"Judit, Judit, Judit", urlavo sconvolta. "Mi hanno separato dalla mamma, la mamma, la mamma" ripetevo mentre venni spogliata, e cadevano le mie trecce con i fiocchi e venivo rasata, disinfettata, rivestita con una lunga palandrana grigia, zoccoli di legno ai piedi e sul collo appeso un numero 11152, da allora il mio nome". Scrive così nel libro della sua prigionia in un campo di concentramento intitolato "Il pane perduto", Edith Bruck, ungherese, che nel 1944, poco più che bambina, fu portata ad Auschwitz.
Qual è il valore di una bambina? Quanto vale una persona per chi non conosce pietà , ma solo disprezzo per chi crede di razza inferiore? Razza, vocabolo che non dice niente, che dal punto di vista scientifico designa qualcosa che non c"è. Razza, parola che evoca atrocità inaudite, ferocia e bestialità . Così come con lucidità viene raccontato poche righe dopo. Di fronte a una bambina che piange disperatamente perché strappata dalla madre, la Kapo del blocco, una donna polacca, la fa scendere dal letto a castello dicendole: «Vieni, ti faccio vedere io dove è tua madre». E le fa vedere il fumo che esce da un camino e le chiede se sente la puzza di carne umana. Perché sua madre era diventata sapone"¦
Ecco quanto vale una persona per chi è soltanto odio che si esalta nella sua presunta superiorità : un pugno di cenere, due volute di fumo e forse un pezzo di sapone.
La giornata della memoria è un grido di ribellione verso tutto questo, contro un mondo incapace di cogliere in ogni donna e in ogni uomo semplicemente un compagno di viaggio. Quanto può cadere in basso l'umanità . Nel giorno della Memoria ricordiamo i crimini contro l"umanità del passato. Ma insieme abbiamo il dovere di denunciare uguali crimini del presente. L"Europa sembra ammutolire di fronte agli attacchi antisemiti che negli ultimi anni stanno crescendo in modo preoccupante. Si tratta di una violenza che colpisce tutti, anche i bambini. Soltanto pochi giorni fa un ragazzino di dodici anni è stato insultato, preso a calci e sputi a Livorno, perché era ebreo.
È finalmente giunto il momento di denunciare con forza e coraggio ogni discriminazione a causa del genere, dell"origine etnica, dell"orientamento sessuale. Anche la religione deve assumersi tutte le responsabilità , non deve aver paura di proclamare che ogni donna e ogni uomo ha uguale dignità nella società e davanti a Dio! Ricordo le parole chiare di Elie Wiesel, premio Nobel e sopravvissuto all"olocausto: «Giuro che non rimarrò mai nel silenzio, ovunque gli esseri umani subiscano sofferenze e umiliazioni. Dobbiamo schierarci, sempre». E schierarci è importante anche ai nostri giorni, perché anche oggi la memoria della shoah è vilipesa e oltraggiata.
Non c"è solo chi nega l"esistenza dei lager nazisti. Esiste anche chi paragona l"orrore dell"Olocausto con la campagna vaccinale che salva vite umane dal flagello del Covid. È una strumentalizzazione squallida e folle.
Voglio terminare ricordando ancora cosa scrive Edith Bruck al termine del suo libro; in una "lettera a Dio" scrive: «Ti prego, per la prima volta ti chiedo qualcosa: la memoria, che è il mio pane quotidiano, per me infedele fedele; non lasciarmi nel buio, ho ancora da illuminare qualche coscienza giovane nelle scuole e nelle aule universitarie, dove in veste di testimone racconto la mia esperienza di una vita. Dove le domande più frequenti sono tre: se credo in Te, se perdono il Male e se odio i miei aguzzini. Alla prima domanda arrossisco, come se mi chiedessero di denudarmi, alla seconda spiego che un ebreo può perdonare solo per se stesso, ma non ne sono capace perché penso agli altri annientati, che non perdonerebbero mai. Solo alla terza ho una risposta certa: pietà si, verso chiunque, odio mai, per cui sono salva, orfana, libera e per questo Ti ringrazio"¦ nella preghiera Adonai, nel quotidiano Dio».
Abbiamo tutti bisogno di imparare a non odiare. E forse, ancora di più, di ricordare.
