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Achille Perenthaler, il ricordo

Franco Panizza commemora un protagonista dell’impresa, del volontariato, dell’autonomismo

Achille Perenthaler, il ricordo

CAVARENO. Achille Perenthaler, un uomo e un amico che ha segnato la storia economica e sociale della Valle di Non. Così lo ricorda Franco Panizza: “Achille è stato uno dei principali promotori dello sviluppo dell’altipiano della Predaia, come ha ricordato l’amico di sempre Lino Rizzardi. Lo è stato a partire dalla gestione dell’Albergo Sores, che ha valorizzato e rilanciato facendolo diventare un punto di riferimento riconosciuto da tutti, fino all’impianto di risalita sciistico e a tutta una serie di iniziative finalizzate allo sviluppo dell’Altipiano.

Achille non amava mettersi in mostra e non ambiva a cariche: per lui contava il fare. Era anche un instancabile volontario, come recitano le belle e significative parole che ci ha lasciato: ‘Tu, nella vita, dona agli altri sempre senza chiedere nulla in cambio.

Ricordati che prima o poi, quello che tu hai dato, ti ritornerai indietro senza che tu lo chieda’.

A ricordarlo sono stati soprattutto i suoi affezionati Alpini, che ha guidato e sostenuto con convinzione, anche nelle sue apprezzate lezioni nelle scuole e negli asili e che pochi giorni dopo la sua morte hanno provveduto a consegnare ai bambini gli asinelli dolci che gli aveva preparato, come ogni anno. Achille è stato anche un appassionato sportivo, in particolare del gioco del tamburello, e un generoso volontario della Charta della Regola di Cavareno. Quando c’era bisogno, Achille c’era sempre, con una parola di incoraggiamento, con la sua sconfinata e disinteressata generosità, con la sua preziosa esperienza. Specialmente con i bambini e i giovani, verso cui sentiva forte la responsabilità di trasmettere i valori del volontariato e dell’impegno civile”.

“Achille, infine – prosegue ancora Panizza - è stato anche un inguaribile idealista e uno dei primi coraggiosi autonomisti della Val di Non. Mi commuoveva ogni volta che mi raccontava, con orgoglio, della sua entusiasta partecipazione all’imponente manifestazione dell’Asar a Trento nel 1948.

I tantissimi amici che, come me, hanno avuto la fortuna di conoscerlo e di apprezzarlo non lo dimenticheranno e sono oggi vicini, con affetto e sincera riconoscenza, ai figli Paolo e Cristina e ai suoi cari, nella certezza che il suo esempio di uomo generoso e sempre al servizio disinteressato della propria comunità ha lasciato tanti buoni frutti e altri ancora ne produrrà, in particolare per i giovani che oggi, spesso, si fanno sopraffare dalla delusione e dal disimpegno”.

 

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