Cronaca Val di Non

Cles si ferma per ricordare

In piazza la comunità si è raccolta per la Giornata della Memoria e dell’Impegno

CLES. C’è stato un momento, sabato 28 marzo a Cles, in cui il silenzio della piazza si è fatto più denso. È accaduto quando, in collegamento telefonico dalla Locride, la voce emozionata di Donatella Catalano, madre di Gianluca Congiusta, ha attraversato la Val di Non come un filo teso tra due Italie: quella ferita e quella che non vuole voltarsi dall’altra parte. Suo figlio, giovane imprenditore di Siderno, fu assassinato dalla ’Ndrangheta il 24 maggio 2005, a soli 32 anni, per essersi rifiutato di pagare il pizzo. Le sue parole hanno dato un volto, una storia, una famiglia ai 1117 nomi delle vittime innocenti delle mafie letti quella mattina davanti al Palazzo Assessorile.

Un elenco lungo, quasi interminabile, che ha scandito la cerimonia promossa dalla sindaca Stella Menapace insieme al Presidio LIBERA Valli del Noce “Ilaria Alpi e Miran Hrovatin”. Una mattina luminosa, di sole e di partecipazione, in cui la comunità si è raccolta per dire che la memoria non è un rito, ma un impegno.

In apertura, le parole della sindaca e quelle di don Luigi Ciotti, lette da Marco Luchi, referente del Presidio. Parole pronunciate a Torino il 21 marzo, nella XXXII Giornata della Memoria e dell’Impegno:

“La verità è un diritto: il diritto di sapere, di non essere ingannati… Se abbiamo le mani pulite ma le teniamo in tasca, siamo complici dell’indifferenza”.

Un monito che ha attraversato la piazza come una corrente: la Costituzione, ricordava Ciotti, deve diventare “carne viva, pane quotidiano”.

Poi, la lettura dei nomi. A turno, amministratori pubblici e del mondo economico – tra cui il presidente della Cassa Rurale Val di Non Rotaliana e Giovo Silvio Mucchi – forze dell’ordine, studenti dell’Istituto Pilati e del Liceo Russell, docenti, magistrati, rappresentanti delle associazioni, cittadini di ogni età. C’era il comandante della Stazione dei Carabinieri di Cles, maresciallo luogotenente Michele Olivo, gli agenti della Polizia di Stato, la Guardia di Finanza con il sottotenente Massimiliano Mele.

C’erano ragazzi come Claudio Pecoraino dell’Udu Trento, e c’erano adulti che hanno voluto esserci per testimoniare una scelta di campo.

A rendere ancora più intensa la lettura, la musica: la tastiera di Alberto Nicolodi e il flauto di pan di Carlo Martini hanno accompagnato la voce di chi pronunciava quei nomi, trasformando la piazza in un luogo sospeso, dove la memoria diventava presenza.

In chiusura, l’intervento della coordinatrice regionale di LIBERA, Chiara Simoncelli, che ha ricordato come la memoria viva nelle scelte quotidiane, nei gesti che rompono la zona grigia dell’indifferenza. E ha riportato le parole di Paolo Borsellino, pronunciate pochi giorni prima della sua morte: la necessità di “un movimento culturale che abitui tutti a sentire la bellezza del fresco profumo della libertà che si oppone al puzzo del compromesso morale”.


CLES. C’è stato un momento, sabato 28 marzo a Cles, in cui il silenzio della piazza si è fatto più denso. È accaduto quando, in collegamento telefonico dalla Locride, la voce emozionata di Donatella Catalano, madre di Gianluca Congiusta, ha attraversato la Val di Non come un filo teso tra due Italie: quella ferita e quella che non vuole voltarsi dall’altra parte. Suo figlio, giovane imprenditore di Siderno, fu assassinato dalla ’Ndrangheta il 24 maggio 2005, a soli 32 anni, per essersi rifiutato di pagare il pizzo. Le sue parole hanno dato un volto, una storia, una famiglia ai 1117 nomi delle vittime innocenti delle mafie letti quella mattina davanti al Palazzo Assessorile.

Un elenco lungo, quasi interminabile, che ha scandito la cerimonia promossa dalla sindaca Stella Menapace insieme al Presidio LIBERA Valli del Noce “Ilaria Alpi e Miran Hrovatin”. Una mattina luminosa, di sole e di partecipazione, in cui la comunità si è raccolta per dire che la memoria non è un rito, ma un impegno.

In apertura, le parole della sindaca e quelle di don Luigi Ciotti, lette da Marco Luchi, referente del Presidio.

Parole pronunciate a Torino il 21 marzo, nella XXXII Giornata della Memoria e dell’Impegno:

“La verità è un diritto: il diritto di sapere, di non essere ingannati… Se abbiamo le mani pulite ma le teniamo in tasca, siamo complici dell’indifferenza”.

Un monito che ha attraversato la piazza come una corrente: la Costituzione, ricordava Ciotti, deve diventare “carne viva, pane quotidiano”.

Poi, la lettura dei nomi. A turno, amministratori pubblici e del mondo economico – tra cui il presidente della Cassa Rurale Val di Non Rotaliana e Giovo Silvio Mucchi – forze dell’ordine, studenti dell’Istituto Pilati e del Liceo Russell, docenti, magistrati, rappresentanti delle associazioni, cittadini di ogni età. C’era il comandante della Stazione dei Carabinieri di Cles, maresciallo luogotenente Michele Olivo, gli agenti della Polizia di Stato, la Guardia di Finanza con il sottotenente Massimiliano Mele. C’erano ragazzi come Claudio Pecoraino dell’Udu Trento, e c’erano adulti che hanno voluto esserci per testimoniare una scelta di campo.

A rendere ancora più intensa la lettura, la musica: la tastiera di Alberto Nicolodi e il flauto di pan di Carlo Martini hanno accompagnato la voce di chi pronunciava quei nomi, trasformando la piazza in un luogo sospeso, dove la memoria diventava presenza.

In chiusura, l’intervento della coordinatrice regionale di LIBERA, Chiara Simoncelli, che ha ricordato come la memoria viva nelle scelte quotidiane, nei gesti che rompono la zona grigia dell’indifferenza. E ha riportato le parole di Paolo Borsellino, pronunciate pochi giorni prima della sua morte: la necessità di “un movimento culturale che abitui tutti a sentire la bellezza del fresco profumo della libertà che si oppone al puzzo del compromesso morale”.