BOLZANO. Dalla battaglia contro il cibo artificiale alla riforma del lavoro occasionale a tempo determinato in agricoltura, dalla problematica dei grandi carnivori allo stop alla norma "ammazza stalle", passando per il tema della salvaguardia delle risorse idriche e la difesa della zootecnia, la necessità di investire in ricerca e dare battaglia alle folli politiche europee che mettono in ginocchio la nostra agricoltura. È stata un'assemblea partecipata e ricca di spunti quella di Coldiretti Bolzano che si è tenuta a Salorno venerdì 24 maggio. La relazione di bilancio del presidente provinciale Luca Rossi ha anticipato la votazione del bilancio, che è stato approvato all'unanimità dei presenti.
Tra gli interventi quello del presidente regionale
di Coldiretti Gianluca Barbacovi e
del direttore Enzo Bottos,
oltre che di Herbert Dorfmann,
candidato alle imminenti elezioni europee. Il presidente Rossi ha voluto "ringraziare i
colleghi Consiglieri Provinciali, il Direttore, tutti i collaboratori e, non
per ultimi, i tanti soci, che anche in quest'ultimo anno ci sono stati vicini
con la consapevolezza che, solo uniti, si potranno vincere ulteriori e
necessarie battaglie". Un passaggio fondamentale ha riguardato la recente
mobilitazione che ha portato migliaia di agricoltori al Brennero e ha dato il
via alla raccolta di firme per dire basta ai cibi importati e camuffati come
italiani e difendere la salute dei cittadini ed il reddito degli agricoltori,
estendendo l'obbligo dell'indicazione di origine in etichetta a tutti i prodotti
alimentari in commercio nell'UE. "È partita dal Brennero - ha ricordato Rossi - la
nostra grande mobilitazione per una proposta di legge europea di iniziativa
popolare sulla trasparenza di quanto portiamo in tavola.
Una proposta sostenuta
da diecimila agricoltori provenienti da tutta Italia che, in due giorni, sono
giunti alla frontiera, assieme a centinaia di agricoltori del Trentino Alto
Adige, e che grazie alle operazioni delle forze dell'ordine hanno potuto
verificare il contenuto di tir, camion frigo, autobotti in ingresso in Italia. E' stata davvero impressionante la mole di prodotti
stranieri intercettati. Dalle cosce di maiale danesi dirette a Modena che
rischiano di diventare prosciutti italiani all'uva indiana spedita a Novara,
frutta sudafricana proveniente dalla Moldavia con direzione Sicilia, preparati
industriali a base di uova fatti in Polonia e attesi a Verona. Ed anche un tir
carico di grano senza tracciabilità . Davanti all'invasione di prodotti
stranieri che mettono a rischio la salute dei cittadini e il futuro
dell'agroalimentare tricolore noi chiediamo maggiori controlli per bloccare le
truffe. È necessario anche lo stop all'importazione di cibo trattato con
sostanze e metodi vietati in Europa, come il grano canadese fatto seccare in preraccolta
col glifosato, affermando il rispetto del principio di reciprocità : gli
obblighi che vengono imposti aia produttori italiani devono valere anche per
chi vuole vendere nel mercato europeo. Nel giro degli ultimi dieci anni le importazioni di cibo
straniero sono aumentate del 60% raggiungendo il valore record di 65 miliardi
di euro.
Prodotti spesso provenienti da Paesi che non rispettano le stesse
regole di sicurezza alimentare e ambientale e di rispetto dei diritti dei
lavoratori. Il Brennero è un luogo fortemente simbolico per il passaggio dei
falsi prodotti made in Italy che invadono il nostro mercato ed è proprio da lì
che abbiamo rilanciato la nostra battaglia sulla trasparenza dell'origine in
etichetta che è un diritto dei cittadini europei. Chiediamo sia una priorità
della nuova Commissione Ue e del nuovo Parlamento dopo le elezioni europee. Con
l'avvio della raccolta firme puntiamo a smascherare il fenomeno degli alimenti
importati e camuffati come italiani grazie a minime lavorazioni, rivedendo il
criterio dell'ultima trasformazione sostanziale. Ma la campagna punta anche a mettere finalmente in
trasparenza tutti quei prodotti che sono ancora oggi anonimi e che
rappresentano circa un quinto della spesa degli italiani. Dobbiamo dire basta alla concorrenza sleale e fermare i
cibi contraffatti che passano dalle frontiere e dai porti europei. La nostra mobilitazione, in continuità con il lavoro
fatto a Bruxelles in questi mesi, prosegue a difesa del reddito degli
agricoltori e a salvaguardia della salute dei cittadini".
