DIMARO FOLGARIDA. Dopo l’appello dell’albergatore di Folgarida Gianni Andreis, anche l’amministrazione comunale di Dimaro Folgarida chiede l’attivazione di un tavolo provinciale per la regolamentazione dello sci alpinista. A sollecitarlo è l’assessore allo sport e turismo Alessandro Fantelli, che nel rivolgersi agli assessori provinciali all’artigianato, commercio, turismo, foreste, caccia e pesca Roberto Failoni e all’urbanistica, energia, trasporti, sport e aree protette Mattia Gottardi nonché alla presidente del Comitato olimpico nazionale italiano (CONI) di Trento Paola Mora, chiedendo “una cornice normativa chiara e omogenea per la pratica dello scialpinismo su pista”.
Lo scialpinismo, sottolinea Fantelli, è ormai una realtà consolidata dello sport trentino: una disciplina con una propria storia, cultura ed etica, cresciuta in modo significativo negli ultimi anni e ulteriormente legittimata dal riconoscimento olimpico. Un’evoluzione che richiede un approccio istituzionale adeguato. Accanto alla dimensione sportiva, c’è infatti una responsabilità pubblica più ampia: promuovere stili di vita sani, incentivare l’attività fisica e favorire pratiche che contribuiscano al benessere individuale e collettivo. In questo senso lo scialpinismo rappresenta allenamento, resistenza, attività all’aria aperta ed educazione alla responsabilità.
Ma perché consentirlo anche sulle piste battute, quando la sua espressione più autentica è in ambiente naturale? L’assessore spiega che la pratica richiede preparazione costante sotto il profilo fisico, tecnico e aerobico. Allenamento che spesso viene svolto proprio in pista, in orari compatibili con il lavoro, come attività di resistenza e potenziamento in vista delle uscite in ambiente non controllato. L’utilizzo delle piste diventa quindi uno strumento funzionale e propedeutico.
“Nonostante questa evoluzione – sottolinea l’assessore - la disciplina non dispone ancora di una regolamentazione chiara all’interno delle aree sciistiche”.
La responsabilità primaria in materia di sicurezza ricade sui gestori degli impianti e, in caso di infortunio, anche fuori dall’orario di apertura, possono configurarsi profili di responsabilità civile e penale. Un quadro che induce le società impiantistiche ad adottare scelte prudenti e restrittive. Dopo la chiusura degli impianti, sulle piste si svolgono operazioni tecniche indispensabili: utilizzo dei mezzi battipista e l’impiego di verricelli con cavi in tensione per interventi in pendenza. Attività che comportano rischi oggettivi e che, in caso di interferenze, possono determinare conseguenze anche molto gravi per l’incolumità delle persone. In tale fase la pista è oggetto di lavorazioni e non è destinata alla fruizione pubblica. In assenza di una disciplina chiara, un eventuale incidente può tradursi in contenziosi rilevanti, anche qualora l’accesso non fosse autorizzato. L’incidente verificatosi nei giorni scorsi, fortunatamente senza esiti fatali, aggiunge Fantelli “deve essere letto come un elemento che sollecita responsabilità istituzionale”. “Episodi di questo tipo non devono irrigidire le posizioni, ma spingerci a costruire soluzioni strutturate – conclude l’assessore - Il divieto generalizzato rischia di generare comportamenti non regolati e quindi meno controllabili; una gestione programmata e condivisa può invece contribuire concretamente alla prevenzione e alla sicurezza complessiva”.
Va inoltre considerato il profilo sociale della questione. In assenza di soluzioni chiare e condivise, il rischio è quello di alimentare un sentimento di crescente contrapposizione tra comunità locale e sistema turistico. Se le istanze dei residenti non trovano risposte strutturate, può diffondersi la percezione che l’accesso alla montagna venga progressivamente subordinato a logiche esclusivamente economiche o gestionali, con conseguente irrigidimento del rapporto tra chi vive il territorio e chi ne trae legittimo beneficio imprenditoriale.
Alla luce di quanto sopra, ritengo opportuno promuovere l’attivazione di un tavolo provinciale che coinvolga associazioni sportive e rappresentanti degli scialpinisti, Comuni, Provincia, società di gestione degli impianti, proprietari dei terreni, rappresentanti del soccorso alpino, rifugisti e operatori economici del territorio.
L’obiettivo dovrà essere quello di pervenire a una disciplina provinciale che consenta, in modo chiaro e regolamentato, l’utilizzo delle piste da sci in determinate giornate e fasce orarie, garantendo condizioni di sicurezza definite e prevenendo interferenze con le operazioni tecniche di battitura e manutenzione. Una normativa di questo tipo dovrà al contempo tutelare le società impiantistiche da responsabilità improprie al di fuori degli orari consentiti e assicurare ai residenti la possibilità di fruire in modo ordinato e responsabile del proprio territorio.
Solo una cornice normativa definita a livello provinciale potrà consentire una collaborazione effettiva tra tutti i soggetti coinvolti, tutelando chi gestisce le infrastrutture e garantendo al contempo una pratica ordinata e sicura.
Una programmazione condivisa potrebbe inoltre generare ricadute positive per il territorio, favorendo aperture programmate dei rifugi e rafforzando un’offerta sportiva e turistica integrata.
La montagna trentina ha sempre dimostrato capacità di visione e responsabilità. È tempo di affrontare questa tematica con un approccio strutturale, mettendo al centro soluzioni normative chiare e condivise.
Confidando nella Vostra attenzione e disponibilità ad avviare un percorso comune, resto a disposizione per ogni approfondimento e porgo i miei più cordiali saluti.

