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Inchiesta sul pellet illegale, coinvolto anche un grossista della Val di Non

mar 12 lug 2022 17:07 • Dalla redazione

Sequestrate oltre 5 mila tonnellate di pellet da riscaldamento

VAL DI NON. Tra i 52 titolari di azienda, rivenditori, produttori, importatori e grossisti del settore denunciati per i reati di contraffazione e frode in commercio, c’è anche un grossista della Val di Non. Portata avanti dalla Guardia di Finanza, l’inchiesta ha visto oltre 5 mila tonnellate di pellet da riscaldamento contraffatto e commercializzato in frode che sono state sequestrate in un’operazione a largo raggio che ha interessato tutto il territorio nazionale. Nel corso dell’operazione sono stati sequestrati anche 47 macchinari e impianti industriali destinati alla produzione del pellet illegale nonché oltre 1 milione e mezzo di sacchi vuoti destinati a essere riempiti e immessi sul mercato con indicazioni mendaci e marchi di certificazione contraffatti relativamente a qualità e conformità ambientale.

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L’operazione è nata in seguito a un’attività di approfondimento e analisi di rischio elaborata dai finanzieri del Nucleo Speciale Beni e Servizi di Roma che, incrociando i dati relativi alle importazioni, alla produzione nazionale, alle vendite e ai titolari di certificazione, hanno rilevato profili di anomalia meritevoli di approfondimento attraverso l’esecuzione di interventi ispettivi mirati sul territorio.

Gli interventi, coordinati dal Gruppo Anticontraffazione e Sicurezza prodotti del Nucleo Speciale Beni e Servizi, sono stati eseguiti dai reparti territoriali del Corpo in 40 province italiane.

Nel corso dei controlli, eseguiti con il supporto della Associazione Italiana energie Agroforestali – AIEL, i finanzieri hanno rilevato sia violazioni in materia di certificazione della qualità che veri e propri impianti di produzione irregolari, in quanto il pellet prodotto veniva dichiarato con caratteristiche chimico – fisiche non rispondenti al vero.

La posizione dei 52 titolari di impianti di produzione, importatori, distributori e rivenditori denunciati è ora al vaglio dell’Autorità Giudiziaria nel rispetto della presunzione d’innocenza.



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