Forse i cardinali si sono sbagliati a votare Prevost papa, che ha assunto il nome di Leone XIV, e dall’otto maggio 2025 è il duecento sessantasettesimo successore di Pietro alla guida della Chiesa cattolica. Si sono sbagliati perché si sono consultati (così dice la tradizione), pregando, con lo Spirito santo. Ma in quel momento era distratto o era in ferie. A ricordarlo a tutti è un certo Presidente che, con l’intelligenza artificiale, ha diffuso la sua immagine: vestito da Gesù Cristo che sta guarendo un malato o resuscitando un morto. Tutto improbabile, anzi tutto falso. Certamente più veri sono gli aerei da guerra che si vedono sfrecciare sullo sfondo. Anche i messaggi di papa Leone sono incomprensibili, chiarisce il medesimo presidente, mancano di buon senso: è contro le armi nucleari, non perde occasione per condannare la guerra, soprattutto predica il Vangelo! E poi, il papa manca di gratitudine: non potrebbe svolgere la sua missione di capo della chiesa senza il suo consenso. A Leone XIV non interessa dibattere con Trump. Lo ha chiarito nella conferenza stampa sull’aereo che lo portava in Camerun: «Si è diffusa una certa narrativa non del tutto accurata – dice – a causa della situazione politica che si è venuta a creare nel primo giorno del viaggio per le dichiarazioni del presidente degli Stati Uniti sul mio conto.
Molto di ciò che è stato scritto non è altro che un commento su commento, per interpretare quanto è stato detto». E cita un esempio: il suo intervento all’incontro per la pace a Bamenda, nella terra della guerra civile in Camerun, dove aveva denunciato un mondo «distrutto da un manipolo di tiranni». «Il discorso – racconta Leone XIV in aereo – era stato preparato due settimane fa, ben prima che il presidente diffondesse i commenti su di me e sul messaggio di pace che sto portando avanti». Questo della pace è il messaggio evangelico di Cristo risorto. E sarebbe quantomeno strano che un Papa lo scordasse. Si leggano discorsi ed encicliche del Novecento e si scoprirà che la guerra è sempre definita come intollerabile avventura senza ritorno. Anche affermazioni forti che descrivono il mondo guidato da un manipolo di tiranni e affamato di giustizia e del pane di chi si ingozza, non mi sembrano scontrarsi con qualche parola di Gesù. Nel frattempo Trump decide di tagliare i fondi agli enti cattolici in Florida con la motivazione che è tempo di smetterla di aiutare i migranti. (Sarà anche questo scritto nel Vangelo?) Il problema è che tutti gli autocrati o aspiranti tali si sentono investiti di una missione salvifica. Succedeva così anche negli anni 70, quando in America Latina persino i colpi di stato reazionari venivano giustificati con la necessità di difendere la civiltà cristiana occidentale.
Nemmeno Putin è diverso con la sua visione tradizionalista e vetero-imperiale dell’ortodossia. «In un inquietante quanto anacronistico riavvolgimento del nastro della storia, sembra che ritorni sulla scena politica la lotta per le investiture, quando i sovrani pretendevano di nominare i vescovi e persino i papi. Oggi non di nomine si tratta…, ma di politica estera (la pace o la guerra) e politiche sociali e libertà civili (i migranti considerati come “spazzatura” e nemici da espellere, la repressione del dissenso, l’accanimento contro la cultura e gli intellettuali non allineati)». (Pasquale Ferrara, Avvenire 18 aprile 2026) Prevost, come il suo predecessore Bergoglio, dimostra di sapersi assumere le sue responsabilità è un Papa di posizioni talvolta coraggiose e forse anche poco diplomatiche. Vanno al di là della tradizionale prudenza vaticana, ma si coniugano perfettamente con ciò che viene chiamata “parresia”, cioè quella virtù «che mira a coniugare la tradizionale prudenza vaticana con la chiarezza della denuncia, senza timori reverenziali». (P. Ferrara, cit.)

