TRENTO. Crisi climatica protagonista del convegno promosso a Trento dalla Federazione Italiana Settimanali Cattolici (FISC), organizzato dal settimanale Vita Trentina in occasione del suo centesimo anniversario. Al centro del convegno, i compiti di giornalisti e testate cattoliche locali di fronte alla crisi ambientale globale e agli eventi climatici estremi. A fare da guida a quest’impegno, dopo dieci anni, è ancora l’enciclica di papa Francesco, la Laudato si’.
“La Laudato si’ non è stato genericamente un manifesto verde, è stata una chiamata all’azione”, ha esordito monsignor Domenico Pompili, vescovo di Verona, nel suo intervento, introdotto dalla vicepresidente della Fisc Chiara Genisio. Per Pompili, “il fatto che il tema ambientale non sia più in prima pagina non deve sorprenderci. In prima pagina, in questo momento, ci sono le guerre. Ma per quali ragioni si fanno le guerre, se non per ragioni legate alla ricerca di terre rare o di particolari minerali che ci riconducono al nostro punto di partenza, cioè al nostro rapporto con la Terra? Tutto è profondamente interconnesso”.
In questo contesto, “la comunicazione non deve essere solo trasparente, con dati certificati”, ha aggiunto monsignor Pompili. “Sappiamo bene che anche sul tema dell’ambiente si contrappongono due narrazioni: una comunicazione negazionista, che anche di fronte all’evidenza continua a insistere nel ritenere che si tratti di un falso allarme, e una comunicazione di segno opposto, che potremmo definire ‘terrorista’, che non riesce a risvegliare le coscienze e a toccare i cuori. Dobbiamo ripartire da convinzioni più profonde, che sono lo sfondo ultimo della riflessione di papa Francesco, per il quale oggi c’è bisogno non semplicemente di più tecnologia, ma di più contemplazione. Mi sembra che questo sia il primo dato offerto dalla Laudato si’, che ci risveglia alla realtà”.
“L’evidenza termica è l’evidenza che tutti citiamo, e sulla quale non c’è alcun dubbio. La temperatura globale, a partire dagli anni Cinquanta del secolo scorso, schizza in alto”, ha spiegato il direttore del Muse Massimo Bernardi. I cambiamenti in atto, ha aggiunto, rappresentano “una grande e spaesante rivoluzione cognitiva, oltre che una trasformazione sociale e dei sistemi biotici”.
Fondamentale è il tema della comunicazione scientifica. “Sono circa 70 anni che sappiamo come stanno andando le cose e non siamo riusciti a spiegarci. Evidentemente c’è un vulnus nella comunicazione scientifica. Stiamo fallendo, come scienziati, e quindi abbiamo bisogno che qualcuno ci aiuti”, ha affermato il direttore del Muse. “Non abbiamo una soluzione per risolvere la crisi climatica. Abbiamo tante soluzioni. Soluzioni tecniche, soluzioni basate sulla scienza, soluzioni politiche e poi ovviamente culturali. Dal mio punto di vista sono due le leve su cui possiamo lavorare con la cultura: da un lato l’efficacia della scienza, il cui metodo è rodato, e che ci aiuta ad andare contro le falsità; dall’altra parte c’è la necessità di quella che papa Francesco chiama ‘ecologia integrale’, che viene chiamata anche ‘ecologia profonda’, che ci permette di sospingere la cura e di reagire all’indifferenza”.

