Gentile de Manincor,
Ho letto con interesse il suo editoriale comparso se non erro sull'ultimo di NOS Magazine, dedicato alla prossima tornata elettorale e ho trovato diversi spunti di riflessione.
In un qualche modo, da giovane funzionario comunale "appassionato di comune" mi sono sentito indirettamente chiamato in causa da quanto esposto nell'editoriale. Ci troviamo in un periodo di crisi della democrazia in tutte le sue forme. All'interno delle vari enti sempre più spesso, è possibile notare come sempre di più il potere venga accentrato negli organi di governo rispetto agli organi assembleari. Questo meccanismo appare chiaro all'interno dei nostri comuni.
Nell'Ordinamento dei comuni della Regione Trentino Alto Adige, il consiglio comunale leggendo gli articoli del codice degli enti locali dovrebbe avere un ruolo di assoluto centralità nel governo del comune. In realtà questo ruolo di assoluta centralità è stato sostituito da un organo che si limita a rettificare spesso le decisioni della giunta comunale, che è privo di quella rappresentatività del territorio che l'organo dovrebbe assicurare.
Da un lato l'evoluzione legislativa degli ultimi anni, basti pensare agli atti di programmazione dell'ente locale (o ai vari regolamenti in materie ostiche e complesse che il consiglio comunale è chiamato ad adottare), richiede da parte del singolo consigliere una solida competenza teorica che difficilmente può avere.
Sempre più, poi, nelle comunità vi è la tendenza del cittadino a delegare ad altri il governo della cosa pubblica pensando che "tanto ci sarà sempre qualcuno ci pensa". Un pensiero quest'ultimo favorito dal fatto che sempre più si nota, come lei bene ha iscritto nel suo editoriale, una certa distanza tra amministratori e cittadini, quasi che il governo di un comune sia una cosa privata degli amministratori.
Non si vuole accusare in questa sede gli amministratori di fare i propri interessi privati, bensì di considerare la capacità di governare il comune come una loro esclusiva prerogativa perché solo loro sono capaci e gli altri no.
Il concetto di cui sopra in via esemplificativa può essere meglio compreso con il seguente esempio tratto dalla realtà. Se in comune il ruolo di assessore alle foreste, è ricoperto da un settantenne che conosce ogni singolo centimetro della montagna, a mio modo di vedere dovrebbe trasmettere questa conoscenza a qualche giovane interessato al tema trasmettendo così le conoscenze facendo nascere magari in quel giovane la scintilla a mettersi in gioco.
Più che rimuovere il limite dei mandati ai sindaci, contribuendo in questo modo a quel perpetuarsi del "tanto ci sarà sempre qualcuno ci pensa", sarebbe necessario comprendere come coinvolgere i giovani all'interno della vita politica dei comuni, invece di limitarsi a dire che i giovani non fanno niente o non sono interessati. Le varie realtà di volontariato presenti sul territorio, vigili del fuoco volontari, bande musicali, pro loco, testimoniano che un impegno da parte dei giovani a mio parere esiste ed è innegabile. Un impegno, un volontariato, che forse necessita di essere portato a un livello superiore. Mi rendo benissimo conto che non è un ragionamento semplice. Con i tempi che corrono sono consapevole che non ci si improvvisa amministratori da un giorno all'altro, ma sono altrettanto convinto, che se non si prende il tempo di dialogare con i giovani, coinvolgerli partendo dal basso la partecipazione alla vita pubblica non potrà che peggiorare.
Ricordo a me stesso che nel codice dell'ordinamento degli enti locali della Regione Trentino Alto Adige, lo statuto comunale può disciplinare forme di partecipazione popolare alla vita del comune. Riempiamo quindi di significato queste "forme di partecipazione popolare alla vita del comune" attraverso una riflessione su scala provinciale che si traduca nell'elaborazione di linee guida o ancora meglio a livello regionale in una riforma dell'ordinamento degli enti locali, che sappia essere una risposta di sistema a questa crisi di rappresentatività che affligge le nostre comunità.
È un tema complesso, mi rendo conto, su cui ci sarebbe molto da scrivere e riflettere, e che richiede un ragionamento di sistema e molto tempo per essere attuato.
Ma è altrettanto vero continuare a dire "che ai giovani non interessa nulla” senza cercare di coinvolgerli è il modo migliore per accelerare in maniera irreversibile il declino verso la partecipazione alla cosa pubblica.
Ben vengano le iniziative come nel Comune di Malé, che promuove occasioni di incontro tra amministratori e cittadinanza. Su questo punto si arresta il mio discorso, chiedendomi poi da ultimo se a distanza di qualche anno le fusioni dei comuni promosse per "realizzare risparmi di spesa", come bene esplicitato nel testo legislativo, abbiano contribuito a contrastare o ad accelerare la disaffezione verso la cosa pubblica.
Un tema su cui magari il NOS potrebbe aprire una riflessione.
Cordiali Saluti
Gianluca Marches
Risposta
Carissimo lettore,
l’editoriale da me scritto aveva proprio lo scopo di stimolare commenti, riflessioni, confronti, dibattiti e, perché no, anche qualche proposta. È proprio l’obiettivo di uno che fa il mio mestiere anche se spesso il risultato non si ottiene. Inutile dire quindi che mi fa immenso piacere ricevere le sue riflessioni che pubblico integralmente e delle quali condivido anche le virgole. Le reazioni istintive, e forse poco riflessive, sono state invece il sentirsi offesi, le chiacchiere da bar, qualche pettegolezzo, e pure indirette intimidazioni. A riprova che c’è ancora tanto lavoro da fare per non disperdere il buono che c’è e per investire nella formazione di quella nuova generazione capace di farci sperare in un futuro sereno e partecipato. Da parte mia un sincero grazie.
Il Direttore
Sandro de Manincor
