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«La montagna non è solo sci: con lo stop perso l’1% del Pil nazionale»

mer 25 nov 2020 • Dalla redazione

Gli assessori delle Regioni alpine chiedono un incontro al ministro Gualtieri

Una perdita di indotto pari a 20 miliardi, una cifra vicina all’1% del Pil nazionale. Questo il danno che, se dovesse concretizzarsi la ventilata ipotesi allo stop della stagione invernale, stimano Piemonte, Valle d’Aosta, Lombardia, Provincia autonoma di Bolzano, Provincia autonoma di Trento, Veneto e Friuli Venezia Giulia in una nota inviata al Governo. «Non è corretto parlare di “solo sci”, attorno alla stagione invernale abbiamo intere economie di montagna e alcune centinaia di migliaia di posti di lavoro, perlopiù stagionali - dichiarano congiuntamente gli assessori delle Regioni alpine -. Agli impiantisti bisogna aggiungere i noleggi, le scuole di sci, i ristoranti, i rifugi, gli alberghi, i bar, i negozi e tutte le altre attività economiche collegate, dall’artigianato alla filiera alimentare, senza dimenticare il settore dei traporti privati, dei servizi, della moda, dei carburanti e così via».

Tutte le Regioni alpine hanno calcolato in 20 miliardi l’indotto diretto della stagione invernale, perché è evidente che quest’economia caratterizza fortemente molte valli delle nostre Alpi, ma vale lo stesso anche per gli Appennini. «Senza l’apporto della stagione invernale per la montagna è il disastro totale. Chiudere durante le festività natalizie significherebbe pregiudicare irrimediabilmente l’intera stagione, molti non aprirebbero nemmeno più. Per questo motivo lanciamo un appello al Ministro dell’economia Roberto Gualtieri affinché ci possa incontrare e ascoltare. Il trasporto di persone sugli impianti a fune deve essere considerato alla pari di altri mezzi di trasporto, come bus e treni. Noi siamo pronti al confronto con il Governo per evitare rischi collegati alle festività, e siamo sicuri che è possibile gestire la questione. Del resto quando chiediamo l’apertura dei comprensori sciistici in sicurezza grazie al protocollo approvato lunedì lo facciamo per tutelare un indotto che è vitale per la montagna, ad oggi non ci sono alternative per garantire un tale indotto e occupazione. Pertanto, sia in caso di prolungamento della chiusura dei comprensori sciistici sia nel caso di una riapertura con forti limitazioni di presenze sugli impianti e piste da sci, chiediamo al Ministro Gualtieri e al Governo Conte di prevedere adeguate misure economiche di ristoro per le attività direttamente ed indirettamente coinvolte». 



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