Cronaca Trento

Maltrattamenti, per i familiari difficile a volte il confronto con le RSA

Dalle esperienze dei familiari emergono realtà opposte: accoglienza e qualità da un lato, silenzi e abusi dall’altro

Maltrattamenti, per i familiari difficile a volte il confronto con le RSA

TRENTO. La notizia dell’apertura di un fascicolo d’indagine da parte della Procura di Trento, a seguito dell’esposto presentato dalla consigliera Parolari sui presunti maltrattamenti presso l’APSP Anaunia di Taio, nel comune di Predaia, ha suscitato profondo sconcerto. A esprimerlo è l’Associazione Familiari RSA_Unite A.P.S., che, pur evitando di entrare nel merito di “una vicenda dai contorni ancora da chiarire, auspica un accertamento rapido, chiaro e trasparente dei fatti”.

L’Associazione ritiene tuttavia importante ampliare lo sguardo oltre il singolo episodio, riportando al centro dell’attenzione pubblica un tema tanto delicato quanto frequentemente sottovalutato: quello del maltrattamento nelle RSA. Attraverso il contatto costante con i familiari delle persone residenti – molti dei quali aderenti all’organizzazione – emerge infatti una realtà composita.

Accanto a testimonianze positive, che descrivono strutture attente al rispetto dei diritti, della dignità e dell’autodeterminazione degli ospiti, nonché caratterizzate da un clima lavorativo equilibrato e da un dialogo costruttivo con le famiglie, si affiancano racconti segnati da sofferenza come evidenzia nel comunicato stampa la presidente Giordana Gabrielli: “Vengono segnalati episodi di grave maltrattamento, ma anche forme più sottili e diffuse di abuso: comportamenti umilianti, offese, incuria e negligenza che, pur non sempre animati da intenzionalità lesiva, producono effetti profondi in termini di frustrazione, sofferenza e perdita di autostima”.

Particolarmente critica, sottolinea, risulta la gestione delle segnalazioni.

I familiari che si rivolgono alle direzioni delle strutture raramente trovano ascolto, accoglienza e adeguata tutela. In molti casi prevale il silenzio, dettato dal timore – spesso fondato – di ritorsioni, dalla difficoltà di dimostrare o documentare eventuali abusi e dalla consapevolezza della condizione di dipendenza dalla struttura, che impone di preservare un equilibrio relazionale già fragile.

Un ulteriore elemento di preoccupazione riguarda la riduzione degli orari di visita, adottata da circa metà delle RSA trentine. Una scelta che l’Associazione contesta, ritenendola lesiva di un diritto fondamentale e capace di incidere negativamente sulla qualità della vita dei residenti. Le RSA aperte, viene sottolineato, favoriscono relazioni affettive e amicali stabili, elementi essenziali per il benessere delle persone.

Inoltre, la presenza dei familiari rappresenta un importante fattore di prevenzione rispetto ai maltrattamenti, in quanto consente un maggiore controllo delle condizioni degli ospiti e disincentiva comportamenti inappropriati.

Da qui l’appello rivolto alle istituzioni e ai dirigenti delle strutture, affinché venga adottato uno sguardo più attento e responsabile su un tema di tale rilevanza. In particolare, viene richiesta maggiore trasparenza nei confronti dei familiari e dei loro rappresentanti, con riferimento ai modelli organizzativi, alle strategie di prevenzione, ai programmi di formazione sul tema del maltrattamento e alla loro effettiva efficacia.