TRENTO. Le scadenze da tenere a mente, la normativa, le prassi: si è parlato di par condicio a tutto tondo ieri pomeriggio nel corso del convegno “Par condicio e politica: equilibrio e obiettività nel mondo dell’informazione online e offline”, promosso dal Comitato provinciale per le comunicazioni (Corecom) di Trento, con il patrocinio del Consiglio provinciale, del Consorzio dei Comuni trentini e l’Ordine dei giornalisti. Diverse anche le domande di servizio dei presenti, tra queste l’inizio della par condicio: al via dal 6 marzo 2025.
Ad aprire i lavori è stato il saluto del Presidente del Consiglio della Provincia autonoma di Trento Claudio Soini che ha espresso un plauso al nuovo direttivo Corecom, giovane e con tanta voglia di fare. Poi il cenno alla legge 28 del 2000 e alla par condicio, che ha definito un valore per la nostra democrazia: un passaggio però non facile da gestire dal punto di vista comunicativo e anche dal punto di vista del presidente del Consiglio, ha affermato ricordando ad esempio che le sedute d’Aula anche in regime di divieto possono essere trasmesse in diretta streaming. Ha accennato inoltre alle insidie legate al fatto che la comunicazione passa su moltissimi canali, dai giornali, alle tv, a Internet, ai social. Il Presidente del Corecom trentino Roberto Bertolini, presente assieme ai componenti Giorgia Bassi e Davide Pedrolli, ha ricordato che la par condicio è uno dei pilastri dell’attività del Corecom: fa piacere quindi iniziare quest’esperienza al Comitato (è stato nominato lo scorso maggio) parlando di un tema così importante.
Il focus, ha
ricordato, è sull’online: l’attenzione negli ultimi anni si è spostata sui
nuovi strumenti, perciò si è pensato a un convegno dedicato alle domande e alle
situazioni che gli operatori affrontano.
Gianfranco Benincasa, presidente dell’Ordine dei giornalisti, ha
ricordato che la par condicio garantisce pluralismo, indipendenza,
imparzialità, ma ha citato anche le difficoltà quotidiane degli operatori della
comunicazione nel gestirla. Ha accennato poi alle nuove e moltiplicate modalità
di comunicare, agli algoritmi che possono condizionarle. Quindi
l’interrogativo: nell’era dei social e dell’intelligenza artificiale quanto va
manutentata la par condicio? Paride Gianmoena, presidente del Consorzio dei
Comuni trentini, ha evidenziato il senso di collaborazione e serietà delle
istituzioni nell’affrontare temi importanti come quello della par condicio, un
valore in un mondo in mutamento veloce come quello attuale.
Dopo i saluti istituzionali il microfono è passato a Marco Mazzoni
Nicoletti, presidente del Corecom Veneto, che ha proposto un quadro delle
funzioni (proprie e delegate dall’Autorità) dei Comitati per le comunicazioni e
introdotto il tema della par condicio dal punto di vista normativo. Si è
concentrato in particolare sulla legge 28 del 2000 e, in particolare, anche su
richiesta dei presenti, sulle implicazioni dell’articolo 9: dal 6 marzo 2025
per la pubblica amministrazione è vietata qualsiasi forma di comunicazione
istituzionale, ha ricordato, salvo quella indispensabile e impersonale.
Una
comunicazione in cui non deve esserci il logo dell’ente pubblico, che non deve
riportare i nomi e che si deve verificare sia indispensabile. L’articolo 9, ha
sottolineato, è applicabile anche ai social. Ha citato inoltre gli articoli 10
e 11 (sulle sanzioni) e il 7 e 8 relativi alla carta stampata.
Antonietta Polcaro, avvocato presso l’Autorità per le garanzie nelle
comunicazioni, ha distinto tra pluralismo esterno (delle fonti) e interno (dei
contenuti) e trattato il tema dell’iper-connettività: oggi la sfida che si
delinea nel contesto europeo, ha affermato, è quella del bilanciamento della
tutela della libertà del pensiero e della tutela dell’integrità del processo
elettorale. Ha ricordato come ci sono nuovi soggetti non più tradizionali (non
quelli immaginati dalla legge 28) e che quindi la partita si gioca a livello
globale. Si tratta, ha detto, di una sfida più grande di noi, che impatta sul
nostro modo di vivere perché siamo “onlife”: ormai regolamentare lo spazio
italiano ed europeo non è più sufficiente, si parla di ogni spazio, perché
l’online è ogni spazio.
