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Viganò e lo scisma che non fa paura

dom 23 giu 2024 09:06 • By: Renato Pellegrini

La figura del monsignore scismatico nella riflessione domenicale

In una Chiesa che ha già tanti problemi, non ci voleva proprio che anche un monsignore, Carlo Maria Viganò, da sempre contro Bergoglio e il Concilio Vaticano II, si dicesse “onorato” delle accuse che il Dicastero per la dottrina della fede gli ha mosso: delitto di scisma. Significa che si ha il sospetto (ma in realtà è ben più che un sospetto) che l’arcivescovo stia tramando contro l’unità della Chiesa e metta in discussione il suo insegnamento. Non è una novità che qualcuno cerchi di delegittimare il papa e Il suo magistero. Basti pensare a Martin Lutero o, in tempi più vicini, a Lefebvre. Ma non è lecito fare paragoni; qui le distanze sono siderali.

Viganò non ha certo la statura di chi, magari con esagerazioni, ha cercato di riformare la Chiesa di Cristo al tempo del Concilio di Trento. Una delle prime contestazioni di Viganò è stata la negazione della legittimità dell’elezione di Francesco, che dunque non sarebbe il papa voluto dallo Spirito santo. Forse all’arcivescovo sfugge che lo Spirito non agisce direttamente. Ci sono i cardinali che, attraverso valutazioni anche molto umane, fanno le loro scelte. E in quelle scelte si può vedere una qualche azione divina. Bergoglio sarebbe più o meno un “traditore” della tradizione, che però non può essere trattata come il pezzo di un museo, da ammirare e, semmai, spolverare qualche volta. La tradizione è sempre, come la Bibbia del resto, parola di uomini che parlano di Dio. Dio rimane un mistero, che non può mai essere confuso con una semplice proiezione umana. Affermare che «il Concilio rappresenta il cancro ideologico, teologico, morale e liturgico di cui la bergogliana “chiesa sinodale” è necessaria metastasi», vuol dire negare quanto scrive l’evangelista Giovanni alla fine del suo Vangelo, che Gesù fece molte altre cose che non sono state scritte. Lo Spirito continua la rivelazione attraverso la vita degli uomini.

Il Concilio Vaticano II non nega nulla di quanto è stato insegnato in passato, ma lo traduce in un linguaggio comprensibile oggi, traccia qualche sentiero su cui camminare per essere testimoni più credibili. Chi vuol vivere alla lettera la tradizione rischia di negare la sua efficacia nel nostro tempo.

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Viganò scrive: «Nessun cattolico degno di questo nome può essere in comunione con questa “chiesa bergogliana” perché essa agisce in evidente discontinuità e rottura con tutti i Papi della storia e con la Chiesa di Cristo».  

Altre affermazioni di questo arcivescovo inducono a pensare che abbia imboccata una pericolosa discesa ideologica, dove la fede al massimo può avere una inquadratura molto sfuocata. Durante la pandemia, ad esempio, ha sostenuto le idee dei complottisti no vax e varie altre teorie secondo le quali le vaccinazioni erano tappe di una dittatura sanitaria mondiale. Persino l’invasione dell’Ucraina non è altro che il riflesso di una trappola ordita ai danni di Putin; e Putin è sicuramente dalla parte della ragione.  Poi è arrivata “l’imprudenza” del Vaticano (ma è un’imprudenza evangelica, anche se con qualche incertezza!) di dare la possibilità di benedire le coppie omosessuali. Per Viganò non ci poteva essere occasione migliore che attaccare «i falsi pastori, i servi di Satana, ad iniziare dall’usurpatore che siede sul Soglio di Pietro».  Gravissimo è stato il farsi “riconsacrare vescovo” da un lefebvriano, un antisemita che nega la Shoah e sostiene che le camere a gas sono una pura invenzione. Il sostenitore di simili tesi, Richard Williamson, è stato espulso persino dai Lefebvriani; per lui come per Viganò la consacrazione episcopale della Chiesa cattolica non può essere considerata valida.

È un atto di una portata enorme, perché sconfessa un sacramento della Chiesa cattolica per riceverlo nuovamente da uno scismatico, protagonista della mancata ricomposizione dello scisma proposta da Benedetto XVI. Viganò ha dato inizio nella campagna romana al progetto dell'Eremo di Sant’Antonio alla Palanzana, vicino a Viterbo, con un titolo significativo, “Collegium traditionis”, che ricorda la cristianità cittadella contro il mondo. Lì punta ad aggregare “chierici e religiosi fatti oggetto delle epurazioni bergogliane”, costituendo un seminario parallelo a quello di Lefebvre.

«Proprio perché non inizi una storia come quella di Lefebvre e della Fraternità sacerdotale San Pio X, il Vaticano dà un avvertimento, lo richiama, e mi sembra questo già un atto di attenzione, di misericordia. Lo mette a confronto con il Dicastero della Fede per verificare se lui è ancora cattolico o si è posto fuori dalla comunione cattolica» (Enzo Bianchi).

La minaccia di uno scisma non fa però paura: Viganò non ha le forze né il seguito per realizzarlo. 

 

                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                  



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