Nei primi anni di sacerdozio, mi dicevano che è normale che gli adolescenti si ribellino anche dal punto di vista religioso e quindi non vadano in chiesa. Giusto, è vero: l’adolescente ha diritto di cercare una sua strada e di sperimentare anche momenti di ribellione. Poi, ci si consolava, sarebbero tornati. E qui, ricordo con chiarezza, non mi dimostravo affatto d’accordo. Non erano solo gli adolescenti in crisi, era una buona parte della società, persone mature comprese. La Chiesa poi ci metteva del proprio trovandosi ad affrontare situazioni non del tutto trasparenti e lontane da una testimonianza evangelica. Oggi ci rendiamo tutti conto che la disaffezione dalle pratiche di fede non è più una scelta di singoli o comunque di una parte minoritaria della società, ma di intere generazioni.
Un’ inchiesta recente ha messo in evidenza che solo il 49% degli Italiani si dichiara apertamente cattolico. In particolare «i giovani che attualmente popolano le terre d’Occidente non manifestano più alcun interesse per le cose che la Chiesa compie e dice, in ambito di fede, e non hanno più alcuna remora a chiamarsi fuori dalla tribù cattolica appena terminato il cosiddetto periodo di iniziazione cristiana». (Armando Matteo: La fortuna di essere irrilevanti, ed. San Paolo) Vale a dire: ricevuta la cresima la quasi totalità se ne va per altri lidi. C’è anche un altro aspetto che merita attenzione. Nei nostri paesi si nota una marcata avanzata dell’ateismo femminile. Si sgretola nelle famiglie ogni richiamo al Vangelo e alla preghiera; di conseguenza, come scrive in un suo libro Franco Garelli, “piccoli atei crescono”, che sono non credenti o increduli che vivono tra ateismo pratico e indifferenza religiosa.
Tuttavia i giovani conservano una domanda di senso che è necessario intercettare. E’ una domanda che si muove più su uno sfondo personale che comunitario. I giovani oggi conservano dentro quella domanda di senso che permette loro di sentire una religione che è capace di uno sguardo verticale ma ancora di più orizzontale alla ricerca del sociale e di un’armonia personale. Paradossalmente mi viene da chiamare questo processo “cristianesimo con un Cristo sfumato”, poco presente nei riti, ma attivo nella prassi che traduce la sua Parola. Là dove il Vangelo diventa vita.

