Ratzinger, dopo il Concilio Vaticano II, pronunciò una frase, una specie di profezia che divenne famosa e che anch’io ho citato qualche volta. Disse che la Chiesa sarebbe diventata una piccola minoranza, probabilmente una minoranza “significativa ed efficace”. Ci si immaginava che sorgessero comunità capaci di rinnovarsi e di portare autentiche conversioni nelle situazioni umane. C’era molto ottimismo accompagnato da qualche illusione. Bastava che la Chiesa diventasse umile e povera per ripartire dai suoi inizi. Era questo un modo di pensare molto diffuso, era l’utopia che faceva sperare e camminare. Ci si auspicava che la Chiesa avrebbe fattoi a meno delle alleanze col potere, spogliandosi anche di molti beni. Quello che si è avverato della profezia del futuro papa Benedetto è sotto gli occhi di tutti. I credenti sono diminuiti di molto, Almeno quelli che vengono indicati come “credenti praticanti”. Le chiese si sono svuotate o quasi. Addirittura molti edifici di culto sono ora chiusi, abbandonati, venduti. Da luoghi di preghiera si sono trasformati in biblioteche o supermercati. Oppure sono usati da religioni non cattoliche. In Trentino il numero dei parroci sta diminuendo velocemente, l’età media è oltre i settata anni, le suore sono pressoché sparite, i farti chiudono un convento dopo l’altro… Quando mi fermo a parlare con molte persone, siano uomini che donne, magari lungo la strada o in un bar, mi sento ripetere come un ritornello: «Mah… io in chiesa non ci vado...». Per ora la chiesa sognata da Ratzinger, spirituale e coerente con le parole di Gesù, non appare affatto.
Non c’è più il tempo della cristianità e c’è chi pensa che questo tempo di crisi sia un’occasione preziosa per una rinascita spirituale. In verità, a me pare, questo sia un atteggiamento consolatorio: non riuscendo a imprimere una svolta, ci si adagia sulla propria impotenza. Il Concilio ha certamente tracciato un cammino di riforma serio. Anche questo però dopo sessanta anni pare essersi perso lungo la strada. A parte della gerarchia ha fatto paura ed è stato messo in disparte. Vescovi e preti pensavano che quanto proposto non sarebbe stato capito e in molti si sarebbero allontanati. In altre parole più che a una seria testimonianza si + guardato ai numeri, a rimanere numerosi anche se solo formalmente cristiani. Ma nemmeno questo è andato per il verso giusto. Non si è fatto nulla per dare maggiore responsabilità ai fedeli. Si è continuato e si continua a credere che solo l’ordine sacro dà un vero potere. Ultimamente abbiamo scoperto che solo chi è consacrato dal vescovo può predicare. Se mi si chiede un commento a quest’ultima decisione, mi vien da sbottare che l’assurdo non ha limiti per certi dicasteri vaticani. Ancora potremmo chiederci: si è fatto qualcosa per la vita di preghiera dei fedeli? Ho trovato una splendida risposta in ciò che dice Enzo Bianchi: «... non si è fatto nulla. Di fatto la si è impoverita e si mantiene una grave contraddizione: basti sentire i canti che il popolo di Dio continua a fare, vedere le processioni sempre più dotate di bizzarre invenzioni e creazioni, per notare una contraddizione tra la liturgia voluta dal Concilio e la preghiera della comunità cristiana» E conclude: « Si disprezza il rito, il Vetus Ordo (il modo di celebrare preconciliare) mantenuto dai tradizionalisti fino a volerli escludere dalla comunione cattolica e si tollerano e si promuovono processioni – vere e proprie eredità delle processioni celebrate dai fenici che portavano su carri o sulle spalle i loro dèi – con canti e invocazioni più pagane che ispirate dal Vangelo».
Il recente Sinodo ha chiesto che si mettesse mano a una traduzione comprendibile delle preghiere del messale, perchè oggi si ascoltano ma non si capiscono. Inoltre viviamo in un tempo di divisione non soltanto tra gli stati, ma anche nella Chiesa cattolica. Lo scisma è diventato realtà. In Italia non sono molti i cristiani tradizionalisti. Ma in altri Paesi la loro presenza s’impone. In Francia assicurano un certo risveglio della fede e molti giovani non si vergognano del Vangelo. Dovremmo ripartire probabilmente da una seria riforma liturgica, che un certo numero di vescovi coraggiosamente auspica: «sarà un’occasione per rinnovare la comunità cristiana che celebra il grande mistero della sua identità: essere corpo di Cristo!» (Enzo Bianchi: Vita pastorale, luglio 2026) Questo potrà forse avvenire dopo una lunga attesa. Nel frattempo è necessario e urgente scoprire e vivere l’altro come immagine di Dio.

