dom 09 mag 2021 20:05 • By: Alberto Mosca
Da un ospedale psichiatrico e dal suo cimitero nella periferia di Praga riemergono le storie di trentini, nonesi e solandri vittime "collaterali" della Prima guerra mondiale
PRAGA. Una storia dolorosa, che dopo oltre un secolo ritorna alla luce, restituendo un senso di pietà e di dignità a persone sfortunate, travolte dai tempi e condannate al silenzio, all"oblio. Una storia che racconta di 46 trentini, 2 altoatesini e di un cimitero praticamente abbandonato alla periferia a nord di Praga, in Repubblica cèca. In quell"elenco di nomi vi sono anche alcuni nonesi e solandri: internati in manicomi trentini, soprattutto a Pergine, all"indomani dello scoppio delle ostilità tra Italia e Austria-Ungheria, nel 1915, vennero trasferiti in zone interne dell"impero, più sicure, lontane dal fronte, mentre i manicomi come quello della Valsugana venivano adibiti ad alloggi militari in appoggio delle operazioni belliche. Ma non mancano anche dei soldati, probabili reduci degli orrori del fronte orientale. Fu così che il destino portò 5 nonesi e 4 solandri ad essere trasferiti nella clinica psichiatrica di Bohnice, in Repubblica ceca e poi, tra il 1916 e il 1918, ad essere sepolti in una fossa comune nel vicino cimitero di HÅ™bitov. Una storia riportata all"attenzione pubblica da un fotografo e artista trentino, Christian Fogarolli, che nel 2017 in occasione di un progetto creativo si imbatté in questa vicenda, contando per riportarla alla luce sulla collaborazione di Futura Centre for Contemporary Art di Praga, archivio dell"Azienda provinciale per i servizi sanitari di Pergine Valsugana, alcuni storici praghesi e della Fondazione Eleutheria. Una storia che, nelle sue linee generali, nelle settimane scorse è stata raccontata sul Trentino da Fabio Peterlongo.
Partendo dalla ricerca di Fogarolli, navigando in rete sono molti i dettagli che approfondiscono e raccontano la storia di questi nostri convalligiani dimenticati: perfino su Facebook esiste una pagina che raccoglie atti, articoli, fotografie di allora e di oggi.
L"impegno di Fogarolli ha permesso di ridare un nome a quelle persone: nomi riportati su una nuova targa, andata a sostituire quella distrutta e risalente al 1932 che recitava: "A perpetuo ricordo dei 48 alienati trentini in quest"istituto, trasferiti e morti durante l"atroce guerra mondiale e alle cui salme in questo cimitero sepolte mancò il supremo conforto dell"ultimo riposo nel suolo redento della loro patria". Fu quella l"occasione per un momento commemorativo, che coinvolse le autorità cecoslovacche e italiane, celebrato dall"arcivescovo di Praga Karel Boromejský KaÅ¡par e con la presenza del ministro italiano plenipotenziario a Praga Guido Rocco, oltre che di rappresentanze dei comuni di Trento e di Rovereto. Dopo di allora il progressivo abbandono del luogo e della sofferenza patita da tante persone. Alcuni dei quali sono ora restituiti alla storia, alla memoria delle loro comunità di provenienza, alla pietà e al ricordo.
L"esame dei registri di morte (Kniha zemrelych) disponibili online sulla pagina Facebook (https://www.facebook.com/bohnickyhrbitov), restituisce come detto i nomi di 9 persone provenienti dalle valli di Non e Sole. Naturalmente, ogni ulteriore informazione su queste persone sarà più che gradita.