TRENTO. Alberto Giacomoni, dirigente del Servizio sviluppo rurale della
Pat, ha fatto il punto sullo sviluppo
dell"agricoltura biologica in Trentino. L"agricoltura biologica "“ ha
spiegato "“ è un sistema globale di gestione dell"azienda agricola con
l"applicazione di criteri rigorosi per il benessere degli animali e risposta
alla domanda dei consumatori.
In sintesi, l"agricoltura biologica è un metodo di produzione di alimenti con sostanze e processi naturali senza prodotti chimici di sintesi come i diserbanti. Tutti i fitofarmaci derivano da materie prime già presenti in natura. L"obiettivo è quindi quello di mantenere la biodiversità e conservare equilibri biologici insieme alla buona qualità delle acque, si punta al benessere degli animali e a rispettarne le esigenze. Ne viene che un prodotto segue le norme dell"agricoltura bio se rispetta la normativa europea, risponde a certe caratteristiche e offre garanzie di sicurezza al consumatore.
A differenza di quella biologica, la produzione agricola integrata
non ha una vera e propria definizione e può essere disciplinata anche a livello
locale. Nella nostra provincia "“ ha spiegato Giacomoni - il biologico si è
sviluppato molto e dal 2009 al 2018 fino
a raddoppiare.
Il settore viticolo presentava nel 2009 153 ettari bio e ora
siamo arrivati a 1.228 ettari. Nel
settore frutticolo il Trentino è passato da 240 ettari nel 2009 ai più di 1.000
ettari attuali. Il trend è quindi favorevole al bio e fa ben sperare per il
futuro. Anche gli operatori
biologici sono passati da 400 nel 2009 e agli attuali 1.400, di cui 1.200
sono agricoltori in prima e seconda fascia e anche i trasformatori sono
aumentati anche se di poco. Questo incremento dell"agricoltura biologica deriva
da una naturale evoluzione del mercato
e da una maggiore sensibilità che la
popolazione e gli operatori del settore agricolo hanno per queste pratiche
produttive. Ma derivano anche da aiuti e politiche
incentivanti che la Provincia ormai da anni promuove. Al riguardo Giacomoni
ha citato il piano di sviluppo rurale,
programma di investimenti settennale esistente dal 2000, che prevede una serie
di interventi attivati dalla Pat per spingere gli agricoltori verso il bio. Ha elencato i diversi premi introdotti con le misure comunitarie
per sostenere sia la conversione delle aziende verso l"agricoltura biologica
sia il mantenimento di questo sistema. Dal canto suo la Provincia favorisce anche la certificazione delle aziende agricoli
che rispettano gli standard biologici, contribuendo fino al 90% della
spesa.
Infine Giacomoni ha segnalato le criticità che ostacolano la diffusione dell"agricoltura biologica.
La prima è la polverizzazione delle
aziende sul nostro territorio, mentre servirebbero un corpo unico che eviti
le contaminazioni dei prodotti bio dovute alla contiguità con i terreni di
aziende che producono con metodi tradizionali. Altre difficoltà per l"azienda
biologica sono costituite dalla monocultura
e dalla buona remunerazione di cui gode la produzione tradizionale. Infine la
produzione biologica richiede più
manodopera con una professionalità diversa e particolare, perché ad esempio
occorre sapere quali insetti utili impiegare al posto dei prodotti
fitosanitari. Sta però per entrare in vigore un nuovo regolamento 848, che scatterà con il 2022, che assoggetterà nuovi settori alla produzione bio, ad
esempio il miele, e introdurrà la possibilità di certificazioni di gruppo e sui
prodotti finali come il vino bio. Infine molto importanti per la nostra realtà
sono le produzioni parallele con deroghe temporanee per le aziende in
conversione, per cui nella stessa potranno coesistere produzioni in parte bio e
in parte no. Ultimo aspetto è dato dai biodistretti,
aree geografiche in cui tutti condividono l"impegno per una gestione
sostenibile delle risorse locali.
