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Gesù che nasce parla alla Chiesa?

Viviamo troppo di religione e tradizioni religiose, che offuscano il cammino della fede. La riflessione domenicale

Gesù che nasce parla alla Chiesa?

Quest"anno, più degli anni passati, mi chiedo se noi cristiani e la chiesa nel suo insieme siamo disposti ad ascoltare Gesù nel suo Natale. Mi permetto di aver qualche dubbio. Viviamo troppo di religione e tradizioni religiose, che offuscano il cammino della fede.

Gesù è già nato e continua a parlarci negli avvenimenti della storia e che anche noi possiamo vivere.  Ho letto in questi giorni cosa pensa di Gesù lo psichiatra, che si dice non credente, Vittorino Andreoli: «Bisogna parlare di più di Gesù: è un esempio straordinario per tutti di come dovrebbe essere l"uomo, a prescindere dalla fede. Un uomo che segue i principi fino alle estreme conseguenze. Gesù mi ha accompagnato in ogni momento della vita e in ogni mio cambiamento: mi è sempre stato accanto, come un"ombra». Il professore afferma che «il sacro è parte della civiltà : è uno di quelli che Platone chiamava i principi primi, quelli che fanno parte dell"uomo». Ma è preoccupato, perché, sostiene, quei principi stanno scomparendo. «Chi si batte per loro? Pochissimi. Ci vogliono più processioni, più voci che gridano nel deserto.

I principi primi non sono genetici e vanno trasmessi alla generazione successiva, altrimenti in poco tempo diventeremo barbari». «I credenti», dice Andreoli, «sono quelli che hanno avuto e hanno esperienza di Dio, perché la religione è esperienza. I non credenti sono quelli che non ritengono di aver avuto questa esperienza ma sanno che ci può essere. Io sono tra loro». Ma poi, in modo del tutto spiazzante, aggiunge: «Se ci fosse questo incontro, in un secondo passerei da non credente a credente. Io ho bisogno dell"esperienza di Dio. La sto attendendo ogni giorno con fede». (Credere, dicembre 2023).

Ho letto e riletto questa riflessione e mi sono chiesto, rivoltandomi nel letto, perché dormo davvero poco, se ci sono in mezzo a noi, nelle nostre famiglie cristiani che si impegnano in questo.

So, per la verità , che viviamo tutti in una società molto complessa, che non sempre è possibile conoscere la verità di quello che accade, che gli organi di comunicazione (stampa o Rai) andrebbero letti tutti, per scoprire parte almeno della verità , per non parlare di altri strumenti cosiddetti di comunicazione. Sarebbe già un passo avanti sapere con precisione cosa comunicano.

Tornando al messaggio di Gesù e a chi lo dovrebbe ascoltare, mi chiedo: cosa ci vuole comunicare Gesù con la celebrazione del Sinodo, il suo messaggio e anche le sue ardite discussioni, che non chiamo beghe solo per rispetto dell"iniziativa voluta da Francesco. Una cosa mi pare vada detta con chiarezza: le reazioni del popolo di Dio sono state caratterizzate da un interesse piuttosto debole. Nelle parrocchie si è magari formato un gruppo apposito, ma (questa è l"espressione di un mio amico che non condivido del tutto) fatto dai soliti noti e per di più chiamati a rispondere a domande lontane dal sentire comune.

Dobbiamo ammettere che c"è una agguerrita minoranza tradizionalista non solo incapace di accettare o semplicemente di riflettere le novità che da decenni i fedeli ormai si pongono. Sono problemi che nel loro ragionare hanno già trovato risposta. C"è stato chi ha usato con fin troppa disinvoltura della parola "scisma" come probabile esito delle situazioni conflittuali.

Per ora così non è stato e penso non avverrà . Il sinodo avrebbe voluto dimostrare e in parte lo ha fatto, che la Chiesa è di tutti: papa, vescovi, preti, religiosi e laici, che la Chiesa è dialogo, ascolto, cammino insieme. Ha ragione Enzo Bianchi quando scrive che occorre «cercare di impegnare in modo più esteso e convinto le comunità e le parrocchie nella riflessione e nell'ascolto reciproco su alcuni "” pochi "” temi scelti.

Non possiamo dimenticare che, secondo i dati riportati da una diocesi del Nord Italia, l'ottanta per cento non è stato coinvolto né informato su questo processo-evento così importante per il futuro della Chiesa».

Nella situazione che viviamo sempre più comunità resteranno senza messa. E dunque è proprio un dogma di fede che uomini sposati non possono essere ordinati prete? No, questa affermazione è falsa! E non dovrebbe il Sinodo insegnare il metodo grazie al quale preti e laici insieme possano discernere e stabilire cosa s"ha da fare nella Chiesa? Personalmente ne sono più che convinto. Non si potrebbe ordinare uomini sposati, dotati di una preparazione adeguata all'evangelizzazione e alla presidenza? «Uomini maturi, magari uomini che hanno esercitato il diaconato, in ogni caso uomini uxorati come accade nella Chiesa cattolica di rito orientale. Per la Chiesa latina sarebbe una novità , ma ormai nessun fedele si scandalizzerebbe nel vedere un presbitero che vive una vita di coppia e di famiglia». (Enzo Bianchi)

Oggi c"è uno sguardo nuovo anche sulla sessualità . Sciogliere certe problematiche su questo campo non è affatto semplice e facile. San Paolo, ma anche la Chiesa ha sempre chiesto ci comportarsi diversamente dai pagani. Ma perché non fare come le chiese del Nord Europa che ormai permettono la benedizione delle unioni "omoaffettive" stabili e fedeli? Sempre Enzo Bianchi si chiede: «Ma se si benedicono le stalle, gli animali, le moto e perfino le armi perché non invocare la benedizione di Dio anche su quei frammenti di amore presenti nelle storie d'amore degli umani»?  E Gesù, il Figlio di Dio che contempliamo a Natale cosa direbbe?

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