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Il Meteo

Quando il Noce scompariva sotto la neve e il ghiaccio

Attraversiamo insieme La Piccola Era Glaciale

Quando il Noce scompariva sotto la neve e il ghiaccio
  • Giacomo Poletti
  • ven 01 mag 2026 10:06

Aprile…non ti scoprire: fra picchi di caldo anomalo e qualche abbassamento di temperatura, il mese primaverile per eccellenza sta ormai per finire, confermando tutto sommato il trend di addolcimento del nostro clima, che sta vedendo, a seguito dell’aumento di gas serra, una sempre maggiore precocità che si riflette ad esempio anche nei cicli fenologici delle piante.

Nella puntata di oggi però ci “divertiamo” col freddo e cerchiamo di capire, frugando negli archivi storici, come fosse il clima del Trentino nel lontano passato, diciamo qualche secolo fa. Un passato precedente alle prime rilevazioni meteorologiche: a farla da padrone in questo caso non possono che essere le testimonianze scritte del tempo. Facciamo allora un viaggio nella famosa PEG, la cosiddetta Piccola Era Glaciale, che consistette in un raffreddamento progressivo, registrato in tutta Europa, fra il 1300 e il 1850 circa. Alcuni studiosi la restringono fra il 1550 e il 1700.

 In realtà ci furono tre principali sottoperiodi freddi centrati rispettivamente attorno al 1650, al 1770 e al 1850. Le cause del raffreddamento sono state identificate dai climatologi: in primis, ci furono 4 grandi eruzioni di “innesco” della fase fredda fra il 1275 e il 1300: offuscarono l’atmosfera in modo sufficiente per avviare un raffreddamento. Vi fu poi un lungo periodo di scarsa attività solare (ben documentata dal basso numero di macchie solari rilevate ad esempio nelle serie storiche cinesi; il più famoso di questi minimi è quello cosiddetto di Maunder, dal 1645 al 1715).

C’è inoltre un ulteriore fattore che potrà stupire: la diminuzione della CO2 atmosferica dovuta alla rapida scomparsa, a seguito dei virus portati dagli europei, delle popolazioni sudamericane. L’ecatombe portò ad una rapida riforestazione dei terreni agricoli e quindi al “sequestro” di CO2 dall’atmosfera in modo percepibile a livello globale; esattamente il contrario di quanto sta accadendo oggi, con la CO2 che aumenta di 3-4 parti per milione ogni anno.

Il clima, in pochi secoli, divenne davvero rigido.

 I ghiacciai alpini avanzarono, arrivando a quote oggi impensabili, fino a 2300/2500 m in tutto il Trentino, dall’Adamello al Cevedale fino alla Marmolada. Qualche morena non vegetata che osservate oggi a quelle quote costituisce la memoria dell’ultima espansione ottocentesca. In inverno la neve era una costante e il Noce spariva sigillato sotto il ghiaccio per mesi. Non ci credete?


Nella foto: la Senna ghiacciata a Parigi nel 1880

Vediamo alcune testimonianze, concentrandoci sul solo mese di aprile di quei periodi: il 25 aprile del 1399, ad esempio, nevicò a Milano e a Verona con accumulo. Il 22 aprile 1595 nevicò basso (sotto i 500 metri di quota) sulle colline…toscane! L’aprile del 1600 a Venezia fu rigido e nevoso: nella città lagunare nevicò due volte con accumulo consistente, il 10 e poi il 25 aprile. Dal 4 al 6 aprile 1701 nevicò in tutte le città toscane: “la mattina del 4 aprile ci trovammo a Siena con la neve all' altezza di un palmo" si legge in un manoscritto conservato nella città toscana. La primavera del 1740 è descritta dalle cronache dell'epoca come l’ennesima stagione fredda, con le montagne piene di neve fino a maggio inoltrato. Giano Planco, un uomo di scienza dell'epoca, scrisse: "se durano questi tempi freddi, con nevi e ghiacci, stenteremo a macinare". Nell’aprile del 1812 a Udine la temperatura raggiunse i -4,8° il giorno 10, mentre l’11 aprile nell’archivio della cattedrale di Bagnoregio si legge che a Viterbo “venne tanta neve che durò tre giorni”. E ancora, in tempi più recenti, dal 17 al 19 aprile 1838 nevicò a Ferrara dove, secondo un cronista del tempo, “il freddo fu intenso, e le brinate micidiali”.

post-img

Se non vi bastasse, pensate agli inverni. Nel febbraio 1709 la parte settentrionale del Lago di Garda si ghiacciò così tanto che poterono passarci i carri. Altri congelamenti minori del lago durante la PEG si ebbero nel 1470, nel 1548 e infine nel 1789.

Da allora, si sono avuti solo piccoli congelamenti di tratti costieri durante inverni dell’ultimo secolo che noi ricordiamo per il freddo estremo (1929, 1956 e 1985) ma che evidentemente era poca cosa rispetto alla PEG. Possiamo immaginare cosa poteva accadere nelle nostre valli; temperature fino a -20° dovevano essere frequenti, con punte anche al di sotto visti i primi valori misurati nelle principali città europee durante quegli inverni. Basti pensare che nell’inverno 1709 Parigi toccò i -23,1° in centro città, Venezia arrivò a -17,5° e Berlino a -29,4°: chissà Cles e Malè dove arrivarono!

I fiumi europei, naturalmente, gelavano con frequenza. Vi lascio quindi con un’immagine della Senna a Parigi ben congelata nel 1880, quando si era già superato l’incredibile periodo della PEG!

Alcune fonti utilizzate per il testo: pagina Facebook “Storia del Clima” e Wikipedia (pagine: https://it.wikipedia.org/wiki/Piccola_era_glaciale e https://it.wikipedia.org/wiki/Ondata_di_freddo_dell%27inverno_1709).

 
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