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Il Meteo

Il vento soffia di più di una volta?

Nelle valli del Noce cresce la sensibilità verso il tema dopo Vaia. Ma cosa sta cambiando davvero e quali sono le situazioni più pericolose?

Il vento soffia di più di una volta?
  • Giacomo Poletti
  • mar 06 ott 2026 10:05

Oggi tocchiamo un tema su cui molti sono diventati molto sensibili: quello del vento. Perlopiù odiatissimo, personalmente dopo Vaia ho notato una paura crescente delle persone verso il rischio di danni da vento. Ma d’altro canto, vivendo in Valsugana proprio in una delle zone più colpite, si tratta di un timore comprensibile. Ma nelle valli del Noce, quali sono le situazioni più a rischio per il vento? Innanzitutto dobbiamo distinguere fra tre grandi tipologie di vento: andando in ordine crescente di rischio, abbiamo le brezze di valle e di monte, locali, ovviamente e perlopiù innocue, ma importanti perché soffiano gran parte delle ore dell’anno caratterizzando il nostro clima. Ci sono poi i venti di natura sinottica, cioè dovuti a cambiamenti di pressione su scala continentale, come il föhn. E infine, per pericolosità, spiccano le raffiche scaturite dai temporali, capaci di grandi danni seppure perlopiù localizzati.

Voglio partire dal vento più frequente, le brezze termiche. Come molti di voi sapranno, la radiazione solare durante il giorno scalda il suolo e l’aria a contatto con esso, riscaldata di conseguenza, si espande e diventa meno densa, prendendo a salire verso l’alto come una mongolfiera. Si tratta delle termiche: spesso, arrivate a una certa quota, si raffreddano così tanto da condensare in nuvole. E infatti la prima regola per chi vola a vela (parapendio, aliante, deltaplano) ma anche per chi semplicemente va in montagna, è proprio osservare la formazione durante le mattine di sole dei primi, piccoli cumuli sulle cime: in quel caso, vuol dire che la brezza di valle (proviene da valle) è completamente sviluppata lungo i versanti fino alle cime dei monti. Di notte, il raffreddamento del terreno ha invece l’effetto inverso e il venticello spira da monte (brezza di monte) verso il basso.

Ma a questo punto la domanda è: le brezze, oggi, sono più o meno presenti che in passato? Dirlo non è facile, anche per la scarsità di serie storiche del vento. Quel che è certo, però, è che i periodi di bel tempo molto lunghi, come quelli che stiamo vivendo quest’anno, permettono al sole di riscaldare il terreno ogni giorno e quindi di “accendere” più spesso le brezze. Se le giornate fossero più nuvolose, le brezze avrebbero assai meno forza e frequenza. Attenzione però a un importante distinguo! Le alte pressioni africane ormai imperanti portano due effetti che fanno cambiare la distribuzione del vento. Perché in realtà, come molti avranno notato questa estate, se l’alta pressione è troppo forte, con i suoi moti discendenti “uccide” le termiche: le montagne appaiono sgombre dai cumuli anche in pieno giorno durante le giornate più roventi e afose, una cappa contraddistinta proprio dalla morte delle brezze, un fattore determinante per aggravare la calura delle giornate più estreme. Parafrasando un vecchio spot, quindi, “no nuvole sulle cime, no brezze”.

Ma l’alta pressione africana, con il suo lungo promontorio proteso dal Sahara all’Europa, può disporsi con l’asse sulla Francia, dirottando su di noi venti da nord. È quanto è successo nella primavera 2026, che molti agricoltori ricordando proprio per il vento continuo, secco (perché di caduta dalle Alpi) e da nord. Forse deriva proprio da qui, dalla posizione dominante dell’anticiclone, la sensazione, per molti, “che ci sia più vento di una volta”. La posizione degli anticicloni e dei cicloni in effetti determina la forza e la direzione del vento sul Trentino: di solito per noi, specie in alta val di Non, lo spauracchio maggiore è il vento di föhn, da nord o nord/ovest, che tracima letteralmente dallo spartiacque abbattendosi sui nostri versanti quando la pressione è maggiore in Austria rispetto all’Italia.

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Può essere forte, ma è raro, anche il vento da sud, quasi sempre accompagnato da piogge. Per la disposizione delle Alpi, invece, i venti da ovest e da est risultano sempre molto schermati e smorzati dai rilievi (le Alpi, d’altro canto, sono proprio disposte lungo la direttrice ovest-est). Arriviamo infine al vento cagionato dai temporali, che può essere il più problematico soprattutto perché imprevedibile con anticipo rispetto agli altri due: durante i temporali la grandine e i rovesci in caduta trascinano verso il basso aria fredda densa e pesante, che si “schianta” a terra (in meteorologia si parla di downburst o groppo) causando raffiche turbolente talvolta devastanti. Ma quasi mai, in Trentino, vediamo delle vere “trombe d’aria”, che sono un completo sinonimo di tornado: per avere dei coni rotanti servono infatti condizioni di calore e di gradiente di temperatura, oltre a spazi di pianura regolari che, in ambiente montano, sono rarissime. Spesso media e social tirano in ballo a sproposito il termine “tromba d’aria” in caso di danni da vento nelle nostre lande: una verifica dei danni, quasi sempre, consente di capire che in realtà le raffiche non avevano un andamento circolare sul terreno, ma perlopiù lineare, rettilineo, o al massimo deviato dai rilievi o dalle strutture a terra. Non che cambi molto – sempre di danni si tratta – ma vedere un tornado ben sviluppato fra i monti è una cosa quasi impossibile. Ci sentiamo fra qualche giorno per parlare delle previsioni del prossimo inverno!

Prima di entrare nell’argomento, aggiungerei una domanda ricorrente dei giorni nostri: ma ultimamente c’è più vento o meno vento che in passato? La risposta è complessa.


 
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