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Fiume Noce: «Vogliamo partecipare alla discussione»

lun 15 feb 2021 11:02 • By: Lorena Stablum

Sul tubo della Val di Non il vicepresidente della FiRaft Fantelli chiede di salvaguardare i molteplici interessi

Partire con un censimento dell’esistente, individuare delle priorità e poi stilare un piano d’azione condiviso con tutti i portatori d’interesse che grazie al fiume Noce vivono, lavorano e si divertono e con chi nel corso d’acqua che attraversa tutta la Val di Sole riconosce un forte elemento identitario. Alessandro Fantelli, vicepresidente della Federazione Italiana Rafting e titolare di un nuovo centro rafting, torna sulla questione legata al lungo tubo che il Consorzio di miglioramento fondiario di secondo grado della Val di Non vuole realizzare a partire dalla Val di Peio per portare l’acqua alle coltivazioni di mele (Qui l'articolo). Ma non lo fa solo a nome di quel comparto turistico nel quale opera ormai da molti anni. Lo fa anche come ex presidente del Parco fluviale Alto Noce, che insieme alle amministrazioni solandre, alla Comunità di Valle e alle Asuc ha contribuito a creare. 

«Il Noce fa parte dell’identità solandra – commenta Fantelli -. Quando si parla della sua acqua, si vanno a toccare sensibilità di diversa natura e che sono cresciute da quando nel 2008 fu fondato il Comitato permanente di salvaguardia del fiume Noce. La terra solandra, i suoi cittadini e le sue cittadine, gli operatori turistici e le amministrazioni hanno già scelto quando hanno deciso di creare il parco fluviale. Sulla risorsa acqua hanno già scelto tra turismo, tutela ambientale, valorizzazione, piste ciclabili e sfruttamento idroelettrico o utilizzo a scopo irriguo.

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Sono perciò molto orgoglioso della posizione presa dai sindaci nell’incontro che hanno avuto con gli assessori provinciali. Credo che si possa parlare di tutto e riflettere sulle proposte - continua Fantelli -. Come operatori ci piacerebbe però poterci sedere al tavolo della discussione con tutti gli altri interlocutori che sul fiume hanno un interesse per vedere se è possibile individuare una soluzione che possa andare bene a tutti, anche se non sempre la soluzione migliore è quella di compromesso. Non è comunque perorando la causa di una sola categoria, seppur legittima e che viene da un settore importante come quello dell’agricoltura, che si fa l’interesse della comunità. Da ex presidente del parco fluviale aggiungo poi che la Val di Sole ha fatto tanto per promuovere una scelta che tutelasse il fiume e mi pare che anche l’Europa e lo stesso Governo che si è appena insediato abbiano definito delle linee guida che vanno verso la salvaguardia dell’ambiente. Uno scavo di quel tipo, che attraversa la valle da cima a fondo, non so come possa essere concepito. In più è ancora aperta tutta la partita legata allo sfruttamento idroelettrico». Un tema quest’ultimo riportato all’attenzione dell’opinione pubblica anche da Luca Scaramella che ha nuovamente invocato l’attuazione di una moratoria in grado di fermare la creazione di nuove centraline per la produzione di energia elettrica (Qui l'articolo).

Fantelli quindi entra nel merito anche del deflusso minimo vitale e dei rilasci di acqua effettuati dalle grandi derivazioni esistenti in Val di Peio. Un aspetto questo particolarmente importante per chi usa il torrente per la navigazione con gommoni, rafting e canoe. «Va valutata anche la quantità di acqua che rimarrebbe nel fiume – aggiunge infatti -. Una quindicina di anni fa, quando ho iniziato a lavorare in questo settore, i rilasci di acqua avvenivano di mattina e durante il giorno, tra le 10 e le 15. Ora tra maggio e settembre, quella che noi chiamiamo l’onda avviene sempre nel tardo pomeriggio, quando rientriamo dall’ultima uscita, o addirittura di notte. Se poi vogliamo soffermarci sulla parte ambientale, ai rilasci d’acqua è poi legato anche il tema dell’hydropeaking che è un fenomeno che per l’ambiente fluviale non è del tutto indifferente. Ecco, credo che per affrontare la questione sia opportuno partire da un censimento di quanto esiste già sul fiume, dalle centraline alle attività a esso connesse, capire quali sono le esigenze e le priorità e poi creare un piano d’azione che però non perori le necessità di una sola categoria». 



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