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Un casaro in fuga

ven 18 dic 2020 08:12 • By: Sergio Zanella

La storia di Marco Pangrazzi, informatico diventato casaro tra Rabbi e la Svizzera

Primo da destra, Marco Pangrazzi

Simbolo di un’Italia che a volte sembra proprio non funzionare, quella dei cervelli in fuga è una figura che riassume perfettamente le difficoltà del comparto lavorativo giovanile italiano, dove spesso talento e capacità vengono offuscati da tanti e troppi fattori. Quella di Marco Pangrazzi, classe ’91 originario di Pracorno di Rabbi, è una storia che, seppur parzialmente, può chiamare in causa la figura del cervello in fuga, o per meglio dire del casaro in fuga. Ragazzo con alle spalle studi nel comparto informatico, Marco ha rinnegato il suo percorso scolastico per abbracciare una pratica visceralmente legata alla sua valle d’origine. In Val di Rabbi quella casearia è infatti una tradizione secolare che, dopo anni difficili, sta finalmente vivendo un importante ricambio generazionale. Tra questi nuovi casari c’è anche Marco, che, a differenza di altri compaesani, ha voluto iniziare il suo percorso da lontano. “Mi piacerebbe far capire che l'imparare a far formaggio, come tutti gli altri lavori, è una via alchemica. Un qualcosa che ti insegna a vivere in armonia con ciò che ti circonda- esordisce Marco -. Io, se sono andato via da Rabbi, non l'ho fatto di sicuro per imparare a fare un formaggio migliore o per avere una paga più alta. L'ho fatto per cercare il mio percorso e per trovare le giuste condizioni.

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 Ho capito che la Svizzera poteva essere il luogo ideale per la mia crescita e così, dopo un’ultima stagione lavorativa in Val di Rabbi nell’estate 2018, ho deciso di andare a lavorare oltreconfine dove peraltro ero già stato in precedenza. Ho lavorato in diversi cantoni, ho vissuto diversi alpeggi e ho imparato ad essere felice.” La lingua e la differente organizzazione dello Stato hanno costituito delle novità non facili da superare, ma Marco, tornato a Pracorno per l’inverno, è fiero del suo percorso e soprattutto dei suoi formaggi, che negli scorsi mesi è riuscito a presentare anche ad alcuni appassionati del settore. “L’impatto con la Svizzera non è semplice, anche se il discorso varia da cantone a cantone. Nel Vallese, luogo di montagna molto simile alla Val di Rabbi, è difficile sentirsi a casa: per i locali tu sei e sarai sempre uno straniero; nel Berna, invece, devo dire che mi sono trovato meglio e sono riuscito a costruire dei bellissimi rapporti anche al di fuori del lavoro. I problemi però li ho trovati tanto in Svizzera quanto prima in Val di Rabbi: sempre con la stessa gravità, sempre con la stessa intensità, ma di altro genere. Si riesce quindi velocemente a capire quanto siano futili i motivi che portano a questo malcontento perenne e generale, e si riesce a trascurarli e metterli da parte per far posto a cose che riempiono la vita. Son partito per imparare a far formaggio, ho imparato invece a essere felice. Non inciterei mai nessuno a partire per imparare il lavoro del casaro, così duro, faticoso, e spesso demotivante, ma tutti ad andare a ricercare la propria felicità.” Tra formaggi a crosta lavata e stagionati in foglie di noce, la cantina personale di Marco offre una differente gamma di sapori e odori; prodotti gustosissimi che custodisce gelosamente come sa fare solo chi conosce cosa stia dietro a una scaglia di formaggio. “Io adoro il mio lavoro di casaro e trasmetto la mia passione a tutti quelli che mi stanno attorno, ma questa è solo una delle tante strade verso la felicità. Io la mia l'ho trovata, stando sopra a una caldera. Per il futuro non mi precludo nulla. Nelle ultime settimane, oltre a conoscere alcuni ristoratori del posto aderenti alla realtà di Slow Food, sono venuto a conoscenza di alcuni possibili sbocchi lavorativi qui in zona. Vedremo. Nel frattempo mi godo l’inverno, continuo a curare i miei formaggi e a cercare di essere felice.”



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