VALLI DEL NOCE. Beni di prima necessità che potrebbero mancare e prezzi alle stelle per quelli che si trovano. Sono i primi effetti della guerra in Ucraina che si sommano al rincaro del costo dell"energia e del carburante.
Così anche in diverse zone del Trentino si è registrato nei giorni scorsi la corsa al supermercato per accaparrarsi scorte di alimenti come farina, zucchero e sale.
Fenomeno che non ha mancato di interessare anche le Valli del Noce. In particolare, facendo un giro per i negozi della grande distribuzione di Cles, si notano gli scaffali vuoti di olio di semi "“ girasole, arachidi o di semi vari - spesso accompagnati da un cartello che invita la clientela ad acquistare massimo due pezzi per scontrino. Cresce quindi la preoccupazione nella popolazione che possa saltare la catena di approvvigionamento italiana e che gli scaffali dei supermercati rimangano vuoti.
Nei
giorni scorsi, Assitol, l"associazione italiana dell'industria oleariari, ha
lanciato l"allarme: "Entro la fine del mese, le scorte di olio estratto dai
semi di girasole sono destinate a finire".
Il conflitto, infatti, avverte l"associazione,
rende difficile l"approvvigionamento di materia prima e, di conseguenza,
l"attività delle singole imprese. La chiusura dei porti sul Mar Nero ha
bloccato gli scambi dei due maggiori produttori mondiali di girasole, l"Ucraina
e la Russia, che riforniscono l"industria europea, Italia compresa,
esclusivamente via mare. Le navi che trasportano olio o semi di girasole sono
tutte ferme, in particolare presso Mariupol e Odessa, centri nevralgici del
commercio via mare.
La questione non è irrilevante: il girasole è la base
essenziale di numerosi filoni produttivi, alimentari e non, dell"economia
italiana. Si va dall"olio alle farine per uso zootecnico e alle oleine ed è impiegato
nella produzione di conserve, salse, maionese, condimenti spalmabili, tutti
prodotti destinati alla grande distribuzione alimentare oltre che nel settore dolciario
e in panificazione.
