Cultura Val di Non

Cinque anni fa, l’addio al conte Spaur

Nel 2021 l'ultimo salito a un protagonista della rinascita culturale anaune nell'ultimo ventennio

Cinque anni fa, l’addio al conte Spaur
Ulrico Spaur (ph. Alberto Mosca)

Sono passati cinque anni dalla scomparsa del conte Ulrico Spaur di Valer e Flavon, protagonista della rinascita culturale della Val di Non, avvenuta all’età di 80 anni. Oggi Castel Valer è un luogo di valorizzazione collettiva della cultura e del turismo anaune, come era negli auspici del nobiluomo.

Fu con il conte Ulrico e in collaborazione con una rete di enti attivi sul territorio si arrivò infatti ad una prima storica, vedere Castel Valer aperto al pubblico del turismo culturale: l’avvio della Rete dei Castelli, attrattiva principe per le Valli di Non e Sole. E nelle tante visite al castello, non era raro vederlo apparire dal balcone o scendere tra le vie strette di Valer per salutare gli ospiti di giornata. Un cammino che era stato preparato negli anni precedenti, anche con una intensa e proficua opera di studio della storia di Castel Valer e della famiglia Spaur. Fu nel 2012 che uscì un poderoso volume, curato da Roberto Pancheri, voluto dal conte Uli e dall’amministrazione comunale di Tassullo, che coronava una serie di convegni storico artistici tenutisi a Valer e ai quali ebbi l’onore di portare alcuni contributi. Nello stesso anno la Provincia autonoma di Trento aveva acquistato l’archivio di Castel Valer, sterminata la fonte di studio e conoscenza per la Val di Non e il Trentino.

Erano pure gli anni di complesse trattative per un futuro passaggio di mano del castello, che vide via via avvicendarsi soggetti pubblici e privati e che si è conclusa positivamente con l’acquisizione da parte della Provincia autonoma di Trento.

Era una preoccupazione che assillava Ulrico: avere certezza che Valer sarebbe finito in buone mani, che la sua storia sarebbe stata rispettata. Conobbi Ulrico Spaur nel 2000, in occasione di una intervista esclusiva realizzata per NOS Magazine; l’accoglienza fu la perfetta misura della signorilità del personaggio, la conversazione fece emergere alcuni punti fermi di un rapporto profondo con la storia e il retaggio dato da secoli di storia familiare. Ricordo l’emozione e la soggezione quando, porgendoci un cd ci disse sorridendo: “Questa è la Messa che Mozart ha dedicato alla mia famiglia…” La celebre Spaurmesse che spesso è risuonata nelle sale del castello.

Un patrimonio che Ulrico Spaur portava su di sé con fierezza e senso di responsabilità, erede che tendeva con tutto sé stesso a essere degno di quella eredità. Castel Valer era la sua casa, il luogo in cui era se stesso, vissuto fin da bambino in visita dai nonni e come tale amato: ammirava l’opera dei suoi antenati che ne avevano riunito la proprietà in un solo ramo del casato, garanzia di stabilità e cura, studiava la storia di famiglia e apprezzava che altri lo facessero: quando nel 2016 pubblicai la mia storia degli Spaur della linea di Flavon, con piacere firmò la presentazione, sorridendo nel poter finalmente ricordare a tutti che il suo nome completo comprendeva anche il titolo di Flavon.

Ricordo quei giorni con piacere e nostalgia, scrivendo la storia là dove si era creata, in compagnia unicamente di un grand’uomo e del suo gatto.

Non mancavano già gli acciacchi, tanto da volentieri offrirgli un appoggio per camminare tra una sala e l’altra, tra cimeli e storie. Il nostro ultimo incontro fu ad Arsio, nel novembre 2019, quando mi fece l’onore di partecipare ad una conferenza che tenni sulla storia degli Arsio organizzata dal Gruppo culturale Arzberg. 

Cinque anni fa se ne andava un uomo che ha contribuito ad aprire una strada che ha creato una prospettiva, avviata ad arrivare a definitivo compimento.