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A papa Francesco piace il tango

dom 24 ott 2021 15:10 • Dalla redazione

Il tango come metafora della responsabilità di prendersi cura dell'altro, per dire che l'amore è vicinanza

VALLI DEL NOCE. Non è una battuta o una fake news, fatta girare forse per screditare papa Francesco da qualcuno che non lo sopporta tanto. È lui stesso che lo conferma. Da Natale sarà possibile vedere la nuova docu-serie Netflix in quattro episodi, ispirata a un libro pluripremiato, scritto proprio da Francesco: Sharing the Wisdom of Time, edito in Italia da Marsilio nel 2018 con il titolo La Saggezza del tempo.

Il documentario è stato presentato alla Festa del cinema di Roma qualche giorno fa. È un incontro tra generazioni, donne e uomini over 70, di ogni parte del mondo, che raccontano la loro storia davanti all’obiettivo. Ciascuno dei quattro episodi si sofferma su uno dei temi probabilmente più importanti nell’esistenza umana: l’amore, i sogni, la lotta e il lavoro. Ciò che lega ogni parte del docu-film è il dialogo tra il papa e Antonio Spadaro, direttore della Civiltà Cattolica.

Il papa si mostra non solo come guida spirituale, ma anche nella vesta di Josè Mario Bergoglio, uomo come tutti, che condivide la sua esperienza con aneddoti personali. Ad un certo punto parla proprio del tango. Gli viene chiesto: se gli piace. Risposta «Sì». «L’ha mai ballato?» Altra risposta affermativa. Poi gli viene chiesto: «Lo descrive?» «Guidare ed essere guidati, avere la responsabilità di prendersi cura dell'altro… sono tutte immagini di tenerezza, no? Il tango è una melodia che evoca nostalgia e speranza».

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Poi racconta che nel gennaio del 1970 venne a sapere che la grande cantante argentina di tango, Azucena Maizani, era molto malata. Lui, prete da poco tempo, le diede l’estrema unzione. Non può mancare la domanda che in fondo si pongono tutti, perché tocca qualcosa di fondamentale nella vita di tutti: «Santo Padre, cos’è l’amore?» Risponde: «Mi viene da chiederti: "Cos'è l'aria?". Potrei dirti che l'amore è un sentimento, l'elettricità che attraversa un organismo. Ma cos'è l'amore in quanto tale?», riflette. E dice: «Quando confesso le giovani coppie sposate, chiedo loro una cosa: "Giochi con i tuoi figli?". È questa la chiave. La gratuità del gioco. L'amore è gratuito o non è amore».

E poi racconta che non può essere concettualizzato. Porta anche un esempio. Una delle cose che infastidisce di più un malato è quando il prete va a trovarlo e inizia a dire: "Dio è con te", e altre cose simili». Oppure quando «va a trovarlo un parente, la zia o la nonna, che gli parlano…». In realtà «non lo stanno confortando, perché lì non c'è amore. Amare un malato significa mettersi nei suoi panni».

Un sofferente «vuole essere guardato, tenuto per mano, ma con la bocca chiusa. È così che si esprime vicinanza. L'amore è vicinanza».

Francesco racconta anche qualcosa probabilmente di inedito sul regista Martin Scorsese. Il papa ricorda quando venne da lui con sua moglie, che era malata. Lui era una grande star, ma disse: «È lei che mi interessa. È più importante di tutti i miei successi, di tutti i miei film. Questa donna è tutto ciò di cui mi importa».

E il papa commenta: «Mostrò il suo amore. Questo merita più premi dei suoi film, che sono eccezionali». Ci sono poi altre storie, che meritano di essere ascoltate, che fanno riflettere. Ad esempio l’esistenza di Vito Fiorino, un gelataio di Lampedusa, che cambia per sempre il 3 ottobre 2013, quando salva, con la sua piccola imbarcazione 47 naufraghi che stavano affogando. Alcuni divennero come suoi figli. Sulla paternità il papa dice: «Sei un padre quando ti prendi cura di tuo figlio, delle sue sofferenze. Soffri e poi vai avanti. Non diventi padre perché hai generato un figlio. No, questo non fa di te un padre. Biologicamente sì. Ma essere un vero padre significa trasmettere il tuo essere al bambino, non generarne uno. Nella vita ciò che ti rende padre è il tuo impegno verso l'esistenza, i limiti, la grandezza, lo sviluppo di questa persona a cui hai dato la vita e che hai visto crescere». Altre storie difficili, di persone che non si arrendono fanno concludere a Francesco: «Un bellissimo canto alpino fa: nell'arte dell'arrampicata, ciò che conta non è evitare di cadere, ma non restare a terra».



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