Cronaca Val di Sole

Punta San Matteo: trova un telefono da campo della Grande guerra ma...

La vicenda è stata raccontata da Mattia Cavallar di Rabbi su Facebook

Punta San Matteo: trova un telefono da campo della Grande guerra ma...

PEIO. Ritrova un telefono da campo italiano sul San Matteo, lo nasconde, avvisa le autorità ma la mattina dopo non lo trova più: questa è la storia che Mattia Cavallar, di Rabbi, vigile del fuoco volontario e soccorritore alpino, ha raccontato sulla propria pagina Facebook:

“Scrivo queste righe per lanciare un messaggio che spero venga compreso, magari alle persone interessate. Meno di due giorni fa, sul ghiacciaio del San Matteo, ho fatto un ritrovamento che per tutti noi aveva un valore importante. Dal ghiaccio è riemersa una cassa/batterie a zaino per un telefono da campo italiano della Prima Guerra Mondiale. Un reperto abbastanza raro, perché trovato sul campo e conservato in condizioni eccezionali dopo oltre cent'anni. Vista l'importanza del ritrovamento e il peso della cassa (circa 20-30 kg piena di ghiaccio), l'ho messa temporaneamente in sicurezza in un punto nascosto sempre al fresco nel ghiaccio. Nel frattempo mi sono subito attivato per contattare i vari musei e organizzare il recupero, anche con l'elicottero, affinché quel reperto potesse essere conservato, studiato ed esposto a tutti.

Questa mattina, sono saliti per il recupero, e la cassa era sparita, nonostante sia stata nascosta in un posto sicuro. Non so cosa sia successo. Magari qualcuno mi ha visto mentre la mettevo al sicuro, oppure qualcuno l'ha trovata per caso. Non voglio fare polemica. Quello che mi fa più male è pensare che un pezzo di storia, forse appartenuto agli uomini del capitano Arnaldo Berni, possa non essere più patrimonio di tutti, ma di un singolo. Quel ghiacciaio non è solo una montagna: è un luogo della memoria, dove tanti ragazzi e uomini hanno perso la vita. Per questo merita il massimo rispetto.

I reperti che riaffiorano dal ghiaccio non sono trofei da portare a casa né oggetti da tenere in una collezione privata. Sono testimonianze della nostra storia e, quando possibile, dovrebbero essere conservati nei musei o lasciati in loco, per poter essere studiati e soprattutto tramandati. Questa esperienza mi ha insegnato una cosa: la prossima volta mi attiverò subito! con le autorità competenti per ottenere le autorizzazioni necessarie, recuperare il reperto nell'arco della giornata e consegnarlo direttamente a chi di dovere, sabato durante il ritrovamento eravamo sotto il maltempo e in quel momento e non ho potuto farlo.

.. Perché la storia non appartiene al singolo ma appartiene a tutti noi...

Una precisazione: il ritrovamento è stato fatto sabato, ma ho scelto di pubblicare alcune foto solo domenica dopo le 18 circa, perché sapevo che il recupero era già stato organizzato per il lunedì mattina. Inoltre, il reperto non si trovava lungo l'itinerario descritto nella mia relazione: per raggiungerlo era necessario scendere per parecchi metri in una direzione completamente diversa e poi risalire sul percorso principale. Per questo ritengo improbabile che qualcuno lo abbia trovato seguendo semplicemente il mio post. Purtroppo, considerando che il lunedì mattina non era più sul posto, credo che sia stato prelevato già tra il pomeriggio di sabato e la giornata di domenica”.