RABBI.
“Ma quale
latte stiamo festeggiando?” Questa la domanda provocatoria che Marco Pangrazzi e Cristina De Stefani, gestori di malga Polinar,
hanno voluto porre ai tanti presenti a “Latte in festa”, in Val di Rabbi. Durante
la sfilata delle capre alla desmalghjada, in tanti hanno ricevuto un foglio che
ritorna sui problemi impellenti dell’alpeggio e dell’agricoltura di montagna.
Problemi
che Marco e Cristina hanno vissuto in prima persone la scorsa estate, con la
chiusura temporanea della malga per la non potabilità dell’acqua e con la
conseguente distruzione di tante forme. “Produrre
formaggio in alpeggio, per noi, è un'arte, una filosofia di vita... è uno stile
etico per vivere in questo controverso mondo”. Così inizia la lettera aperta,
che prosegue: “Per 90 giorni tutto è finalizzato a ricavare il latte di animali
che vivono liberi in alpeggio, che faticosamente, passo dopo passo, si
conquistano i fili d'erba in pendenza che spesso gli umani faticano a
raggiungere. Nulla di quest'erba, di quest'aria, dell'acqua di questi monti è
paragonabile alla vita che fanno a valle, così come il latte che ne deriva.
NULLA! Né proprietà nutrizionali e organolettiche del latte, né
il valore etico nei confronti degli animali. In un ambiente estremo, come può
esserlo quello di una malga, si vive dentro una natura meravigliosa, ma che
impone le sue rigide e imparziali regole. Nulla avviene senza un pensiero che
lo conduca, nulla è reso facile o scontato, né per gli umani né per gli animali”. “In un ambiente così selvatico - si legge ancora - pensare di mettere alla sterilità ci sembra
davvero paradossale.
I batteri in alpeggio, non sono visti come nemici, anzi!
Sono alleati che devi conoscere, ma che col tuo millenario lavoro, aiutano
anche a stare in salute: assimilano, trasformano, digeriscono. Essere casaro in
alpeggio richiede competenza, passione, professionalità e tanto amore. Fare formaggio in alpeggio è un'alchimia: controllare,
selezionare, direzionare con temperature e tempi questi ceppi batterici
affinché uno non prevalga sull'altro e si ottenga un prodotto di estrema
qualità. Le normative e i rigidi controlli ai quali è sottoposta
la categoria ci sembrano davvero poco mirate alla tutela della salute, per
niente concreti e difficilmente applicabili, in molti casi anche
scientificamente discutibili. Provvedimenti che – proseguono Marco e Cristina -
si basano sul creare paura, disinformazione tra le persone e che tolgono la
responsabilità al singolo di essere fautore delle proprie scelte e azioni. Che
demonizzano un prodotto unico: unico perché di malga e perché in ogni malga c'è
l'unicità di chi lo produce. Il formaggio a latte crudo rischia di scomparire,
e con esso secoli di tradizioni, storia, tutela del territorio, vita ecologica,
benessere animale, cultura”. Quindi l’amara conclusione: “Siamo comunque presenti oggi
a sostenere questa comunità e la sua festa, senza addobbi né grandi sorrisi
perché da giorni una domanda ci invade la testa... Ma quale latte stiamo
festeggiando?”
Assurdo sarebbe pensare di impiegare molta più energia, termizzando o
pastorizzando il latte, per ottenere prodotti meno identificativi e soprattutto
meno ricchi di vitamine, di proteine.
Attualità
Ma quale latte stiamo festeggiando?
A Latte in Festa la distribuzione di un volantino a firma dei gestori di Malga Polinar
