TRENTO. “Economista di vaglia, intellettuale e uomo politico coraggioso, dotato di visione e senso dello Stato, Beniamino Andreatta appartiene al novero delle personalità più significative della nostra storia repubblicana, alla quale ha contribuito con il suo slancio modernizzatore”. Con il messaggio del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella si è aperto in Aula Kessler l’evento in ricordo di Nino Andreatta, autorevole economista, parlamentare e più volte ministro della Repubblica oltre che uno dei padri fondatori dell’Università di Trento. In occasione del 25esimo anniversario dalla sua scomparsa, l’Ateneo ha deciso di ricordarlo con una conferenza a cui hanno partecipato amici, studenti e studentesse, familiari, colleghi di allora insieme al figlio Filippo Andreatta: tante persone che lo hanno conosciuto e che oggi ricordano il suo coraggio e la sua libertà intellettuale.
Nino Andreatta cominciò la sua carriera accademica a Trento nel 1963, dove rimase come docente fino al 1967. Fu anche membro del Comitato ordinatore dell’Istituto superiore di Scienze sociali, primo nucleo dell’Università di Trento, e poi docente della nascente Facoltà di Sociologia. Ebbe tra i suoi allievi e collaboratori molti studiosi che nel tempo sono diventati personaggi di spicco della politica e dell’economia italiana e non solo. Tra questi, Romano Prodi, che dal 1963 divenne suo assistente all’università di Bologna dove Andreatta aveva la cattedra in Economia politica.
«Ricordo con nostalgia i momenti in cui interveniva con vigore e spesso mi trovo a immaginare la durezza e l’ironia con cui oggi risponderebbe alle uscite di Trump. Credo che i fatti di oggi lo avrebbero visto intervenire in modo feroce» ha detto Prodi in un videomessaggio. «I leader di oggi sembrano venire tutti da un quartiere di Roma, non si vede più la traccia delle loro radici. Lui, invece, era più trentino di quanto gli stessi trentini non pensino. C’era un legame forte con questa terra».
Presente anche Enrico Letta, che conobbe il professore nel 1990 durante l’esperienza di ricercatore dell’Arel, l’Agenzia di ricerche e legislazione fondata dallo stesso Andreatta e che, con la direttrice della rivista quadrimestrale Arel Mariantonietta Colimberti, ha presentato un volume a lui dedicato con documenti inediti e curiosità. “Di lui ricordo la capacità di lasciare traccia. Ma anche la generosità di lasciare che le sue idee fossero portate avanti da altri, senza esserne geloso. Ci ha insegnato che l’idea conta di più della citazione”. Letta ha descritto Andreatta come una delle grandi figure politiche del nostro tempo.
Del grande contributo che Nino Andreatta ha avuto nel dibattito sulle privatizzazioni all’inizio degli anni Novanta, in un momento di grande svolta storica per l’Italia, ha parlato nel suo saluto Franco Bernabè, presidente del Consiglio di amministrazione dell’Università di Trento, che ha voluto restituire anche un ricordo personale.
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In tanti ricordi durante la mattinata è stato citato proprio il ruolo di Nino Andreatta nell’elaborazione del Piano urbanistico provinciale: «Un fatto allora talmente nuovo nella politica italiana che ha trasformato una terra all’insegna della modernità. Ed è servito per superare la diversità tra aree urbane e montane con un ruolo strategico e unitario della provincia e per rompere la frammentazione forte tra i comuni riunendoli attorno a un obiettivo» ha ricordato Romano Prodi.
Sulle grandi decisioni prese da Nino Andreatta e sulla sua visione politica ed economica si è concentrata la tavola rotonda che ha visto gli interventi di Luigi Bonatti, professore di Politica economica al Dipartimento di Economia e Management, Marco Brunazzo, direttore del Dipartimento di Sociologia e Ricerca sociale; Daria de Pretis, già rettrice dell’Ateneo trentino e giudice della Corte costituzionale, Lorenzo Dellai, già presidente della Provincia autonoma di Trento ed ex parlamentare, Sergio Fabbrini, ordinario di Scienza politica e Relazioni internazionali e direttore del Dipartimento di Scienze politiche alla Luiss, Bruno Zanon urbanista e già docente al Dipartimento di Ingegneria civile, ambientale e meccanica dell’Università di Trento.
A chiudere la mattinata, il ricordo del rettore Flavio Deflorian.
