CALDES. Le parole di un amico per chi non c"è più. Sono commosse ma pongono di fronte a riflessioni importanti quelle che Renato Daprà , amante della corsa in montagna, dedica all"amico Andrea Papi. Il giovane,26 anni, era laureato in Scienze motorie e lavorava in una nota macelleria di Croviana.
Ciao Andrea.
Stamattina pensavo di andare. "Andare", dico sempre. Se vuoi andare devi andare quando puoi andare. Ma non ce l'ho fatta, non stamattina.
Quante volte ne
abbiamo parlato? Quante volte abbiamo detto che era solo una questione di
tempo? Magari si è sentito male e solo dopo qualche animale si è imbattuto nel
suo corpo, al momento non si può escludere, ma vista la zona e la probabile
dinamica, temo che sì, stavolta non sia "andata bene".
Perché anche
in tutti gli altri casi sarebbe potuta finire male: un morso alla carotide
anziché sul cranio, un taglio da artigli alla femorale invece che sulla schiena
e Andrea non sarebbe stato il primo. Io vivo qui e faccio lo stesso sport,
sicuramente lui andava più forte di me ma fa poca differenza. Quante volte ho
detto e scritto che di là senza motosega non ci andavo? Quante volte ho anche
detto che dover rinunciare al bosco di fronte a casa era ed è oltremodo
seccante ed ingiusto? Quante volte ho detto che va bene che ci siano, ma che la
proliferazione incontrollata non è affatto positiva, e che la mancata gestione
(che significa contenimento numerico e possibilità di difendersi - con lo
spray) rischia di far perdere tutti, uomini e orsi? Io non sono
nessuno.
Non ho la visita sportiva, non ho mai fatto una gara, fumo, ho 50 anni
e sono un ex obeso. Io, per me, ho sempre accettato il rischio evitando a
malincuore le zone dove il rischio è maggiore. Ma mi chiedo come sia possibile
accettarlo come comunità . Ricordo a tutti che tra le Contre e il Grum potrebbe
succedere a chiunque, comprese famiglie con bambini. È successo ad
Andrea e io ho il cuore a pezzi. Il dolore è anche
più forte della rabbia. Ma non so se sia per tutti così, non qui. Ciao Andrea, ciao.
