Cronaca Val di Sole

APPM, 50 anni al fianco dei giovani: ‘Insieme costruiamo il futuro’

Malé ospita una tappa dei festeggiamenti dell’Associazione Provinciale per i Minori, tra bilanci, nuovi bisogni e prospettive. In Val di Sole una presenza che dura da 28 anni con il Progetto Giovani

MALÉ. Cinquant’anni di storia, di persone, di relazioni e di comunità. Un anniversario che APPM ha scelto di celebrare là dove, in questi cinque decenni, ha costruito la propria presenza: nei territori e accanto alle persone. Da qui la scelta di una festa itinerante, pensata per incontrare le comunità, condividere il traguardo raggiunto e ribadire una vicinanza che non è soltanto istituzionale, ma nasce da un lavoro quotidiano fatto di ascolto, educazione e relazioni. È in questo percorso che si inserisce la tappa di Malé, dove l’Associazione Provinciale per i Minori è arrivata per celebrare i suoi 50 anni, ma anche per guardare oltre il traguardo, interrogarsi sui bisogni, in continua evoluzione, di giovani e famiglie, rileggere le esperienze maturate e immaginare nuove risposte per il futuro. La giornata di oggi, 25 settembre, nella sala della Comunità della Valle di Sole, ha riunito amministratori, operatori, educatori e rappresentanti dei servizi sociali, mettendo al centro le persone che costituiscono il cuore dell’attività di APPM: i giovani e le loro famiglie, chi quotidianamente lavora nei servizi e le comunità nelle quali l’associazione è presente. Un appuntamento che nel pomeriggio si è trasformato in una vera festa di territorio, con laboratori, momenti musicali e artistici in piazza a Malé. A portare i saluti istituzionali sono stati la sindaca di Malé e assessora al sociale della Comunità della Valle di Sole Barbara Cunaccia (con un messaggio video) e il presidente della Comunità di valle Lorenzo Cicolini. Presenti anche diversi sindaci e assessore alle politiche sociali della valle, la consigliera provinciale Paola Demagri e l’ex presidente della Provincia autonoma di Trento Ugo Rossi.

“Cinquant’anni sono la base per costruire il futuro -ha sottolineato la presidente di APPM Paola Maccani -. Abbiamo lavorato cercando di essere anticipatori dei bisogni dei ragazzi, flessibili nell’articolare le risposte e capaci di progettare tenendo presente l’innovazione”. È proprio l’innovazione uno dei fili conduttori che attraversano la storia dell’associazione.

A ripercorrerla è stato il dirigente generale Paolo Romito, ricordando quel 25 marzo 1976 quando Paolo Cavagnoli e Umberto Fumai intercettarono un bisogno reale dando vita a un’esperienza destinata a svilupparsi e a radicarsi nel tessuto sociale trentino. “Il filo rosso che lega la storia di APPM è l’innovazione, intesa come la cifra attraverso la quale leggiamo la realtà”, ha spiegato Romito. Un’innovazione che, nella prospettiva dell’associazione, non è soltanto ricerca di nuovi strumenti o nuovi servizi, ma capacità di osservare ciò che cambia e costruire risposte adeguate. “L’innovazione diventa passione - ha aggiunto -. Non possiamo intercettare i bisogni se non c’è passione. Le nostre risposte sono risposte di passione».

Una storia lunga mezzo secolo che oggi si traduce in una rete articolata di servizi e professionalità. APPM opera infatti attraverso comunità socio-educative e socio-sanitarie, servizi di pronta accoglienza, appartamenti per l’abitare accompagnato dei neo-maggiorenni, centri territoriali e spazi di aggregazione giovanile. A questa rete si affiancano l’educativa scolastica, lo Spazio Neutro, l’educativa domiciliare e i servizi di conciliazione.

I numeri restituiscono la dimensione di una realtà ormai strutturata e capillare: sono 193 i dipendenti, dei quali 160 educatori, affiancati da operatori socio-sanitari, collaboratori domestici, un’infermiera, operatori notturni e personale amministrativo. Gli educatori scolastici sono 29 e garantiscono complessivamente oltre 540 ore settimanali di attività. Sono invece 25 gli operatori impegnati nello Spazio Neutro e nell’educativa domiciliare, mentre i 19 servizi di conciliazione raggiungono circa 15 mila presenze ogni anno.

Numeri che raccontano una struttura complessa, ma che soprattutto restituiscono la dimensione di un lavoro fatto di relazioni quotidiane, accompagnamento e costruzione di opportunità. Perché dietro ogni servizio ci sono persone e storie, fragilità ma anche possibilità di crescita e di cambiamento.

“Dobbiamo riuscire a creare alternative di senso”, ha ribadito Romito, indicando così una delle sfide che riguardano oggi il lavoro educativo: non limitarsi a intervenire quando il disagio è già emerso, ma contribuire a costruire contesti nei quali ragazze e ragazzi possano trovare occasioni, relazioni e prospettive.

Un approccio che trova una declinazione concreta anche nel lavoro svolto in Val di Sole. Cristina Rizzi, responsabile del Servizio politiche sociali della Comunità della Valle di Sole, ha illustrato come l’attività di APPM venga sviluppata in stretta collaborazione con i servizi sociali del territorio, sottolineando il valore di un modello che guarda alla prevenzione. “Sono 50 anni di un modo di progettare che guarda alla prevenzione”, ha osservato Rizzi, chiarendo che prevenire non significa soltanto intervenire prima che accada un fatto, ma anche lavorare sulla riduzione del rischio e sulla costruzione di fattori protettivi. È in questa prospettiva che si inseriscono le diverse attività realizzate sul territorio valligiano insieme ad APPM, in un lavoro che punta a rafforzare le risorse dei giovani, delle famiglie e della comunità. In Val di Sole, infatti, APPM è presente da 28 anni attraverso la gestione del Progetto Giovani Val di Sole, un’esperienza che nel corso degli anni ha offerto a ragazze e ragazzi occasioni di partecipazione, protagonismo e cittadinanza attiva. A raccontarne il percorso è stato Michele Bezzi, referente del progetto per APPM, che ha ripercorso 28 anni di attività e di esperienze costruite insieme ai ragazzi della valle. Un cammino nel quale uno degli elementi centrali è stato proprio quello di offrire ai giovani la possibilità di essere protagonisti, partecipare e sperimentare concretamente forme di cittadinanza attiva. Ed è forse proprio nella parola “partecipazione” che si può leggere il senso della giornata di Malé. Dopo il momento di confronto della mattina, la celebrazione è uscita dalla sala per incontrare direttamente la comunità, trasformando la piazza in uno spazio aperto di laboratori, musica e creatività.