Cronaca Altro

Essere credenti nelle sfide di oggi

Ha ancora senso credere in Dio? Una domanda provocatoria nella riflessione domenicale di don Renato Pellegrini

Essere credenti nelle sfide di oggi

VALLI DEL NOCE. Ha ancora un senso credere in Dio? So che è una domanda provocatoria, ma credo fermamente che quantomeno siano molti ad avere un’immagine di Dio sbagliata, e quindi anche un’immagine sbagliata dell’umanità e del mondo. Come mai si è giunti a questo?

Alla guida ci sono stati pastori incapaci di rispondere alle domande, alle legittime aspirazioni e alle sofferenze di tanta gente. Giovanni Paolo II e Ratzinger con la loro “coerenza invincibile”, hanno bloccato ogni dibattito nella chiesa. Basti pensare ad esempio a quanto chiesto dai vescovi della Germania sulla comunione ai divorziati risposati. Era impensabile sostenere, come qualche prete faceva anche da noi, che i sacramenti non sono per persone senza peccato, non sono stati istituiti per i perfetti, per i sani, ma per i malati. Convinzione che era già di Gesù: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati» (Mt 9,12).

Facciamo tutti fatica a capire che il nostro Dio è Colui che ricomincia sempre, che non chiude mai nessuna strada per coloro che vogliono vivere in pienezza, serenamente, cercando una soluzione per i momenti difficili.

Dio è accanto a tutti, non solo a chi noi consideriamo “normali”. Penso agli omosessuali. La congregazione per la dottrina della fede ha scritto un documento in cui dice che vanno rispettati nella vita civile. Per quanto riguarda la Chiesa, invece, il loro volersi bene è contro natura.

Papa Francesco ha cercato di cambiare questo modo di pensare. Non ha scritto documenti, ma con qualche nota, con parole e con atteggiamenti, ha indicato strade diverse, ha aperto qualche porta. E’ bene lasciare solo a Dio il giudizio. Ancora vorrei chiedere: il popolo di Dio è pronto ad accogliere il diaconato delle donne, se non proprio il sacerdozio? Il laicato cattolico anche su questa possibilità è spaccato.

Per ora dobbiamo guardare alle scelte di Francesco, che ha nominato le donne in posti chiave della curia romana: una novità assoluta. Papa Leone non ha ceduto alle richieste dei conservatori, e dunque rimane la comunione ai divorziati risposati e anche la benedizione alle coppie omosessuali. Per ora non è intenzione di Prevost cambiare.

Infine c’è il problema legato agli stranieri, agli immigrati. La dottrina sociale della chiesa pare non essere conosciuta. O forse non la si vuol conoscere.

Non insegna il buonismo e cose simili, come qualcuno si ostina a credere: insegna ed invita a trattare tutti con umanità, a guardare al dolore di tutti, a cercare insieme quella soluzione che non crei nuovi schiavi. E che dire del fine vita? Forse rimane tra i principi non negoziabili, e dunque senza alcuna risposta e possibilità di ricerca. Voglio accennare prima di concludere alla situazione dei giovani nella Chiesa.

Pare che quanto la chiesa dice a loro interessi sempre meno. Ma non è un problema soltanto italiano: i giovani dai 16 ai 34 anni che frequentano sono il 10%, e pare aumentino dopo questa età, in Francia sono il 3-4% e il 5- 6% in Germania. Essere cattolici che seguono l’esempio di Gesù o non esserlo, spetta dunque oggi più che mai ai singoli individui, se vogliono cominciare a testimoniare la loro fede.