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Donne trentine più scolarizzate, ma pagate meno sul lavoro

sab 02 apr 2022 12:04 • Dalla redazione

Il Monitoraggio sulle pari opportunità: sulla strada giusta, con margini di miglioramento

TRENTO. Sono sempre più scolarizzate, molto più degli uomini, ma quando si tratta di occupare posizioni apicali o di ottenere (almeno) la parità nel trattamento economico, le donne sono ancora fortemente penalizzate, anche in Trentino. È quanto emerge dal rapporto biennale in materia di parità di genere presentato dalla Commissione pari opportunità (Cpo) della Provincia di Trento.

La relazione nasce da una precisa indicazione della legge 13/2012 in materia di pari opportunità, che demanda alla Cpo il compito di inviare alla Giunta e al Consiglio provinciali un rapporto biennale sullo stato di attuazione della legge stessa e sui risultati delle attività svolte nel campo delle politiche di genere.

Un lavoro, ha osservato la presidente della Commissione Pari opportunità Paola Taufer, che non rappresenta solo un obbligo di legge o un rituale istituzionale, ma una preziosa occasione di condivisione, confronto, scambio di idee con i referenti della politica e dell’associazionismo e che ha, tra le sue finalità, lo stimolo di una programmazione e di un’azione legislativa che sia declinata tenendo conto degli interessi e dei bisogni dell’intera cittadinanza.

Nello specifico, il documento, commissionato dalla Commissione Pari Opportunità all’Università di Trento, Dipartimento di Sociologia e Ricerca sociale e curato da Anna Ress con la supervisione e il coordinamento di Barbara Poggio, (Università di Trento, Centro Studi interdisciplinari di Genere), ha l’obiettivo di fare il punto con referenti politici, società civile e cittadinanza - in modo sistematico e completo, a partire da indicatori oggettivi e validati scientificamente- sui temi riguardanti le pari opportunità nel nostro territorio, considerando eventuali criticità e indicando possibili prospettive e margini di miglioramento.

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L’analisi ha indagato le politiche di genere a partire dai dati dei diversi ambiti sociale, di istruzione, salute, partecipazione, economia e lavoro, conciliazione e violenza di genere. Dati quantitativi di lungo periodo, disaggregati per genere e comparativi, ovvero che permettono di confrontare la parità nel contesto nazionale e in taluni casi europeo. Innegabilmente, rispetto al report precedente, questo risente di due variabili dovute a fenomeni importanti, come la pandemia e la crisi economica. Tutto sommato si può comunque dire che molte tendenze sono confermate. Gli indicatori raccontano risultati migliori rispetto al contesto nazionale, tranne nell’ambito dell’imprenditoria, della precarietà e dell’accesso alle lauree stem, dove le donne restano indietro rispetto agli uomini. Si annota una flessione nella crescita della popolazione dovuta al calo della natalità e al contestuale aumento della mortalità, con il contenimento della fecondità connesso all’insicurezza economica e alle difficoltà di conciliazione vita lavoro. 

Il campo dell’istruzione e della formazione è trainato dalla componente femminile: le ragazze ottengono maggiori risultati che però stridono con gli insuccessi lavorativi, in parte imputabili alle scelte formative che spesso tendono a essere condizionate per genere, riflettendo stereotipi e aspettative sociali che si ripercuotono sui destini occupazionali. Molta disparità si registra ancora nella vita pubblica e nella partecipazione e molta lentezza nella crescita del dato riferito all’occupazione femminile, che è comunque più precaria e instabile rispetto a quella maschile, senza contare le conseguenti minori risorse economiche delle donne e i riflessi sui trattamenti pensionistici. Un dato in particolare diminuzione rispetto al report precedente è quello riferito al numero di donne tra i dirigenti scolastici. Quanto alla salute nel solo anno 2020 si sono persi dieci anni di aumento dell’aspettativa di vita e se è vero che le donne vivono più a lungo, per contro vivono meno in salute e risultano più esposte alle malattie di natura emozionale e psicologica. In sintesi ha concluso Poggio, siamo sulla strada giusta, ma si può fare meglio agendo sul quadro normativo e sul piano educativo, cruciale per indirizzare i ragazzi nelle scelte giuste.



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