PELLIZZANO. Un comunicato per “far sentire la nostra voce in merito allo scempio ambientale che si sta perpetrando a Pellizzano, con la realizzazione del trampolino di salto Hs 66”. Così un gruppo di cittadini, con l’ex sindaco Silvano Gallina, interviene sul dibattito relativo al trampolino: “Riteniamo inadeguato il luogo dove viene proposta la struttura. Infatti crediamo che potrebbe essere inserita in un ‘distretto olimpionico’, e non a Pellizzano, anche se abbiamo visto che persino nei posti blasonati, le cattedrali nel deserto abbandonate a loro stesse, sono infinite. A livello nazionale – si legge ancora - stanno tagliando la sanità pubblica, il personale scappa dagli ospedali perché gli stipendi sono inadeguati e poi si sperpera denaro pubblico in capricci e opere faraoniche come se non ci fosse un domani, lasciando in eredità ai Cittadini nostri figli costi e degrado. Riteniamo che una volta costruita, un'opera così, per un comune come Pellizzano, rappresenti una spesa insostenibile solamente per evitare che in pochi anni versi in stato di abbandono, magari anche per mancanza di atleti, visti i numeri attuali degli atleti che saltano e viste le prospettive future, appurato anche che difficilmente approderanno a Pellizzano atleti ‘da fuori’. Speriamo in un ‘atto di responsabilità’ da parte degli amministratori: fermarsi, fare chiarezza e valutare se proseguire con quest'opera, sia davvero nell'interesse della Comunità”.
L’intervento è completato da una lunga lettera che pubblichiamo integralmente:
Il trampolino HS 66 di Pellizzano: opera utile o davvero necessaria?
Da oltre sette anni, la realizzazione del trampolino per il salto con gli sci HS 66 è considerata l’opera pubblica più importante e urgente del Comune di Pellizzano. Eppure, nonostante la sua rilevanza, se n’è parlato poco in Consiglio Comunale. Al contrario, l’opera è stata oggetto di numerosi articoli sulla stampa locale, sempre tinti di ottimismo, promossa in occasione di eventi sportivi, su bacheche pubbliche, e sostenuta da toni trionfalistici e parole spesso inconsistenti.
Questa infrastruttura desta preoccupazione per almeno due motivi principali:
L’evidente scempio ambientale che ha già causato – e che con ogni probabilità continuerà a provocare. La situazione è chiara a chiunque osservi con attenzione e giudichi con mente libera.
L’elevato e incerto costo complessivo, che si aggirerebbe intorno ai 6 milioni di euro, ma su cui non è mai stata fatta piena chiarezza.
Un’opera pubblica dovrebbe essere di interesse collettivo e coerente con le caratteristiche ambientali di un territorio montano e turistico. Sorge allora una domanda inevitabile: è giustificato un investimento così ingente di denaro pubblico? E qual è la sua reale utilità? Quanti atleti e atlete potranno realmente beneficiare di un’opera tanto ambiziosa?
Le risposte che circolano sono spesso vaghe e fantasiose. I numeri, però, parlano chiaro: attualmente, i giovani che praticano il salto con gli sci in Alta Val di Sole sono circa quindici, provenienti da diversi Comuni. La nuova struttura potrà essere utilizzata solo da atleti sopra i 14 anni, il che riduce a circa 4-6 persone il numero effettivo di utilizzatori, per una trentina di giorni all’anno. L’impatto sull’economia locale, dunque, è pressoché nullo. Quanto verrà davvero utilizzato l’impianto su base annuale? Che effetto ha – o avrà – sulla tanto proclamata coesione della comunità?
Un tempo, questo sport offriva qualche possibilità di
sbocco professionale in corpi militari e forze dell’ordine.
Ma oggi, l’accesso
a tali istituzioni richiede anche titoli di studio, oltre a un livello sportivo
d’eccellenza. Il progetto, come detto, partì con un costo di
2.820.000 euro, che comprendeva il trampolino, l’ascensore di risalita, il
deposito attrezzature e automezzi. Oggi, il costo effettivo è diventato
nebuloso. L’intero iter appare opaco e, a giudicare dalle risposte di alcuni
consiglieri comunali, non sembra chiaro nemmeno a loro. La Sindaca afferma che la causa principale dei
rallentamenti e delle difficoltà sarebbe da attribuire a problematiche di tipo
idrogeologico. Tuttavia, le versioni che circolano fra gli stessi
amministratori sono molteplici e spesso confuse: c’è chi parla di problemi
finanziari, chi di infiltrazioni d’acqua di falda, chi di assestamenti del
terreno o della necessità di mettere in sicurezza l’area di cantiere. Su questi aspetti, però, non servivano esperti in
geologia: le criticità del sito erano visibili e ben note fin dall’inizio. La storia del finanziamento del trampolino è
tutt’altro che lineare: inizialmente c’erano i fondi, poi furono bloccati
perché l’opera venne ritenuta inutile, soprattutto in considerazione della
presenza di una struttura simile a Predazzo. Successivamente i fondi vennero
sbloccati e fu indetto l’appalto per la somma originaria di 2.820.000 euro.
Tuttavia, i costi sono poi aumentati in modo significativo e, per far quadrare i conti, sono state eliminate alcune
opere previste dal progetto originario: l’impianto di risalita, il garage, i
depositi e alcune strutture minori. Per affrontare almeno in parte le criticità
geologiche, sembrano necessari altri 700.000 euro, che – si dice – la Provincia
sarebbe disposta a finanziare. Di certo, i lavori vanno avanti da tre anni, tra
rallentamenti e rinvii, senza che né i Cittadini di Pellizzano né,
probabilmente, alcuni amministratori abbiano compreso le cause reali del
ritardo o le soluzioni adottate. La “soluzione creativa” del mountain coaster Un altro nodo è stato come portare atleti e atlete
alla partenza del trampolino. Per superare l’ostacolo del finanziamento mancato
per l’impianto di risalita, è spuntata l’idea del mountain coaster, una
slittovia su rotaia. La Sindaca sostiene che l’opera sarà realizzata a scopo
turistico e, per questo motivo, finanziata con 1 milione di euro dal Ministero
del Turismo. Poiché non era tecnicamente possibile approvare una
variante con un’integrazione di spesa significativa, si è pensato ad un
escamotage: presentare il mountain coaster come un impianto turistico,
sganciandolo formalmente dal progetto del trampolino. Così, il nuovo costo
stimato – circa 1.500.000 euro – non rientra tra le spese del trampolino, ma in
un progetto a parte a sostegno del turismo. Non si menziona, però, il peso economico che la
gestione dell’impianto comporterà, interamente a carico del Comune. Eppure, nel
programma elettorale dell’attuale Amministrazione si parlava di “sostenibilità
economica del progetto”, nonostante sia noto che impianti di questo tipo, di
dimensioni ridotte, difficilmente producono utili, soprattutto a causa dei
costi di manutenzione. La realtà è semplice: la necessità di un sistema di
risalita era evidente fin dall’inizio. Era – ed è – una componente
indispensabile dell’impianto.
Spacciarlo per un’opera turistica è solo un
maldestro tentativo di coprire una grave mancanza di pianificazione. Per realizzare il mountain coaster servirà abbattere
circa 280 alberi e stravolgere un ettaro di bosco. Come il trampolino, anche
questa struttura avrà un utilizzo sporadico e limitato. Il tutto, in un’area
già fragile sotto il profilo geologico, con il rischio di peggiorarne
ulteriormente la stabilità. Un altro aspetto mai chiarito è: chi gestirà il mountain
coaster? L’impianto richiederà elevati standard di sicurezza, manutenzione
costante, personale formato e una struttura organizzativa stabile. Lo stesso
discorso vale per il trampolino. Chi si occuperà di queste responsabilità? Chi
pagherà i costi di gestione? E soprattutto, chi si assumerà le responsabilità
legali? Nonostante un clima di apparente apatia, molti Cittadini
iniziano a chiedersi se l’Amministrazione sia consapevole della direzione in
cui sta portando il paese. In un momento di crisi economica e tagli ai servizi
essenziali come sanità e scuola, operare senza una visione chiara – né
progettuale, né finanziaria, né ambientale – è un atto profondamente
irresponsabile. Questo entusiasmo amministrativo ricorda l’errore del
vecchio skilift sulle coste di Fazzon, costruito anni fa e ormai inghiottito
dalla vegetazione. Ma la memoria di quell’episodio è viva in chi conosce e
rispetta la storia del territorio. Ricordiamo infine che l’attuale Amministrazione
comunale è stata eletta con il 49,28% degli aventi diritto al voto, insediatasi
solo grazie alla modifica del quorum – abbassato dal 50% al 40% dalla Giunta
Provinciale per consentire la formazione di diverse amministrazioni locali.
Pellizzano inclusa. Questa Amministrazione, dunque, non rappresenta la
maggioranza dei Cittadini e dovrebbe agire con maggiore responsabilità nella
gestione delle risorse pubbliche e del territorio, che non è proprietà privata,
ma bene comune di tutti. In sintesi, chiediamo chiarezza. È doveroso informare
i Cittadini su: quali siano le opere previste dal progetto generale; qual’è il costo reale aggiornato dell’intero impianto,
comprensivo delle strutture richieste dal CONI; quanto sia stato già speso per la sistemazione delle
altre strutture sportive presenti nel territorio comunale; quanti contributi annui ricevano le associazioni che gestiscono
le strutture esistenti; quanto costi la gestione dell’intero complesso
sportivo. Ma, soprattutto, vogliamo sapere se la Sindaca e
l’Amministrazione sono consapevoli dello sfregio ambientale che si sta
compiendo, e che si aggrava di giorno in giorno. I danni già evidenti: la distruzione della “Pozza del
Cagnolò”, una fresca e storica oasi a due passi dal paese, e la trasformazione
della “Gana dei Saoredi”, davanti allo Chalet al Lago dei Caprioli, privata
della sua morfologia originaria a causa dei materiali di scavo qui depositati. In un contesto fragile come quello montano, forzare la
mano può significare mettere a rischio equilibri che richiedono decenni per
essere ricostituiti. Forse, il vero atto di responsabilità, oggi, sarebbe
quello di fermarsi, fare chiarezza e valutare se proseguire su questa strada
sia davvero nell’interesse della comunità.
