I temporali sono una macchina termica pazzesca, ma anche degli enormi rimescolatori d’aria! Oggi vedremo diverse curiosità sulla chimica dei temporali e sugli straordinari effetti che hanno sull’aria che respiriamo.
Vi anticipo già, invece, che nella puntata di luglio ci dedicheremo ai cosiddetti sistemi antigrandine per scoprire se funzionano oppure no (spoiler: i sistemi attivi no, ma vedremo perché).
A tutti sarà capitato, dopo un temporale, di uscire e sentire un’aria finalmente fresca, pulita, non certo stagnante e afosa. Molti, però, non sanno a cosa sia dovuto questo “odore di buono”, a volte quasi dolciastro e pungente che tante volte percepiamo dopo nubifragi e rovesci.
Si tratta nientepopodimeno che dell’ozono, sostanza usata anche per sanificare (ve la ricordate ai tempi del Covid?) stanze e abitacoli. E da dove arriva?
Da due sorgenti: la prima, la più importante, è quella dell’alta atmosfera. A quote di 9.000-10.000 metri la presenza di ozono in atmosfera diventa importante ed ha il noto effetto di proteggerci dai raggi UV. Le correnti ascensionali del temporale raggiungono quelle quote e successivamente, con le precipitazioni, riescono a “tirare giù” quell’aria verso il suolo.
La seconda fonte di ozono è data da fulmini, che con il loro poderoso calore (fino a 30.000°C) riescono a dissociare ossigeno e azoto (ne riparleremo fra poco) formando biossido di azoto. Con la luce solare il biossido di azoto può dissociarsi e riformare ozono. Da qui l’odorino, appunto, di “pulito”, di disinfettato. Certo, il temporale è un fenomeno naturale: avrete sentito che in generale l’ozono in bassa atmosfera è considerato tossico perché ha la capacità di ossidare velocemente i tessuti biologici portando a problemi respiratori e infiammatori. Fortunatamente, se non è continuamente rigenerato come inquinante secondario da una massa d’aria piena di smog, la sua durata in aria è solo di pochi minuti.
Una curiosità: alcune vecchie stampanti rilasciavano ozono, provocando appunto un odorino tipico, simile a quello dell’aria pulita. D’altro canto, l’etimologia di ozono, scoperto nel 1840, deriva dal verbo greco ὄζειν (ózein) cioè "avere odore". Ma non è finita qui. Perché i temporali, oltre a “spammare ozono”, concimano! Già, come abbiamo già detto, l'altissima temperatura di una scarica (fino a 30.
000 °C!) può rompere oltre all’ossigeno anche il triplo legame della molecola di azoto dell'aria (N₂).
Dopo il fulmine, l'azoto libero reagisce quindi con l'ossigeno formando ossidi di azoto, che attraverso successive reazioni formano l'acido nitrico (HNO₃). Se finisce disciolto nella pioggia, questo raggiunge il suolo liberando ioni nitrato (NO₃⁻) una forma di azoto assimilabile dalle piante!
Se vedete le piante verdi e “rinate” dopo un temporale, eccone il motivo! Come sarà noto a molti, l’azoto, pur essendo in concentrazione del 78% in atmosfera, non è assimilabile direttamente dalle piante vista la forza del suo legame (tanto che lo si deve dare con i concimi).
Il principale contributo alla fissazione dell'azoto è comunque dei microorganismi del terreno, però...non è del tutto trascurabile anche l'effetto dei fulmini! I temporali sono gli spazzini, ma anche i contadini della natura! Ci risentiamo a luglio!
