Società Val di Sole

Don Marcello, dispensatore di fede e umanità

Il ricordo di don Farina da parte di don Renato Pellegrini

Don Marcello, dispensatore di fede e umanità

Don Marcello Farina, scomparso a 85 anni il 28 novembre scorso, lascia in tutti un ricordo incancellabile. Per me è morto un amico, un prete con il quale ho vissuto momenti indimenticabili di dialogo, di sostegno nei momenti difficili, di gioia condivisa.

L’ho conosciuto quando ero giovane prete a Trento. Subito mi ha colpito la sua parola, mai giudicante, soppesata e donata a tutti. A me bastava incontrarlo, bastava il suo sorriso, una sua battuta per ricominciare a credere nella vita e anche nella chiesa, non ostante talvolta apparisse più matrigna che madre.

La sua parola tenue, quasi sussurrata, mai imposta è stata per me motivo di rinascita, per ricominciare a testimoniare che Dio è amore, sempre, è Colui che ti apre orizzonti nuovi e non ti lascia solo a soffrire. Quanti, credenti e non credenti, ricercatori di serenità e di una parola che non era imposizione, si sono rivolti a te certi di un ascolto e di una mano tesa.

Sono stati i tuoi studenti, che hai amato senza se e senza ma, che hai stimolato e accompagnato nel non facile percorso degli studi e della vita.

Sono state le cosiddette “persone di strada”, che ti chiedevano una parola per sperare.  Ma per te non c’erano persone di strada, c’erano solo uomini e donne, creature di Dio, “grandi e fragili”, come chiami in un tuo libro.

In te io potevo assaporare la forza della spiritualità e la gioia dell’amicizia. Tutta la comunità trentina ti è grata. Lo hanno espresso tante autorità civili ai tuoi funerali, lasciando trasparire una intensa commozione per una relazione speciale.

Per te ogni persona era importante, davvero unica, davvero irripetibile. C’era un’espressione che ogni tanto ripetevi, un grazie a Dio Padre per averti «accompagnato in ogni occasione con tenerezza». Eri l’immagine di questa tenerezza! Ma eri insieme seminatore di inquietudine, capace di porre domande che aprono la ricerca, fanno maturare, rendono capaci di futuro.

Ti abbiamo invitato anche in Val di Sole (l’ultima volta a Castel Caldes) per ascoltare la tua parola che ammoniva e incoraggiava. Non indicavi vie facili, non frequentavi sentieri di superficialità. Insegnavi ad amare la realtà che stavamo vivendo. Nel tuo testamento spirituale hai ringraziato Dio «per avermi accompagnato con la sua premura e tenerezza», per avergli dedicato i tuoi giorni «con gioia e con fatica di qualche passaggio di dolore e di scoraggiamento».

Lo scoraggiamento veniva dalla chiesa, che non ti aveva capito e accolto. E questo comportamento a me sembra una tragedia, perché ha impedito a moltissimi credenti di avvicinarsi al Dio che li capisce e ai non credenti di pensare che c’è una società alternativa che sa amare e accompagnare senza alcun giudizio.

C’era una parola cara a don Marcello, quella di don Milani, che don Franco Pedrini ha ricordato nell’omelia ai suoi funerali: “i care”: mi interesso, mi prendo cura di te. Marcello, tu sapevi prenderti a cuore la situazione di ogni uomo e di ogni donna.

Lo ha riconosciuto, a me pare, anche il vescovo don Lauro, quando in S. Carlo a Trento, dove tu avevi celebrato la messa negli ultimi anni (ti avevano “cacciato” da molte chiese) ha chiesto perdono perché la chiesa non ti aveva capito. Tu sei stato un profeta! 

Voglio terminare questo mio ricordo con una preghiera composta da te per la prima domenica di avvento: ne componevi tante, ascoltando il sospiro, il dolore e le speranze degli uomini: «Non permettere che cadiamo nella tentazione dell’onnipotenza, rendici coscienti di essere unici e poveri dinanzi a te. Provoca in noi la bellezza della meraviglia, lo stupore della libertà. Solo allora potremo rinascere diventando segno di una coscienza che da Te parte e a Te si rivolge».

Ora sei nella tenerezza di quel Padre che tanto hai amato.