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Uscire dal clericalismo

Con il tempo, si è creata una chiesa troppo legata alla gerarchia

Uscire dal clericalismo

VALLI DEL NOCE. Da cristiani stiamo attraversando un tempo, che mai avremmo pensato di vedere. Siamo agghiacciati nel venire a conoscenza dei crimini commessi dal clero. In molti Paesi preti e religiosi sono stati accusati e condannati per pedofilia e persino qualche vescovo ha scelto di ignorare la sofferenza dei più fragili per proteggere un"immagine menzognera dell"istituzione. Si pensi a quanto accaduto in Francia, negli Stati Uniti, in Canada. Il vescovo di Monaco e Friburgo Reinhard Marx aveva rassegnato le dimissioni, ammettendo il fallimento della Chiesa cattolica nella lotta contro la pedofilia del clero. Con coraggio il cardinale aveva spiegato le motivazioni del suo gesto; di fronte ad alcuni rappresentanti della chiesa che non vogliono accettare questa corresponsabilità , commenta il porporato, si blocca qualsiasi tipo di riforma e innovazione per quanto riguarda la crisi legata all"abuso sessuale. «Invece dei colpevoli, a essere riprese sono state le vittime ed è stato imposto loro il silenzio». È una denuncia fortissima, fatta dal presidente della Conferenza episcopale tedesca, che con chiarezza indica come «gli abusi sessuali nei confronti dei bambini e dei giovani sono in non lieve misura dovuti all"abuso di potere nell"ambito dell"amministrazione».   

Si potrebbe obiettare che questo discorso sugli abusi sessuali poco c"entra con il clericalismo. Eppure papa Francesco ha indicato proprio la causa proprio nel clericalismo, che invita a combattere. «Dire no all"abuso significa dire con forza no a qualsiasi forma di clericalismo». E cos"è il clericalismo? Semplificando molto potremmo dire che è quel modo di esercitare il ministero sacerdotale fatto di supponenza, di intoccabilità , di superiorità , derivante dal fatto che la loro missione viene direttamente da Dio.

E dunque chi può mettersi contro Dio? Quando un prete o un religioso compiva un abuso, i suoi superiori agivano non andando a fondo del problema, ma trasferendo l"accusato in altra parrocchia o convento. Il motto era: tacere, sopire, trasferire! E così lungo il corso della storia il ministero sacerdotale si è a poco a poco appropriato di un"autorità assoluta nella chiesa, lasciando sempre più ai margini il compito e le responsabilità di tutti i battezzati. Il sacerdote divenne l"uomo del sacro, staccato dalla normalità del mondo. Sotto questa sua autorità nascondeva anche il suo possibile abuso di potere. Dunque «è urgente che i cristiani riscoprano insieme il senso della loro libertà e tutta la portata della loro responsabilità » (Hervé Legrand, Michel Candessus: Una Chiesa trasformata dal popolo). Si è ancora lontani da quanto raccomandato dal Concilio Vaticano II: «I pastori, aiutati dall"esperienza dei laici, possono giudicare con più chiarezza e opportunità sia in cose spirituali che temporali; e così tutta la Chiesa, forte di tutti i suoi membri, compie con maggior efficacia la sua missione per la vita del mondo». (Lumen gentium 37). Nel libro sopra citato, scritto da una serie di soggetti appartenenti al mondo della politica e della impresa, della amministrazione della giustizia e della psicologia e dell"assistenza sociale, si pone in evidenza anche come il modo di vedere e di descrivere il mondo da parte di troppi operatori ecclesiali come materialista, relativista, secolarizzato ecc.

impedisce di fatto di valorizzare gli apporti positivi portati dal cristianesimo e dal suo insegnamento.

Negli ultimi secoli si è creata una chiesa dove tutto è demandato alla gerarchia. E questo è stato l"inizio di una dissociazione tra laici e clero: i primi dovevano soprattutto obbedire, agli altri il compito di comandare. E così (succede ancora) molti preti, soprattutto giovani, sono poco disponibili a collaborare con i fedeli. Nelle parrocchie si aspettano che i Consigli pastorali confermino le loro decisioni. Ma come uscire da questo sistema? Come cominciare un cammino nuovo? Qualcuno suggerisce una soluzione oggi condivisa da molti: «Forse è giunto il momento che le vie della chiamata al ministero siano allargate. La tradizione lo permette. La Chiesa dovrebbe prepararsi a ordinare uomini sposati che hanno dato prova della loro maturità cristiana».                                                                                                                 

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