Si tratta di un"area di interesse anche per la cosiddetta "archeologia glaciale", specialità che mira alla salvaguardia di manufatti e resti antropici in alta quota (sopra i 3.000 mt) e che studia la relazione tra la variabilità del clima e l"intensità dell"uso umano dei paesaggi alpini.
In questo contesto si inseriscono, ormai da tempo, i cosiddetti "recuperanti", appassionati di vestigia della Grande Guerra, che si armano di strumenti, come i metal detector, per rinvenire nel terreno oggetti afferenti a quelle particolari vicende storiche oltreché a beni di natura più prettamente archeologica.
Esiste però una legislazione dedicata che, a partire dal Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio che recepisce la normativa nazionale di settore (L. n° 78 del 7 marzo 2001, "Tutela del patrimonio storico della prima guerra mondiale"), passando attraverso la Legge provinciale 17 febbraio 2003, n.
1, stabilisce regole precise per approcciarsi a questa affascinante attività che dev"essere innanzitutto svolta al di fuori di "aree archeologiche" e nei siti individuati quali "cimiteri di guerra" dove è assolutamente vietata. La raccolta e la ricerca di beni mobili di questa natura è consentita, purché si tratti di reperti e cimeli individuabili a vista o affioranti dal suolo (la legge vieta esplicitamente il distacco e l"appropriazione d"iscrizioni e cippi della Grande Guerra).
