Reti ed Etruschi, popoli affini. Sono tanti gli elementi che avvicinano la cultura fiorita tra Fritzens e Sanzeno nella seconda età del ferro e il popolo che abitava tra l’Arno e il Tevere: primo fra tutti la lingua e l’uso dell’alfabeto. Idiomi da ricondurre alla stessa famiglia tirsenica, preindoeuropea, che si separarono prima dell’età del bronzo. Gli stessi storici antichi, come Tito Livio, Plinio il Vecchio e Giustino, avvicinavano questi due popoli, ipotizzando che i Reti altro non fossero che gli etruschi della pianura padana rifugiatisi sulle Alpi dopo l’invasione gallica; una circostanza smentita dalla ricerca odierna, che vede la cultura retica affermarsi autonomamente. I Reti adottarono, a partire dal V secolo avanti Cristo, una variante dell'alfabeto etrusco (detto nord-etrusco) per incidere lamine, vasi e ossa, come testimoniano numerosi ritrovamenti, come per esempio quelli del Monte Ozol. Gli Etruschi stabilitisi in Pianura Padana avevano intensi scambi commerciali con le valli alpine e l'asse dell'Adige era la rotta principale di questi traffici. I Reti assimilarono l'uso di oggetti di lusso, decorazioni in bronzo e pratiche rituali/divinatorie etrusche, reinterpretandole secondo la loro cultura locale. Le testimonianze archeologiche della cultura retica testimoniano questa forte influenza culturale, ben visibile nei reperti esposti al Museo Retico di Sanzeno e il Castello del Buonconsiglio di Trento.
Per questi motivi non è vano segnalare anche da queste pagine due mostre che a Tarquinia (Vt) e Cerveteri (Roma), raccontano straordinariamente la cultura e l’arte etrusca.
A Tarquinia, splendido borgo medievale che vanta un parco archeologico ricco di tombe dipinte, il Museo nazionale valorizza il patrimonio delle tombe dipinte di Tarquinia e Orvieto, approfondendone le peculiarità artistiche e ricostruendo i legami che univano nell’antichità due tra le più importanti città dell’Etruria. “In viaggio nel Regno delle Ombre. La grande pittura funeraria fra Tarquinia e Orvieto”, resterà aperta fino al 15 novembre 2026 al Museo Archeologico Nazionale di Tarquinia. L’esposizione è curata da Vincenzo Bellelli, direttore del Parco Archeologico di Cerveteri e Tarquinia, e da Maria Cristina Tomasetti, restauratrice e conservatrice del PACT.
Quindi a Cerveteri, che oltre al museo detiene uno straordinario parco di vie sacre e tombe monumentali: fino al 31 ottobre 2026 il Museo Archeologico Nazionale Cerite proporrà la mostra “Veder greco in Etruria. Le idrie di Cerveteri”. Il progetto, curato dal direttore Vincenzo Bellelli e da Patrizio Fileri, si avvale della collaborazione di importanti istituzioni museali nazionali e internazionali, tra cui il Louvre, il British Museum, i Musei Vaticani, il Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia e i Musei Capitolini, oltre a numerosi altri enti prestatori italiani.
L’esposizione evidenzia il ruolo di primo piano svolto da Cerveteri durante l’età arcaica e il rapporto con il mondo greco-orientale. Una ricca selezione di ceramiche d’importazione ionica e di manufatti che ne testimoniano l’influenza sulla produzione locale, illustreranno la vivacità degli scambi culturali e artistici. Relazioni con il mondo greco-orientale che emergono chiaramente sia nella decorazione dei vasi sia nelle terrecotte ornamentali impiegate nell’architettura. Nella seconda metà del VI secolo a.C., Cerveteri si affermò come uno dei principali centri di importazione e, al contempo, come luogo di elaborazione e diffusione di nuove tendenze artistiche. Particolare attenzione è dedicata alle hydriai ceretane, contenitori destinati al trasporto dell’acqua che costituiscono una delle produzioni ceramiche più raffinate e rare dell’antichità. Pur caratterizzate da uno stile riconducibile all’ambiente greco-orientale, queste opere sono state rinvenute esclusivamente a Cerveteri. Tra le altre, straordinari i vasi decorati con le storie dell’Odissea (L’accecamento di Polifemo e la fuga dall’antro del ciclope) e le fatiche di Eracle, con Cerbero portato al cospetto di un terrorizzato Euristeo. L’iniziativa promossa dal PACT si svolge con il patrocinio della Regione Lazio, del Comune di Cerveteri, dell’Accademia Nazionale dei Lincei e dell’Istituto Nazionale di Studi Etruschi ed Italici.
