La primavera è la stagione delle brezze: non sempre molto amate (spesso quando mi chiedono delle previsioni, la prima domanda è: "ci sarà vento?") ma indubbiamente sono una caratteristica della stagione.
Vediamo allora come si formano e quali sono le condizioni ideali per avere, soprattutto al pomeriggio, un'atmosfera ventilata.
Come vediamo dall'immagine, le brezze nascono per motivi termici, sono generate cioè dal riscaldamento diurno e dal raffreddamento notturno del suolo. Facciamo l'esempio di una giornata di bel tempo primaverile: al mattino il sole sorge e comincia, con i suoi raggi, a scaldare i versanti delle montagne; prima quelli aperti verso est, poi col passare delle ore, anche il fondovalle e i versanti esposti a ovest. Durante la mattina, quindi, l'aria sui versanti e le valli si riscalda sotto il sole.
Per la legge dei gas, essa tende a dilatarsi (le sue molecole accrescono la propria energia e si muovono più velocemente, aumentando il volume necessario per contenerle).
L'aria calda, così, proprio come fa una mongolfiera, sale sopra le valli lasciando un "vuoto" che viene colmato dall'arrivo di aria dal basso: ecco nata la brezza pomeridiana, detta brezza di valle poiché risale le valli. Anche nelle valli del Noce, ovviamente, la sentiamo.
In val di Non, non particolarmente intensa essendo la valle larga; spesso più gagliarda in val di Sole da Malé in direzione Vermiglio e poi in tutte le valli secondarie, come la val di Rabbi e la val di Peio. Dopo il tramonto, la brezza va a svanire progressivamente.
E durante la notte il flusso si inverte: se il cielo è sereno, il terreno perde calore a partire dalle alte quote e raffredda l'aria a contatto, che prende così ad appesantirsi (sempre per la legge dei gas, l'aria fredda perde energia e le sue molecole rallentano "impaccandosi").
Ecco quindi che si attivano dei flussi discendenti da ogni vallecola (le brezze di versante) che si raccolgono come un fiume nella valle: la brezza di monte, anche detta brezza di drenaggio che spira di notte e all'alba, di solito più debolmente, da Vermiglio verso Malé e in val di Non in direzione Rocchetta.
Questo è lo schema generale: ogni valle ha le proprie brezze di monte e di valle. Spesso basta un dosso o un promontorio per deviarne, rinforzarne o indebolirne il flusso localmente. E ai piedi delle valli strette o delle gole la brezza di monte si fa sentire perché è convogliata e accelerata.
Le brezze termiche hanno una serie di caratteristiche particolari. Innanzitutto, "partono" lungo tutta la vallata quasi in contemporanea, a differenza delle brezze di mare o di lago (come l'Ora del Garda) che invece sono una sorta di fronte, di "muro", che avanza linearmente. Le brezze sono favorite da giornate serene quando è massima la differenza fra il riscaldamento diurno e il raffreddamento notturno, e sono invece smorzate dalle giornate nuvolose.
Un piccolo "segreto": le brezze diurne sono spesso molto più vivaci a inizio primavera o comunque durante periodi freschi in quota, perché in tal modo l'aria calda dal suolo può salire in maniera più vigorosa verso l'alto grazie alla differenza di densità. Se vedete dei cumuli ingrandirsi molto sulle cime dei nostri monti, potete stare certi che è in corso un vigoroso "pompaggio" di aria verso l'alto e che quindi le brezze saranno sostenute. Giornate invece "troppo belle", con l'anticiclone dominante e nessuna nube in cielo, "soffocano" le brezze termiche: in questi casi l'anticiclone porta dei moti d'aria discendenti che contrastano la brezza di valle. Le brezze ovviamente scompaiono anche se i venti sinottici - cioè a grande scala - sono troppo forti.
Ad esempio, quando entra il forte fohn da nord la brezza viene "spazzata via".
Le brezze hanno una stagionalità netta: durante l'inverno il sole è troppo basso e debole per poter attivare al pomeriggio la brezza e diventa quindi dominante - anche in val d'Adige ad esempio - la brezza da monte per quasi tutte le 24 ore. La brezza di valle fa il suo esordio fra marzo e aprile nelle giornate più belle, per poi prendere forza ed avere il picco in piena primavera. Si spegne progressivamente verso ottobre.
Le brezze, in realtà, non miscelano particolarmente l'atmosfera dato che la massa d'aria risale le valli di giorno e le ridiscende di notte. Un'ultima differenza importante va infine sottolineata fra l'Ora del Garda, che, come visto prima, è una brezza di lago che avanza come un fronte durante il pomeriggio, e le brezze di valle. Nascono spesso alla stessa ora e molti quindi, anche al di fuori della val dei Laghi, in Trentino pensano che l'Ora del Garda arrivi un po' ovunque. In realtà l'Ora del Garda si distingue facilmente perché porta ad un calo di temperatura (nonostante arrivi nelle ore centrali del giorno) e ad un aumento di umidità, dato che proviene dalla superficie fresca del lago. Cosa che la brezza di valle non causa: occhio quindi al termometro e all'igrometro. Nelle valli del Noce l'Ora del Garda non arriva. In dialetto trentino, spesso le brezze vengono chiamate "aria" (a Trento si dice "gh'è l'aria") mentre il vento da nord viene chiamato "el vent". Questa particolarità dialettale (chiamare l'Ora "l'aria" e il vento da nord "el vent") è caratteristica della valle dei Laghi, dove il numero di ore con vento da nord, nel corso dell'anno, è maggioritario: da qui il simpatico soprannome di val del Vent.
