TRENTO. “Aumenti delle rette nelle Rsa, si cominci dalla revisione dei servizi e dei bilanci”. Così esordisce Lisa Zanon, presidente Associazione Familiari Rsa Unite Aps in un comunicato stampa: “Le direttive provinciali, così come a fine dello scorso anno, hanno appena concesso il via libera all’incremento delle rette a carico delle famiglie – fino a 3 euro al giorno nelle RSA sotto media e fino 2 euro al giorno per quelle sopra media – non vincolando tuttavia gli aumenti che ne deriveranno ad un miglioramento misurabile dei servizi, né prevedendo controlli comparativi sull’operato economico e sulla qualità dei servizi erogati dalle strutture, difficili da individuare come già rilevato da un’indagine della Corte dei Conti pubblicata a fine 2021”.
“Questo potrebbe comportare aumenti, per ciascuna struttura coinvolta, fino a oltre 1000 euro all’anno per ogni famiglia, che si sommerebbero alla stessa entità di aumenti dello scorso anno, a fronte di tassi di inflazione particolarmente vivaci nella nostra Provincia, dove gli stipendi medi sono inferiori non solo a quelli della Provincia di Bolzano, ma anche alla Regione Veneto, collocandoci al 40° posto in Italia”.
“Al contempo - si legge ancora - riceviamo notizie dai nostri associati che in diverse RSA trentine non sono state ancora ristabilite le modalità di accesso pre-pandemiche, come invece indicato dalle linee guida provinciali, non potendo prestare assistenza ai propri cari durante i pasti, mentre in altre sì, e/o prevedendo la presenza di fasce orarie per l’accesso ai visitatori”.
“Questo va ad aggiungersi - è la conclusione - ad altri motivi di insoddisfazione per la gestione del sistema RSA in generale. Si vedano altre disposizioni che sono riportate da anni nelle direttive provinciali: favorire l’approccio personalizzato nel rispetto dell’autonomia e libertà della persona residente, superamento della contenzione fisica e farmacologica, progettazione PAI (Piano di Assistenza Individualizzato) partecipato con residente e familiari, tutti elementi che a oggi non ci risultano essere vincolanti o oggetto di valutazione per l’accreditamento.
Quindi le indicazioni PAT sembrano essere recepite dagli enti gestori solo per alcune previsioni, ma non per tutte, e prontamente accolte per gli aumenti a carico delle famiglie senza tenere conto del loro grado di soddisfazione relativamente a quanto viene offerto nelle varie strutture. Per parecchie famiglie non sarà certo l'inizio 2025 che ci si aspettava”.
