Cronaca Trento

Caporalato, l’allarme della Flai Cgil: ‘In Trentino il fenomeno è diffuso. Ora serve un’alleanza per fermarlo’

Dalle inchieste nei piccoli frutti alla Valsugana, fino al comparto vitivinicolo: il sindacato parla di una preoccupante escalation. Frapporti: ‘Non siamo di fronte a casi isolati, ma a un sistema che coinvolge territori e settori diversi’

Caporalato, l’allarme della Flai Cgil: ‘In Trentino il fenomeno è diffuso. Ora serve un’alleanza per fermarlo’

TRENTO. Il caporalato in Trentino non rappresenta più un fenomeno sommerso e circoscritto, ma una realtà sempre più estesa che interessa diversi comparti produttivi e vaste aree del territorio provinciale. A sostenerlo è la Flai Cgil del Trentino che, alla luce delle recenti inchieste della magistratura e delle forze dell’ordine, torna a chiedere un’azione comune e coordinata per contrastare una piaga che, secondo il sindacato, mostra segnali di crescente gravità.

“È un fenomeno sul quale lavoriamo da anni e che oggi sta emergendo in tutta la sua dimensione”, afferma il segretario generale della Flai Cgil del Trentino, Juri Frapporti. “Da tempo, grazie al contatto costante con i lavoratori e all’attività di tutela sindacale e legale, denunciamo la diffusione del caporalato sul territorio. Oggi non assistiamo soltanto all’emersione del fenomeno, ma anche a una vera e propria escalation nei reati contestati: dallo sfruttamento lavorativo ai pestaggi, fino ai casi di riduzione in schiavitù”. Le dichiarazioni arrivano all’indomani dell’ennesima operazione che ha riportato il tema al centro dell’attenzione pubblica. Come riferito dai quotidiani locali, una coppia di cittadini nigeriani è stata arrestata mentre i titolari di tre aziende della Valsugana sono stati denunciati. Le accuse, a vario titolo, comprendono sfruttamento della manodopera, riduzione in schiavitù, tratta di persone e maltrattamenti con lesioni.

Un’indagine che si aggiunge a quelle degli ultimi mesi. Solo nelle ultime ore la Guardia di Finanza ha comunicato l’esecuzione di un sequestro preventivo da oltre 384 mila euro nei confronti di un imprenditore operante nel settore della ristorazione, accusato di aver organizzato un consolidato sistema di intermediazione illecita e sfruttamento di lavoratori stranieri, in collaborazione con imprenditori agricoli della Val di Non, sfruttando le procedure di ingresso previste dal cosiddetto decreto flussi.

Pochi giorni prima, il 22 ottobre, le Fiamme Gialle avevano disposto un sequestro preventivo di quasi 791 mila euro nell’ambito di un’inchiesta sul settore dei piccoli frutti che vede coinvolti un imprenditore trentino e cinque collaboratori, indiziati di far parte di un’associazione dedita allo sfruttamento del lavoro e alla truffa. Ancora prima, nel mese di luglio, un altro caso aveva interessato il comparto vitivinicolo.

Secondo Frapporti, proprio queste vicende confermano che non si tratta di episodi isolati. «In tutti questi casi alcuni lavoratori hanno trovato nella Flai Cgil un punto di riferimento per potersi difendere», sottolinea il sindacalista. “L’emersione di queste situazioni può incoraggiare altre persone a denunciare e a prendere consapevolezza dei propri diritti, rivolgendosi al sindacato e alle forze dell’ordine”.

Uno degli aspetti più critici riguarda le difficoltà linguistiche e informative che spesso colpiscono i lavoratori stranieri, rendendoli particolarmente vulnerabili allo sfruttamento.

«La mancata conoscenza dell’italiano diventa molto spesso uno strumento nelle mani dei caporali», osserva Frapporti. «Per questo abbiamo scelto di tradurre le nostre comunicazioni in diverse lingue, tra cui arabo e urdu, così da raggiungere il maggior numero possibile di lavoratori».

Per il sindacato, la risposta al fenomeno non può essere affidata esclusivamente all’azione repressiva. «Mai come oggi è necessario costruire una grande alleanza contro il caporalato», ribadisce il segretario della Flai. «Servono strategie condivise tra organizzazioni sindacali, enti pubblici, associazioni datoriali e quelle imprese che operano correttamente e che rappresentano la parte sana del sistema produttivo».

Un appello che assume un significato particolare in questi giorni, mentre ricorre il decimo anniversario della legge 199 del 2016, il principale strumento normativo italiano per il contrasto al caporalato. Un tema che sarà al centro anche del convegno nazionale promosso dalla Flai Cgil e in programma il prossimo 4 novembre a Roma.

Nel frattempo, le inchieste continuano a far emergere situazioni che, secondo il sindacato, confermano la necessità di mantenere alta l’attenzione. Perché dietro i numeri dei sequestri e dei procedimenti giudiziari ci sono lavoratori spesso invisibili, la cui tutela rappresenta una delle sfide più delicate per il mondo del lavoro e per l’intera società trentina.