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Moser si racconta a Castel Caldes

gio 22 lug 2021 08:07 • Dalla redazione

Il campione trentino in visita alla mostra “Vite di corsa”

Laura Dal Prà con Francesco Moser a Castel Caldes

CALDES. Francesco Moser ripercorre la sua “vita di corsa” a Castel Caldes, ospite di Laura Dalprà, direttrice del Castello del Buonconsiglio, monumenti e collezioni provinciali e della Rete dei castelli del Trentino, accolto dal sindaco di Caldes Antonio Maini e dal vicepresidente dell’Apt Marco Katzenberger.

Per quasi due ore il giro in mostra ha dato modo al campione trentino di rievocare ricordi e commentare temi sportivi attuali: dalle prossime Olimpiadi di Tokyo, al Tour de France, alle novità introdotte negli anni nel mondo del ciclismo ai rapporti con Diego Armando Maradona, fotografato al San Paolo in sella ad una bicicletta del Campione trentino. E qui il primo dettaglio inedito: “Diego salì in bicicletta ma non percorse nemmeno un metro. Eravamo nei sotterranei del San Paolo e salito in sella si appoggiò al muro con la mano per fare gli scatti fotografici. Chissà dov’è ora…”.

Poi il ricordo delle Olimpiadi... “Una medaglia potevo vincerla a Monaco ‘72 ma ho forato a 700 metri dal traguardo quando ero in un gruppetto di cinque. Davanti l’olandese Hennie Kuiper era ormai imprendibile ma un posto sul podio era lì a portata di mano. E poi la memoria corre ai drammatici momenti dell’attentato agli atleti d’Israele.

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“Eravamo a 10 metri dalla Nazionale israeliana, a pochi passi dal luogo dell’attentato dei Fedayn palestinesi. Le stanze erano proprio davanti alle nostre e abbiamo assistito alle scene. Ricordo i visi degli attentatori che ogni tanto sbucavano dalle tende per verificare ciò che avveniva all’esterno. Cambiò il nostro modo di percepire l’evento, venivamo controllati in ogni nostro spostamento”.

In sostanza ciò che avviene ora con ulteriori difficoltà agli imminenti Giochi di Tokyo a causa del Covid. E Moser fa un’analisi più completa: “Hanno perso la magia del passato, un atleta poteva farle una volta sola, era meglio lasciarle ai Dilettanti come funzionava prima, oggi un ciclista può andare anche quattro-cinque volte alle Olimpiadi”.

Poi un ricordo della naja. “Ero un bersagliere e nel mio museo a Villa Warth, sopra Trento, c’è la mia carriola, ovvero la bici utilizzata dai bersaglieri. Con lei a ottobre farò la Staffetta della Pace nel Centenario del Milite Ignoto: dal 18 al 28 ottobre con tappe al Brennero, Colle Isarco, Bolzano, Trento, Rovereto e poi in Veneto e Friuli Venezia Giulia sino alla Basilica di Aquileia dove 100 anni fa tra le 11 recuperate negli Ossari del fronte di Guerra venne scelta la salma del Milite Ignoto, poi trasferita a Roma per la tumulazione all’Altare della Patria”.

Nel viaggio nella memoria storica di Moser (a Castel Caldes dai primi giorni di agosto gli verrà dedicata una intera sezione con le gigantografie di Remo Mosna) c’è spazio anche per Napoli con il ricordo di una cronometro del Giro d’Italia da brivido a causa degli spettatori piazzati sulla sede stradale per fare foto e letteralmente sfiorati dai ciclisti.

Moser è un tifoso dell’Inter e non si è sottratto ad un commento sulla serie A partendo da Maurizio Sarri (il cui padre corse con il fratello di Francesco), che ha conosciuto proprio a Dimaro. “Maurizio mi ha fatto gli auguri per il compleanno, sono curioso di vedere lui alla Lazio e di seguire il campionato dopo la giostra di cambiamenti degli allenatori. M’auguro che il Napoli vinca lo scudetto, mi farebbe molto piacere. L’Inter già ci è riuscita nell’ultima stagione. Adesso c’è Spalletti, è un personaggio un po’ autoritario ma a volte nel calcio c’è bisogno”.

Fino al 26 settembre “Vite di corsa. La bicicletta e i fotografi di Magnum. Da Robert Capa ad Alex Majoli” con 80 scatti dei maestri della celebre agenzia fotografica Magnum alcuni dei quali mai esposti sinora al pubblico.



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