“C’è un ragazzo che tenta di spegnere l’incendio, ma è da solo”. Probabilmente ce lo siamo detto tutti, mentre guardavamo impressionati e commossi le immagini della tragedia di Crans Montana.
Quaranta vittime, molti altri in condizioni disperate, un clamore mediatico enorme. Ovviamente, immagini girate con gli smartphone a riempire le tv e internet. In esse sono ripresi i momenti immediatamente precedenti la tragedia, quel flashover che non ha dato scampo a tante persone, intrappolate in un ambiente che le indagini chiariranno se fosse stato a norma o meno.
In tutto questo, una sola persona che tenta, ingenuamente, nient’affatto in preda al panico, di spegnere le fiamme appena divampate. Coraggioso, imprudente, inconsapevole? Sicuramente solo.
Un eroe dei nostri tempi, come osserva un vigile del fuoco di lungo corso, Tiziano Brunelli, già comandante dei pompieri di Cles. “Lo abbiamo visto tutti, commovente e solitario, inconsapevole che tutto ormai era deciso e che da quella situazione non vi era scampo. Dal momento in cui le fiamme erano partite, era questione di pochi minuti…”. L’occhio acuto coglie dalle immagini altri dettagli: “Si vedono le parti incendiate gocciolare, segno evidente di una scarsa protezione ignifuga, ma su questo saranno le indagini a dire una parola definitiva”. E a quanti pontificano sul perché non sono fuggiti subito, la risposta è semplice: “Se vedete una fiamma, fuggite urlando? O più probabilmente – spiega Brunelli – aspettate fiduciosi che arrivi qualcuno con un estintore o un secchio d’acqua? Arriverà qualcuno, potreste dirvi, anche senza avere il coraggio o la prontezza di agire in prima persona.
Tuttavia, quei pochi attimi di attesa sono fatali, dato che il flashover e solo questione di pochi istanti… E allora non vi è più salvezza”.
Il pensiero di Brunelli resta a quel ragazzo che agita sulle fiamme quel maglione bianco: eppure ci prova, da solo, rinunciando alla salvezza che solo una immediata fuga precipitosa, probabilmente con gli amici più vicini, avrebbe potuto consentire. “Trovo che di questo ragazzo senza nome e, probabilmente oggi senza vita, non si sia parlato abbastanza: quel suo gesto solitario non dovrebbe essere dimenticato”.
