e montane, con evidenti effetti sull’assetto idrogeologico del territorio che andrebbero a ripercuotersi sull’intera collettività, tanto più considerati i sempre più evidenti sfasamenti climatici. Per non parlare dell’impatto sul settore turistico. La soluzione va trovata immediatamente per il bene di tutta la comunità trentina”. 



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