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Il Covid ha colpito il mercato del lavoro e specialmente donne e giovani. Ma l’economia trentina è reattiva

gio 04 feb 2021 12:02 • Dalla redazione

L’assessore provinciale al lavoro, Achille Spinelli, ha presentato il 35° Rapporto sull’occupazione in provincia di Trento riferito al 2020

L'assessore Achille Spinelli

In un anno segnato, nei momenti più bui, dalla chiusura delle attività produttive ritenute non essenziali e dalle forti limitazioni agli spostamenti delle persone, il mercato del lavoro nazionale e provinciale ne è uscito fortemente compromesso. Il Trentino ha però offerto segnali importanti di ripresa quando la pandemia ha permesso la riapertura delle attività. Ripensare le politiche del lavoro in un contesto inedito come quello attuale, risulta essere la sfida che la pubblica amministrazione e le organizzazioni private sono chiamate ad affrontare per fronteggiare la pandemia e la post-pandemia”.

L’assessore provinciale allo sviluppo economico e al lavoro, Achille Spinelli, sintetizza così il 35° Rapporto sull’occupazione in provincia di Trento e fissa le priorità: “Turismo e pubblici esercizi sono i settori più colpiti mentre per il mercato del lavoro la nostra attenzione andrà a donne e giovani, le fasce che maggiormente hanno risentito della crisi da Covid”.

Il 35° Rapporto sull’occupazione in Trentino evidenzia l’impatto della pandemia Covid sul mercato del lavoro e, più in generale, sull'economia della nostra provincia. A seguito dei diversi andamenti trimestrali, nell’insieme dei nove mesi del 2020 gli occupati in provincia di Trento rispetto l’anno prima sono calati di 3.200 unità e il numero dei disoccupati medi è rimasto sostanzialmente stabile (-200). Il tasso di occupazione è calato di 1,1 punti percentuali, al 67,3%, quello di disoccupazione è rimasto invece fermo al 5,2% (5,4% nel Nord-Est e 9,0% in Italia). La domanda di lavoro delle imprese trentine – dopo anni molto positivi – subisce il contraccolpo dell’epidemia Covid-19 e cala soprattutto nel terziario e secondario, ma non in agricoltura. Complessivamente rispetto a gennaio-settembre del 2019 si contano oltre 14.200 assunzioni in meno per una variazione negativa del 12%.

"Lo scenario attuale del nostro mercato del lavoro - come sottolinea il presidente di Agenzia del Lavoro, Riccardo Salomone - è fatto di ombre e qualche luce. Dobbiamo essere pronti per la fine delle misure emergenziali e accompagnare i cambiamenti che arriveranno. Per governare le transizioni del mercato del lavoro servono nuovi investimenti, sul personale pubblico e su strategie operative in materia di formazione e politiche attive. Vanno potenziati i servizi, con nuovi contenuti, con la rete e un forte investimento sulle infrastrutture digitali".

La fotografia sui dati e i principali indicatori economici restituisce al contempo un quadro caratterizzato da importanti segnali di speranza, soprattutto se raffrontato con il contesto nazionale: il Trentino presenta un tasso di attività (71,1%) largamente superiore alla media nazionale (63,9 %), così’ come il tasso di occupazione (67,3% contro il 58,0% nazionale), mentre il tasso di disoccupazione registrato nei primi 9 mesi del 2020 è pari a quello 2019 (5,2% contro il 9,0% nazionale), quando la pandemia non era ancora emersa. Il dato migliore rimane la capacità di risposta del settore economico, avvenuta nel terzo trimestre 2020 che ha consentito alla nostra provincia di recuperare in parte il calo registrato nel mercato del lavoro nei mesi precedenti dovuto al lockdown e alla prima ondata della pandemia. I dati sotto lo confermano.

Le imprese. L'andamento generale delle imprese, nel primo semestre dell'anno, evidenzia cali intorno alle due cifre per produzione, fatturato, ore lavorate e ordinativi totali.

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Nel terzo trimestre - ovvero i mesi estivi da giugno a settembre - si registra un significativo recupero, nonché segnali di crescita per alcuni indicatori, quali l'occupazione e il fatturato complessivo. I comparti, che nel terzo trimestre hanno concorso in maniera rilevante alla ripresa, sono le costruzioni e il commercio all’ingrosso che tornano con variazioni positive su base annua. Il comparto del turismo è il più colpito, con una forte flessione degli arrivi e delle presenze presso le strutture alberghiere ed extralberghiere, sia nella stagione invernale (tra il -20% e il -21% circa), che in quella estiva (tra il -27% e il 30% circa). Discorso analogo vale per le imprese dei pubblici esercizi (bar e ristoranti, ad esempio), investiti dalle disposizioni restrittive riguardanti la circolazione e gli assembramenti delle persone. Il 35° Rapporto sull’occupazione sembra indicare che la crisi economica indotta dalla prima ondata di Covid non ha scalfito le imprese a livello strutturale e che per le stesse la migliore cura è rappresentata dalla riapertura delle attività.

Forza lavoro. Il rapporto segnala che nei primi nove mesi calano le forze di lavoro e si amplia la platea dei soggetti inattivi, rispetto ai primi nove mesi del 2019. Gli occupati scendono dell'1,3%, mentre - anche in relazione alle limitazioni imposte alla mobilità delle persone - i disoccupati flettono nel primo semestre e tornano a crescere a partire dal terzo trimestre. In altre parole, il calo della disoccupazione registrato nel secondo trimestre, durante il lockdown, è da ascrivere oltre all'impossibilità per le persone di muoversi dalla propria abitazione, anche alla difficoltà di trovare un'occupazione in un periodo di chiusura di quasi tutte le attività produttive. La disoccupazione risale nel terzo trimestre quanto le stesse persone, una volta libere di muoversi, hanno cominciato a cercare lavoro, favorendo quindi una maggiore “partecipazione” al mercato del lavoro.

Assunzioni. La dinamica delle assunzioni nei primi nove mesi del 2020 - rappresentata nel Grafico 2 della sintesi (Vedi allegato) - conferma nei primi due mesi una leggera crescita. Allo scoppio della pandemia e con l'introduzione del primo lockdown (da marzo fino a giugno), le assunzioni subiscono l’inversione con il picco negativo di aprile 2020 (-77,5%). La contrazione è dovuta in larga parte alla mancata attivazione dei contratti stagionali nel settore turistico. Nel terzo trimestre del 2020 la domanda di lavoro delle imprese torna a crescere. L'aumento delle assunzioni è dovuto alla “riapertura” del comparto turistico, soprattutto nei mesi di luglio e agosto. In altre parole, le mancate assunzioni del turismo - attese solitamente tra aprile e giugno 2019 (in occasione del tradizionale avvio della stagione turistica) - si sono in parte concretizzate durante l'estate, a mercato riaperto. Il calo nell'ultimo mese di settembre 2020 (-4,5%) è invece ascrivibile al settore agricolo e alla differente stagionalità nella raccolta della frutta rispetto l'anno precedente. Complessivamente nei nove mesi del 2020 si contano oltre 14.200 assunzioni in meno, per una variazione negativa del 12%. La crisi Covid si è fatta sentire in particolare modo su donne e lavoratori stranieri (per il blocco delle frontiere e per la mancata attivazione di contratti stagionali nei pubblici esercizi e nel turismo). Sono calate anche le assunzioni a tempo indeterminato per una maggiore prudenza delle imprese ad assumere persone in forma stabile in un periodo dominato dall'incertezza.

Occupazione alle dipendenze. Gli occupati dipendenti, osservati utilizzando la fonte amministrativa delle comunicazioni obbligatorie, fanno registrare una flessione complessiva dell'1,7% sui primi nove mesi del 2019, leggermente più marcata per le donne. Risentono maggiormente della situazione anche i soggetti più giovani e quelli con contratti a tempo determinato. Le perdite sono concentrate nel terziario che cede posizioni occupazionali (dipendenti), in particolare nel comparto dei pubblici esercizi.

Iscritti ai Centri per l’Impiego. La dinamica dello stock degli iscritti nei Centri per l'impiego (Cpi), già moderatamente crescente nei primi due mesi dell'anno, registra un significativo balzo (compreso tra il 16% e oltre il 24%) nel periodo tra marzo e maggio. Dal mese di giugno si profila il rallentamento dei ritmi di crescita che nel periodo estivo diventa più significativo, scendendo ad un incremento annuo del 6,9% nel mese di settembre.

Gli ammortizzatori sociali. Da quando si è affacciata la pandemia, la tenuta occupazionale è stata garantita attraverso il blocco dei licenziamenti e la possibilità di ricorrere alla cassa integrazione per Covid-19 concessa ai dipendenti di quasi tutte le aziende. Durante i primi nove mesi del 2020 le ore di cassa integrazione autorizzate sono state 13.763.594 (+1.419%), un valore mai riscontrato in passato. E al fabbisogno dei lavoratori non coperti dalla Cig, hanno risposto i Fondi bilaterali.

Aiuti all’Economia. I dati del rapporto sull’occupazione fanno riferimento ai primi nove mesi del 2020 ma la pandemia non si è fermata, al contrario ha accelerato a partire dall’autunno. “In questi mesi - ricorda l’assessore Spinelli - abbiamo cercato di sostenere l’economia del territorio, nella convinzione che ci dobbiamo preparare per la ripresa e che non possiamo perdere imprese, perché altrimenti non ci sono più neppure posti di lavoro”. Le misure sono state concordate con la Task Force Ripresa che si è attivata per scongiurare il collasso finanziario delle filiere d’impresa trentine immettendo nuova liquidità nel sistema a costo zero: “Nonostante alcuni ritardi, in poco meno di dieci mesi, sono stati concessi notevoli volumi di risorse - conclude Spinelli. Alla data del 16 gennaio sono state erogate linee di finanziamento Ripresa Trentino per un importo complessivo pari a oltre 435 Milioni di Euro (3.829 beneficiari). Il solo gruppo Cassa Centrale Banca in questi mesi ha concesso 14.958 moratorie per circa 2,32 Miliardi di Euro. Vi è ancora possibilità di fare domanda, la Provincia ha stanziato oltre 4 Milioni per la copertura degli interessi. A queste risorse se ne aggiungono altre. Tra queste ricordo gli aiuti a fondo perduto per 52 milioni di euro a beneficio di 15.400 operatori economici, oltre alle misure specifiche per settori particolarmente colpiti quali turismo, trasporto e pubblici esercizi”.



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