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Strada per Campiglio chiusa, disagio per i lavoratori e le attività artigianali

ven 11 dic 2020 16:12 • Dalla redazione

La protesa di un imprenditore: «Diteci quando riapre»

Rimane ancora chiusa la strada statale 239 nel tratto che collega la Val di Sole con Madonna di Campiglio. La viabilità tra Folgarida e la stazione turistica della Val Rendena è stata interdetta al traffico per il pericolo caduta piante a partire da lunedì 7 dicembre, a seguito delle abbondanti nevicate che hanno caratterizzato il weekend dell’Immacolata. E ora a distanza di cinque giorni, con una viabilità che è stata ripristinata un po’ dappertutto, la chiusura di un’arteria di collegamento importante sta creando non pochi disagi a chi quella strada la transita quotidianamente per lavoro, costringendo i solandri, che non abbiano un punto d’appoggio a Campiglio, a intraprendere un lungo viaggio per salire alla località dal versante di Pinzolo.

Tra questi c’è anche Carmelo Zapparrata, imprenditore nel settore edile, che vive a Malé ma ha la propria attività a Madonna di Campiglio e che si fa portavoce delle difficoltà riscontrate in questi giorni. «Strada chiusa. Questa è la segnalazione della Provincia Autonoma di Trento, che ne ha competenza – scrive in una lettera al nostro giornale -. Nessun riferimento a un'ordinanza che ne dia spiegazione, come si ritiene debba essere, non una motivazione scritta alla bell'e meglio, come quanto meno ci si aspetterebbe. Oltretutto chi sale martedì mattina dalla Val di Sole non trova alcuna segnalazione a valle.

Funivie Madonna di Campiglio

A Monclassico compare la segnaletica elettronica che avvisa della chiusura del tratto della SS 42 fra Vermiglio e Passo del Tonale, null'altro. Niente nemmeno dall'abitato di Dimaro in su, fino a dopo Folgarida (magari avvisare prima, così uno si risparmia la strada). Dagli organi di informazione e poi dalla Polizia locale si apprende che la chiusura è dovuta al pericolo di caduta piante, causa la copiosa nevicata in corso. Che novità! Da sempre esiste questo potenziale pericolo in inverno su quella strada statale (non parliamo di un sentiero di montagna). Poco male per il visitatore occasionale, se ne fa una ragione e torna indietro. E i turisti? Già, in questo momento, con la chiusura degli impianti sciistici, il maledetto Covid, confini arancioni ecc., di turisti ne salgono ben pochi fino alla prossima settimana e prima della chiusura imposta dal Dpcm. Preme però ricordare che la strada è percorsa quotidianamente, per tutto l'anno e specialmente in questo periodo pre natalizio, da vari artigiani e addetti dell'edilizia e dei servizi che dalla Val di Sole salgono a Madonna di Campiglio nonché a Campo Carlo Magno e Pinzolo, per l'ultimazione dei lavori di ristrutturazione di seconde case e riparazioni varie. Nessuno si preoccupa nemmeno di dare indicazioni riguardo alla durata dell'interruzione. Dopo svariato tempo trascorso al telefono con gli organi preposti esce fuori che il problema sono le Asuc. Ma stiamo scherzando? Fermi imprese, artigiani e lavoratori per una questione fra Provincia e Asuc, per qualche pianta da scaricare o, per necessità vitale, da tagliare? E comunque, visto che è una strada che passa in mezzo ai boschi in quota e che nel mese di dicembre è molto probabile (e auspicabile) che nevichi, non si potrebbe fare un sopralluogo prima e magari pianificare per tempo gli eventuali e necessari interventi? Non parliamo di eventi catastrofici e imprevedibili che fanno franare e crollare le stesse strade (vedi Vaia). Sorge anche un'altra domanda: se, come sempre in questo periodo, gli impianti funiviari fossero aperti anziché chiusi causa Covid, ci sarebbe voluto tutto questo tempo? Con questo enorme disagio per imprenditori e operai bloccati che non possono raggiungere il luogo di lavoro per concludere i lavori appaltati e fare rientro a casa la sera? Le imprese sono già in scacco per colpa della crisi economica prima, dell'emergenza sanitaria poi, ci mancava anche un'emergenza climatica alla quale si dovrebbe essere preparati. Non si vuole certo disconoscere o negare l’impegno di quanti stanno lavorando per lo più in condizioni di rischio oggettivo. Proprio per questo si ritiene che certi interventi non si possano prendere sull’onda dell’emergenza bensì, con cognizione di causa, programmati per tempo nell’interesse di tutti.



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