Skin ADV

Paolo Ravelli, grazie per tutto quello che hai fatto

dom 27 giu 2021 11:06 • By: Sandro de Manincor

Gli Alpini di Monclassico, della Val di Sole e della Val Camonica ricordano il compagno "andato avanti" a un anno dalla scomparsa

MONCLASSICO. Momento emozionante e toccante, ieri pomeriggio al cimitero di Monclassico. Si ricordava, infatti, la ricorrenza di un anno dalla scomparsa dell’indimenticato Paolo Ravelli, capogruppo storico del locale Gruppo Alpini, oggi guidato da Paolo Mezzena. La cerimonia, celebrata in occasione della festa di San Vigilio, patrono di Monclassico, ha visto la partecipazione, oltre che dei familiari e di parecchi cittadini, di tutti i Gruppi A.N.A. della Val di Sole, Peio e Rabbi con i relativi gagliardetti e di ben quattro rappresentanti provenienti dalla vicina Val Camonica.

Paolo Ravelli, scomparso il 3 aprile dell'anno scorso, per anni è stato autista per le autolinee che collegano le nostre valli al bresciano, e grazie alla sua simpatia e disponibilità aveva tessuto una rete di rapporti anche con i rappresentanti dei territori oltre il Passo del Tonale.

Living Immobiliare

Dopo la preghiera dell’Alpino e il Silenzio interpretato magistralmente alla tromba da Lorenzo Largaiolli, sono stati significativi i ricordi e le testimonianze del giudice Silvio Coraiola e del vicepresidente della Sezione A.N.A. di Trento, il solandro Claudio Panizza, che hanno sottolineato la grande personalità e sensibilità del compianto capogruppo Paolo Ravelli, che ha speso gran parte della sua vita a favore della comunità.

Un personaggio schivo e umile, che non amava certamente apparire, ma che era sempre pronto a dare una mano a chi aveva bisogno. E lo faceva con il sorriso delle persone buone. Io personalmente l’ho conosciuto poco, ma qualche bel ricordo lo serbo volentieri. Non posso dimenticare, ad esempio, quando, letto sul giornale che ero stato selezionato per curare la regia mondiale delle Olimpiadi invernali, mi chiamò al telefonino, lui così timido, per complimentarsi e dirmi che era orgoglioso che un “suo” alpino avesse raggiunto questo traguardo. Ero in Francia, ma mi arrivò diretta la sensazione che quelle parole non erano di circostanza, ma arrivavano direttamente dal cuore. E ne ebbi conferma anche in altre occasioni, quando mi trovai a chiederne la collaborazione per qualche evento paesano, o semplicemente quando mi accoglieva nel “Vout dei Alpini” a PersoSon. Mi faceva sentire “speciale”, anche con qualche via preferenziale, ma sono sicuro che lo faceva con tutti i “suoi alpini”. Quegli Alpini che non lo dimenticheranno mai e che gli diranno sempre grazie per tutto quello che ha fatto.



Riproduzione riservata ©

indietro