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Fonti rinnovabili, accumuli e bioenergie in Trentino e in Alto Adige

Se ne è parlato al Festival dell"Economia di Trento

Fonti rinnovabili, accumuli e bioenergie in Trentino e in Alto Adige

TRENTO.  Due esperti del settore acqua (Alberto Bellin e Maurizio Righetti) e due del legno (Giovanni Giovannini e Alessandro Dolecetti) hanno dialogato con Davide Tabarelli (presidente di Nomisma Energia) nella sala conferenze del Dipartimento di Economia di fonti rinnovabili e bioenergie in Trentino e in Alto Adige, tematiche che devono fare i conti con il cambiamento climatico e tutti i problemi ad esso collegati.

L"apertura dell"incontro è stata dedicata alla spiegazione dell"esperto Alberto Bellin (docente dell"Università di Trento) di come il settore idroelettrico si è evoluto nel corso degli anni e del suo ruolo nel futuro. Esso è stato avviato a fine "800 con alcuni impianti di piccole dimensioni costruiti dalle comunità locali, ottenendo un significativo impulso nel primo e secondo dopoguerra, fino alla maturità raggiunta agli inizi degli anni "70.

L"acqua è un bene prezioso, da sempre conteso, tanto da venire chiamata "oro blu".

"Va fatta una scelta su chi e cosa favorire" ha detto Bellin, secondo il quale "è sbagliato puntare su una sola energia, ma serve diversificare, anche per non depauperare una unica risorsa".

Giovanni Giovannini, dirigente del servizio forestale della Provincia Autonoma di Trento, ha spiegato al pubblico come per il Trentino - dove oltre il 60% del territorio è coperto da foreste - l"utilizzo del legno abbia sempre avuto un ruolo di eccellenza e continui ad averlo, come dimostrato dallo sviluppo di segherie e imprese boschive. "Merito di una politica lungimirante che ha investito tanto per avere una gestione forestale sostenibile. Le foreste hanno un ruolo sociale, economico e ambientale e vanno gestite, anche con le infrastrutture".

La distruzione causata dalla tempesta Vaia e la proliferazione del bostrico sono due criticità importanti per il territorio. La riforestazione, secondo Giovannini, va bene solo fino a un certo punto. "Solo il 20% di quanto distrutto da Vaia verrà rimboscato dall'uomo, il resto dovrà ricostruirsi con boschi naturali che cresceranno in modo autonomo, per poter rispondere ai cambiamenti climatici e al clima del domani".

Sul bostrico è intervenuto anche Alessandro Dolcetti, esperto in economia forestale, che ha collegato la proliferazione dell"insetto - che sfrutta le debolezze degli alberi "stressati" da Vaia - alla carenza di acqua. "L"Unione europea sostiene che l"utilizzo di biomasse a scopi energetici rappresenta un problema, mentre il miglior impiego del legno è a fini costruttivi" ha aggiunto Dolcetti.

Si è poi parlato delle concessioni idroelettriche in Italia, l"80% delle quali andranno a scadenza nei prossimi vent"anni. "Sulle grandi concessioni la politica ha delle responsabilità enormi - ha detto Maurizio Righetti, professore di costruzioni idrauliche, marittime e idrologia alla Libera Università di Bolzano - La durata delle concessioni è importante e si collega a come cambierà il clima nel prossimo futuro. Oggi è strategico parlare di un modello diverso di idroelettrico, che va da qui ai prossimi trent"anni".

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