Società Val di Sole

Delirio di onnipotenza

A comandare sulla terra ormai pare essere la forza, le armi e la guerra. La riflessione domenicale

Delirio di onnipotenza

A comandare sulla terra ormai pare essere la forza, le armi e la guerra. Non si ha più nemmeno vergogna ad ammetterlo pubblicamente. Quando si ha “bisogno” di aumentare la sicurezza, o più probabilmente la ricchezza, si può anche invadere un altro stato, come è successo anche in questi giorni. Ogni tanto qualcuno ritiene necessario esportare la democrazia. Ed è sempre stato un fallimento evidente.

Il Venezuela sta sperimentando la liberazione da un dittatore sanguinario, Maduro; ma davvero si vuol creare più democrazia in quel Paese? Fra qualche tempo potrebbe toccare a Cuba, Groenlandia, Taiwan, Repubblica democratica del Congo e altri ancora. Alla lista se ne possono sempre aggiungere di nuovi. Perché, se come ha esplicitamente detto Trump, lui obbedisce solo a quello che la sua morale ritiene giusto, lasciando perdere il diritto internazionale, ogni stato è in pericolo. 

È stato profeta papa Francesco, chiamando questo stato di cose “guerra mondiale a pezzi”. Ciò che stupisce e che, a mio avviso, serve a gettare fumo negli occhi, è la motivazione che in questi casi si usa; una motivazione sempre positiva: lotta alla droga, ridare libertà a un popolo. Forse sarebbe più onesto ammettere che si vuole ridisegnare e controllare il futuro in una sorta di delirio di onnipotenza. Il diritto internazionale è morto, anche se forse stava già male. Basti pensare all’uso illecito della forza armata in Iran (da Israele e Stati Uniti), in Siria e Libano (da Israele), e naturalmente in Ucraina (dalla Russia).

Solo questo caso è stato apertamente condannato. Si tollerano senza troppi problemi i crimini di massa. Quanto è accaduto a Gaza per opera di Israele e quanto sta accadendo in Sudan sono esempi lampanti. Non pare esserci nessun rispetto «per il principio di autodeterminazione dei popoli e frutto delle lotte di liberazione dal giogo coloniale e dalla dominazione politica, o economica, straniera, condotte fra gli anni ’50 e ’70, e oggi implacabilmente violato in Palestina (da Israele), ma anche nel Sahara occidentale (dal Marocco) e in Venezuela (dagli Stati Uniti)». (Pasquale di Sena, Avvenire.it 08.01.26).

Questo nuovo mondo che si vorrebbe costruire, nasce in un momento nel quale l’umanità ha raggiunto traguardi straordinari di tecnologia, di benessere e di civiltà - almeno in Occidente -. Qualcuno ha però giustamente definito questo nostro tempo «un’epoca di chiaroscuri: di luci accecanti e di ombre sottili».

Infatti, se da una parte possiamo ammirare con una certa soddisfazione il progresso compiuto, dall’altra notiamo il vuoto assoluto. Forse mai come oggi la terra è attraversata da nuove forme di miseria, di disuguaglianza e di crudeltà. Padre Alex Zanotelli, nell’incontro tenutosi a Rabbi il giorno 5 gennaio, ha messo in evidenza come miliardi di persone vivono con due dollari al giorno, mentre poche persone, una decisa minoranza, (il 10 per cento), deve “accontentarsi” del 90% delle risorse del pianeta.

Tragico è poi assistere al presidente degli Stati Uniti, la maggior potenza mondiale, che sbeffeggia tutti coloro che mostrano di non condividere quello che dice e quello che fa. Più tragico ancora vedere la gente che ride come fosse a teatro. Citando ancora padre Alex Zanotelli possiamo chiederci: cosa facciamo? Ci arrendiamo al male o cominciamo una civile protesta? È giusto cullarsi nel comodo convincimento che «tanto non possiamo far niente?»  Papa Leone XIV ha descritto con chiarezza il «quadro drammatico che abbiamo di fronte ai nostri occhi» nel mondo. La guerra è tornata di moda e c’è una voglia di combattere dilagante.  Sempre di più si assiste al «coinvolgimento dei civili nelle operazioni militari» con bombardamenti sulla popolazione.

C’è una corsa inarrestabile a «produrre nuove armi sempre più sofisticate, anche mediante il ricorso all’intelligenza artificiale». Anche il linguaggio diventa «un’arma con la quale ingannare o colpire e offendere gli avversari» e dalla riduzione di una «autentica libertà di espressione».

A ciascuno è chiesto, di fronte a una simile situazione, di non rassegnarsi al male, alla violenza, ma di credere alla possibilità della pace impegnandosi quotidianamente là dove vive.